Storia della città
La storia di Martina Franca raccontata a partire dalle fonti. Ogni fatto rimanda, con numeri in nota, agli eventi della cronologia da cui deriva; ogni evento ha la sua fonte e, dove possibile, il link al testo. Dove le fonti si contraddicono, il racconto lo dice. Le parole difficili sono spiegate nel glossario.
Il Cinquecento
Nel 1507 la città di Martina fu data in feudo a un duca della famiglia Caracciolo: «feudo» vuol dire una terra che il re affida a un signore perché la governi. Accanto al duca c'era l'Università, cioè il comune: i cittadini, con un sindaco e un consiglio che amministravano la città. Nelle carte del Cinquecento molte pagine riguardano le liti sulla terra: su dove finivano i confini con Mottola e con Monopoli, su chi poteva chiudere le terre con i muri o farci pascolare gli animali. Nel 1542 Martina perde un demanio contestato; nel 1566 Martina e altre cinque città comprano insieme la grande Selva di Monopoli, e l'anno dopo il tribunale del Gaona misura le terre; nel 1571 una sentenza decide sui parchi oltre le due miglia dall'abitato; nel 1584 un lodo compone le differenze con il duca Carlo Caracciolo.
Ci sono anche le chiese e la devozione: nel 1518 una statua in pietra di san Martino, nel 1545 la decisione di fondare a Martina un convento di frati Cappuccini, nel 1554 una bolla di papa Giulio III per la Chiesa Maggiore e nel 1581 l'interdetto che l'arcivescovo lancia sulla città. La chiesa di San Martino, con il suo gruppo stabile di sacerdoti, ha il titolo di «Collegiata» datato al 1594, anche se un autore, raccontando il 1554, la chiama già così. Nel 1529, secondo lo storico Giovanni Liuzzi, Martina chiuse le porte ai fanti di Marramaldo; la tradizione racconta invece di san Martino su un cavallo bianco che difende la città. E la città cresce: nel 1593 si contavano 2.033 fuochi, cioè famiglie.
Un duca per Martina
Il 3 gennaio 1507 Martina fu assegnata in feudo, per la prima volta con il titolo di ducato (territorio e titolo), a Petracone III Caracciolo. [1] Era già conte di Buccino dal 1472 e di Caggiano dal 1499. [2] Su come ottenne Martina i racconti divergono: secondo uno la ebbe in cambio della contea di Caggiano [2], secondo un altro dal re Ferdinando il Cattolico in cambio di un debito di 6.000 ducati [3]. Restano due versioni, una accanto all'altra. Secondo l'articolo di Lucrezia Maria Tateo, nel nuovo feudo il duca cercò di consolidare il proprio potere prendendo in appalto, per trecento ducati l'anno, le rendite del fisco regio sul sale: è l'interpretazione dell'autrice. [2] Lo studioso Marinò divide la storia della città in un periodo «demaniale» e uno «ducale»: il secondo comincia con l'infeudamento della città ai Caracciolo, nel 1507. [4]
Confini e pecore
Nel 1509 si definirono i confini tra Martina e Mottola. [5] Per risolvere la vertenza pacificamente, il governatore Antonio de Cardona nominò commissario Geronimo de Muro, che il 7 maggio si recò con il suo tribunale a La Guardiola per ascoltare le parti. [6] Il 14 maggio il consigliere de Muro di Lecce, delegato dallo stesso governatore, emanò la sentenza: veniva ristabilito il vecchio confine del 1359 e nei luoghi nominati furono erette quattro specchie come termini. [7] La causa opponeva Mottola al duca di Martina e all'Università di Martina. [7] Anche con Monopoli i pascoli furono motivo di attrito. Nel dicembre 1510 i cavalcatori dell'Università di Monopoli sequestrarono 617 pecore che il fasanese Giovanni Ferrara teneva al pascolo nella Marina di Monopoli; Ferrara non volle pagare la multa. Liuzzi colloca il fatto fra gli abusi dei martinesi sui pascoli monopolitani. [8] Nel 1514, con il Regno di Napoli passato definitivamente sotto la dominazione spagnola, riprese tra le due università la lite giudiziaria sulla legittimità del possesso del territorio. [9]
