Con Martino Bello siamo in presenza di una nobilissima figura di musicista.

Le lettere e i discorsi che egli ha scritto nel corso della sua vita ci ricordano che, oltre che musicista, direttore di banda e compositore, fu anche uomo di impegno culturale, politico e civile, ma soprattutto uomo di profonda fede religiosa.

Il maestro Bello è nato a Martina Franca il 29 marzo 1899 da Eligio, falegname, e da Angela Muscato, filatrice. Dal 1922 ha vissuto a Crispiano.

Sin da piccolo dimostra di avere predisposizione per la musica e comincia a prendere le prime lezioni da insegnanti privati: fra questi anche il maestro Salvatore Micoli, all’epoca direttore della Banda di Martina Franca. I primi strumenti che impara a suonare sono il clarinetto “piccolo” in Mib e l’oboe.

Entra così a far parte della banda del Micoli. Volendo perfezionarsi nella conoscenza e nella padronanza dell’oboe, ancora giovane si reca a Napoli e si iscrive al Conservatorio di S. Pietro a Maiella dove frequenta le lezioni di un altro insegnante martinese, il maestro Francesco Caramia. Sempre a Napoli affina la sua preparazione in merito alla direzione orchestrale e bandistica.

La sua carriera di direttore di banda e compositore comincia dopo la Prima Guerra Mondiale. Nel 1920 è chiamato dall’Amministrazione Comunale di Crispiano a dirigere il Corpo Musicale di quel paese. Immediatamente il maestro riscuote la simpatia e la stima di tutti.

Nel marzo 1924 assume la direzione artistica del Concerto Bandistico di Ravello (SA), che terrà fino al 1927. Anche in questa cittadina il maestro sa presto guadagnarsi la benevolenza della popolazione. Si racconta che per venire incontro alle richieste dei numerosi turisti tedeschi che a Ravello assistevano ai suoi concerti, il maestro abbia trascritto per banda alcuni brani del Tannhauser di Wagner. In questo modo Bello volle fare onore alla città che anni prima aveva ospitato Wagner, il quale, proprio lì, a Villa Rufolo, trovò elementi di ispirazione per la composizione della scena del giardino incantato dell’atto secondo del Parsifal.

Da Ravello passa nel 1927 alla direzione del Grande Complesso Bandistico di Guardavalle (CT), che guida fino al 1933, e poi a Valledolmo (PA) dal 1934 al 1942.

Con questo ottimo complesso vince nel 1937 il 2° premio e la medaglia d’argento al concorso bandistico a Palermo, in seguito all’esecuzione di una Marcia Sinfonica (Impero Italico), da lui espressamente composta, e della sinfonia de I Vespri Siciliani di Verdi imposta dal bando di concorso. Purtroppo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale interrompe la sua brillante carriera.

Bello è così costretto a trascurare la direzione orchestrale per assumere impegni di lavoro presso diversi enti pubblici.

A Crispiano, dove ha la famiglia, diventerà poi Commissario della Democrazia Cristiana e Segretario dell’Azione Cattolica. Per i suoi meriti artistici e politici viene insignito anche del titolo di Commendatore.

Bello ha dedicato fino a pochi anni fa tutto il tempo alla musica, trascrivendo con mano ferma e grafia elegante e minuta una gran quantità di partiture per media e grande banda, nonostante la sua veneranda età. Bello ha scritto moltissimo: ha realizzato almeno una ventina di trascrizioni, in idonee partiture direzionali per orchestra e banda, di opere liriche e sinfoniche, prediligendo i grandi operisti italiani (Verdi, Bellini, Donizetti, Puccini, Mascagni, Rossini, Giordano); ma nel suo repertorio non mancano i nomi di Wagner, Schubert, Tchaikovsky e Bizet. A testimoniare la grande cultura musicale di questo direttore di banda è la sua biblioteca di circa cento partiture manoscritte e stampate di opere liriche e sinfoniche, in originale o trascritte per banda. Forte di questa conoscenza e dotato di squisita sensibilità di artista, Bello è stato fecondo compositore: è autore di marce, ballate, sinfonie. Ha scritto anche una Messa Solenne per banda e voci e un Oratorio dal titolo “La sanguinosa scena” su testo del suo concittadino Giuseppe Grassi. Il Bello, inoltre, ha composto per la Settimana Santa le marce Quel Lungo Corteo (1950) e Commento Funebre (1976) presentata, quest’ultima, al I Concorso nazionale della Marcia Funebre indetto nell’anno 1977 dalle congreghe del Carmine e dell’Addolorata di Taranto.

Fonte: Mariagrazia Melucci. “Compositori della nostra terra”. Dicembre 1987. Editrice Scorpione Taranto