L'estate del 1529 e il santo a cavallo
Tra il dicembre 1528 e l'agosto 1529 le azioni militari nei dintorni di Martina furono intense e cruente, per la presenza veneziana a Monopoli. [10] Erano gli anni in cui Francia e Spagna si contendevano il Regno di Napoli. Secondo lo storico Giovanni Liuzzi, il 16 giugno 1529 Martina chiuse le porte ai fanti italiani di Fabrizio Marramaldo: quei soldati non vennero da nemici ma per stanziarsi, e i martinesi, già provati, rifiutarono gli alloggiamenti e organizzarono la resistenza armata. [11] Due giorni dopo il provveditore Giovanni Vitturi scrisse da Monopoli al senato veneziano che il marchese del Vasto, levato il campo da Conversano, aveva sistemato a Martina i fanti italiani rimasti. [12] La tradizione racconta altro: san Martino su un bianco cavallo, alla testa di una schiera di cavalieri, avrebbe difeso Martina contro i Francesi. [13] Una vetrata della basilica ricorda l'assedio dei Cappelletti, che la pagina del Comune di Martina Franca stessa dice leggendario, e Liuzzi lo giudica infondato: per lui i soldati erano fanti italiani di Marramaldo, non cappelletti. [14][11] Nel 1596 Cito de' Citi, primo storico martinese, scrisse il poema «Vita di San Martino», sull'assalto del 16 giugno: per Liuzzi i particolari sono inventati, ma contengono un nucleo di verità. [15]
Una cappella, una statua, le confraternite
Nel 1500 Giovanni, figlio del fu Leone d'Angelino di Martina, fece costruire una cappella nella chiesa di Sant'Antonio da Padova: lo ricorda un'iscrizione sul primo arco a destra. [16] Nel 1518 lo scultore Stefano da Putignano realizzò la statua in pietra policroma del santo patrono, oggi nella nicchia dell'altare maggiore. [17] Nel 1531, secondo il manoscritto Scialpi (molto più tardo dei fatti), la città elesse solennemente sant'Antonio da Padova come secondo protettore, con giuramento del sindaco e degli eletti nella chiesa di Santo Stefano, in memoria di un miracolo. [18] Negli stessi decenni si ricordano le confraternite, associazioni di fedeli legate a una devozione: nel 1531-32 si costituì quella del Sacramento [19], e nel 1535 il domenicano Geronimo Adamo costituì la Confraternita della Vergine del Rosario, con oratorio nel chiostro del convento di San Domenico [20]. Sul Sacramento c'è anche un'altra versione: la pagina del Comune sulla Basilica di San Martino la dice nata insieme alla chiesa, fin dalle origini, e documentata dal 1544. Il 1544 è l'anno da cui risulta documentata, non quello della nascita, che la pagina non data. [21]
I Cappuccini a Santa Maria d'Itria
Nel 1535 padre Pietro Carbotti da Martina passò dagli osservanti ai cappuccini; divenne primo maestro dei novizi della provincia di San Girolamo, nella sede di Rugge, dove morì nel 1559. [22] I Cappuccini erano nati nell'ambito francescano: il movimento era partito intorno al 1525 e nel 1528 la bolla «Religionis zelus» ne aveva approvato la riforma. Nel 1545 a Tricarico si tenne il capitolo provinciale, l'assemblea dei rappresentanti dei conventi pugliesi e lucani, e in quella sede si decise di fondare il convento di Martina. [23][24] Padre Giacomo da Molfetta, eletto vicario, venne a Martina per avviare le pratiche. Quello di Martina fu il sesto convento pugliese dell'Ordine. [24] Il convento di Santa Maria d'Idria è datato 1545-1866. [25] Vicino al convento dei Cappuccini la chiesa di San Donato fu eretta nel 1579, come indica l'iscrizione sull'architrave del portale. [26] Già nel 1587 il convento era luogo di preparazione dei novizi, uno dei primi della provincia, con un padre maestro. [27] Una tela dell'Assunzione, datata 1589, è opera del pittore neretino Donato Antonio d'Orlando e oggi è la pala dell'altare maggiore settecentesco. [28] La nuova e più ampia chiesa fu portata a compimento nel 1590, come dice il millesimo sull'architrave della porta; secondo Liuzzi i lavori potrebbero essere iniziati alcuni anni prima. [29]
Denaro per la Chiesa Maggiore
Nel 1553 il Capitolo di Martina scambiò alcune vigne con palmento, presso Santa Maria de Martina, con un orto fuori le mura: le vigne erano state donate da don Stefano de Sergio per una eddomada, una messa o un servizio religioso da celebrare ogni settimana, e l'atto fu rogato dal notaio Giovanni de Carolis. [30] Nel 1554, con una bolla del 14 luglio, Giulio III permise al Capitolo di procurarsi denaro per riparare la Chiesa Maggiore, e incaricò l'arciprete di Conversano, Scalambrino Tarsia, di verificare l'esigenza della chiesa di San Martino. [31] Ottenuto il consenso, l'8 dicembre 1554 il capitolo, cioè il gruppo dei sacerdoti della chiesa, si radunò nel coro con il vicario foraneo Antonio Marraffa e circa quaranta sacerdoti per alienare beni e finanziare le riparazioni. [32] Il 14 gennaio 1555 fu rogata dal notaio Dario de Palatio una permuta tra il Capitolo e Iacobo de Fumarola, discussa fin dal 1° gennaio. [33] C'è però un dettaglio di nome: nel racconto di Liuzzi sul 1554 la chiesa è già chiamata «Collegiata», mentre il titolo di Collegiata è datato al 1594. [31][32][34] Non sappiamo se la parola fosse nei documenti del 1554 o sia di chi li riassume.
Testamenti, vigne e cappelle
I lasciti e le donazioni di questi decenni mostrano un filo: vigne, una chiusura, un'acqua finivano nelle mani del Capitolo di San Martino. [35][36][37] Il sacerdote Donato Simeone, con testamento rogato dal notaio Dario Palazzo (forse lo stesso Dario de Palatio del 1555) il 25 giugno 1549, fondò un legato: una messa settimanale all'altare di San Martino, gravante sull'acqua di una foggia del Votano dello Pollice. [38] Margarita, vedova di Angelo de Fanello, nel testamento del 1552 donò una chiusura al Capitolo, che poi la vendette a Motolese. [35] La Foggia Grande, posseduta metà dai Semeraro e metà dagli Angelini, fu donata al Capitolo nel 1567 e nel 1568. [36] Un altro filo porta alle vigne di Santa Maria de l'Idria, lo stesso nome del convento dei Cappuccini. Nel 1588 Donato Romanelli le acquistò con atto del notaio Pietro Corrente; erano gravate da un censo e passate di mano in mano. [39] Il 9 gennaio 1592 don Antonio Fullone donò al Capitolo una chiusa di vigne a Santa Maria d'Idria, per istituire una eddomada; l'atto fu rogato dal notaio Pompeo de Angelis. [37] Nel 1598 il canonico di San Martino don Nicola Maria Annese fondò il beneficio della cappella di Santa Maria di Costantinopoli, presso la città. [40]
Arcivescovo, interdetto e Collegiata
Nel 1568 l'arcivescovo di Taranto Marc'Antonio Colonna tenne un sinodo provinciale; un atto del 1595 del Capitolo di Martina, sul diritto di precedenza con il Capitolo di Grottaglie, lo documenta. [41] Un altro arcivescovo, Lelio Brancaccio, l'11 novembre 1581 lanciò l'interdetto sull'intera città e scomunicò alcuni esponenti dell'Università, accusati di fomentare discordie e violenze. [42] Secondo Liuzzi ciò avvenne nel contrasto sull'uso della Selva Tarentina e sugli usi civici dei martinesi. [42] Nel 1593 nella chiesa di San Martino c'era già un altare privilegiato dedicato a Santa Maria di Costantinopoli. [43] Dal 1° al 10 novembre 1594 lo stesso Brancaccio compì la seconda visita pastorale nella Chiesa Madre di Martina, dove è descritta la Cappella di San Sebastiano, in cattive condizioni. [44] Nello stesso 1594, secondo la pagina del Comune sulla Basilica, la chiesa di San Martino fu proclamata collegiata; il titolo fu riconfermato nel 1842 da Ferdinando II. [34] Anche il racconto di Liuzzi sul 1554 usa però già il nome di Collegiata, come si è visto. [32][31]
Il duca e l'Università
Nel 1540 l'avvocato Francesco Antonio Colucci fu eletto, con altri quattro, deputato per la difesa dell'Università contro le ingerenze giurisdizionali del duca Petracone IV Caracciolo. [45] Una pergamena del 1544 reca miniata la più antica riproduzione conosciuta dello stemma dell'Università. [46] Nel 1556 Antonio Vingi chiese e ottenne dal duca, titolare della bagliva verso Taranto, di paretare altri 15 tomoli in località il Foggiale, per evitare i danni degli animali che andavano ad abbeverarsi alla foggia. [47] Nel 1568 il notaio Giovanni Lorenzo Desiati, cancelliere dell'Università, ebbe l'ordine, il 25 marzo, di scrivere nel Libro Russo la conclusione del parlamento: nessun forestiero entra al governo se non è numerato a fuoco da vent'anni. [48][49] Nel 1593 Martina contava 2.033 fuochi: durante il Cinquecento la crescita era continuata a ritmi minori e li aveva quasi raddoppiati. [50] Non tutti i testi concordano sul nome dei duchi: Pacichelli, che scrive nel 1703, indica come duca di Martina e cancelliere sotto Carlo V, nel 1550, un Battista Caracciolo; gli altri documenti di questo secolo nominano come duchi Petracone III e IV e Carlo. [51][1][45][52]
Il 1542: Martina perde il demanio
Con Monopoli tornata città regia, furono riaccese le antiche rivendicazioni territoriali, fondate sul documento svevo del 1260; nella causa del 1542 ne fu presentata una copia con il testo aggiornato in qualche punto. [53] Gli amministratori di Monopoli, che si rivalevano nei tribunali contro la concessione del 1359, arrivarono a far confiscare quelle terre al Regio Fisco. [54] Il 14 e 15 giugno 1542 il commissario della Regia Camera della Sommaria Geronimo Bilotto (in un altro passo scritto Bilotta) percorse l'itinerario confinario del 1260, assegnando il demanio a Monopoli e sottraendolo a Martina. [55] Diede all'università monopolitana il possesso dei luoghi ritenuti usurpati da Martina: Acquarulo, Reinzano, Spiano, Morello, Luco e altri. [56] Un altro articolo di Liuzzi la descrive così: la parte settentrionale del territorio demaniale controverso passò alla giurisdizione della Regia Corte, e ne seguì la rimozione delle chiusure abusive. [57] Restò ai martinesi l'uso del distretto delle due miglia, area vicina all'abitato che secondo Liuzzi era ritenuta vitale per la sopravvivenza della comunità. [58] Il 1° settembre il presidente della Sommaria Francesco Antonio Villano riconobbe la legittimità del possesso del distretto; i parchi nel demanio andavano distrutti. [59][60]
Il duca accusa: la lite sui parchi
Nel 1559 il duca Petracone IV Caracciolo accusò alcuni martinesi davanti al Sacro Regio Consiglio di aver occupato parti del demanio, perché a lui spettava l'amministrazione della bagliva verso Taranto. [61][62] Secondo Liuzzi, l'episodio apre i più gravi contrasti di giurisdizione sul territorio verso Taranto. [61] Il duca chiese la demolizione dei parchi abusivi; nel territorio verso Taranto furono contati 96 occupatori. [63] Da Napoli fu inviato il regio commissario Giovanni Battista Manso, per ispezionare i luoghi di cui qualcuno si era appropriato e ripristinare il demanio di giurisdizione ducale. [64][65] Gran parte del versante martinese di Comiteo fu coinvolta nella lite tra l'Università e il Regio Fisco. [66] Sulla durata i racconti divergono. Uno la fa durare dal 1542 al 1571, quando il duca chiese la reintegra dei territori occupati abusivamente. [66] Altri parlano di un contenzioso dal 1559 al 1571, aperto dall'accusa del duca. Resta aperto se il duca avesse già chiesto la reintegra nel 1559, quando accusò i martinesi, o solo nel 1571. [63][67][61]
1571: la sentenza di Napoli
Dopo dodici anni, il 1° ottobre 1571, il Sacro Regio Consiglio emise la sentenza che Liuzzi chiama definitiva. [67] Fu pronunciata a Napoli dal consigliere Giovanni Felice Scalaleone. [68] I parchi dentro il distretto delle due miglia restavano, mentre quelli costruiti oltre, dopo il privilegio di Federico d'Aragona, dovevano essere distrutti. [69] Un altro passo parla della demolizione di tutti i parchi eretti oltre le due miglia, ovunque si trovassero, e aggiunge che la sentenza fu vanificata dalla resistenza dei proprietari. [70][71] Pochi giorni dopo il duca presentò ricorso. [72] Il 13 novembre un supplemento ritenne leciti i parchi eretti per case, vigne, orti, giardini, pozzi e cisterne, illeciti quelli da erigere in futuro per il pascolo. [73] Il 18 novembre una seconda sentenza accolse il ricorso del duca, vietando di fare nuovi parchi entro le due miglia. [74] Una documentazione del 1972 indicava il 1581 come anno della sentenza; lo storico che la cita la corregge in 1571. [68]
1566: la Selva di Monopoli in vendita
Nel 1566 la Regia Corte mandò il presidente della Sommaria Bernardino de Santa Cruz a stipulare un accordo definitivo con le università di Martina, Castellana, Cisternino, Fasano e Locorotondo, a cui si aggiungeva Monopoli. [75] Con l'accordo di Conversano, il 21 luglio, la Regia Corte vendette i diritti sull'intera Selva di Monopoli a sei università, tra cui Martina, per 16.000 ducati, ripartiti in base ai fuochi. [76] Per Liuzzi la lunga vicenda giuridica, iniziata nei primi decenni del Trecento, si concluse con quella capitolazione. [77] Il 28 settembre, in località il Bajulo o Barbasciulo, in agro di Martina, il notaio ostunese Francesco Idrosio rogò l'atto con cui le università acquistarono dal Regio Fisco il territorio demaniale monopolitano. [78][79] Il 9 ottobre a Monopoli furono firmati altri capitoli, in undici articoli, sulla ripartizione del territorio; per recuperare quello occupato da Mottola la spesa sarebbe stata comune. [80][81] Sulla sesta università i racconti divergono: uno elenca Cisternino, un altro Putignano al suo posto. [79][82] Furono ripartiti 43.137 tomoli fra le sei università. [83] Secondo Luigi De Michele, nello stesso articolo, l'atto segnò il principio di una distribuzione fondiaria basata sulla proprietà come diritto esclusivo. [84]
Chi custodisce che cosa
La transazione proposta nel 1566 da Santa Cruz permise a Martina di mantenere il territorio concesso nel 1359, ma dietro un ingente esborso di denaro alla Regia Corte. [85] Alla fine, secondo Liuzzi, le rivendicazioni di Monopoli e Taranto nel Cinquecento non ebbero successo: i martinesi conservarono quel territorio nonostante sentenze sfavorevoli dei tribunali napoletani, rese vane nel 1566 e nel 1589 da accordi. [86] Eppure, come si è visto, nel 1542 Monopoli aveva ottenuto il demanio [55] e nel 1586 Taranto un decreto contro i parchi dei martinesi [87]: la vicenda ebbe dunque esiti alterni prima di quell'esito finale. Fu stabilita anche la confinazione con Monopoli sul limite settentrionale della contrada Il Capitolo, con toponimi come Gravina del Sale, Gravina del Signore Janno e La Cavallerizza. [88] Il punto iniziale del confine con Locorotondo erano le vigne del martinese Iacobo Fumarola, con fabbricati separati tra i due territori. [89] Dal 1566 a Martina ci furono tre gestioni della bagliva: quella del distretto e quella verso Monopoli, dell'Università, e quella verso Taranto, del feudatario, ciascuna con una propria corte di giustizia. [90] L'Università acquistò dalla Regia Corte la custodia del territorio verso Monopoli, poi affittata all'asta per 60-100 ducati annui. [91] Quella bagliva comprendeva i possedimenti feudali e privati del versante settentrionale della città. [92]
Gaona, un soldato spagnolo a Martina
Baldassarre Gaona era giunto a Martina nel 1550 per servizio militare e vi rimase, sposando nello stesso anno la martinese Silvia de Leone, vedova di Antonello Angelini, dalla quale ebbe cinque figli. [93] Nell'ottobre 1566 Bernardino de Santa Cruz, dovendo tornare a Napoli, lo delegò a compiere le operazioni di demolizione delle recinzioni e di definizione delle mezzane. [94] Secondo un passo, dalla fine del 1566 ai primi mesi del 1568 Gaona misurò masserie e fondi della Selva di Monopoli: per Martina risultano poco più di 11.000 tomoli, di cui 9.934 demaniali e 1.105 di mezzane. [95] Un altro passo indica che il suo tribunale itinerante iniziò le ricognizioni il 25 febbraio 1567; i lavori furono sospesi il 23 maggio e ripresi il 13 ottobre. [96] Tra il 27 febbraio e il 17 marzo il tribunale visitò venti territori appadronati, dodici dei quali masserie, per circa 2.040 tomoli, nella località Lo Mangiato. [97] Il 7 dicembre 1567, dopo aver ricognito quasi tutti i territori ex monopolitani, Gaona sospese i lavori. [98]
Terre e masserie sotto la lente
Che cosa trovò il tribunale di Gaona percorrendo le campagne? Nell'area di Gurgo Sciano e Micele misurata nel 1567, di 968 tomoli, si rilevarono otto insediamenti di martinesi, possessori di 543 tomoli pari al 56,10%, e otto di locorotondesi per 425 tomoli, il 43,90%. [99] Nel marzo 1567 la commissione percorse la contrada Bello Sguardo e le terre di Lattanzio de Leone, che possedeva 550 tomoli; verificò le usurpazioni demaniali e concesse le mezzane a chi aveva fatto migliorie. [100] Il 25 febbraio 1567 aveva già visitato la masseria di Natale de Carolo, di 170 tomoli con mezzana di 17, a Lo Monte de Tre Carlini [101]; il 27 novembre toccò quella di Pirro de Mariano, martinese originario di Locorotondo, di 260 tomoli con mezzana di 26, a Gurgo Sciano [102]. Il 25 novembre, a richiesta del procuratore della badessa di San Benedetto di Conversano, ispezionò la masseria monastica di Sisignano e Lo Furno. [103] Tra il 1567 e il 1568 la commissione visitò, a Sisignano, Lo Furno, La Murgia e altrove, tredici territori appadronati, quattro dei quali masserie, per 2.090 tomoli. [104]
La cappella di Mangiato e le masserie che cambiano padrone
A Mangiato, in una piccola chiesa di masseria, Santa Maria della Croce, fu dipinto un ciclo datato 1559. [105][106] Per commissione di Pietro Antonio Marangi un decoratore anonimo, verosimilmente, portò a compimento il ciclo, il limite cronologico più antico delle chiese di masseria martinesi. [106] Chi ne parla è in disaccordo sulla tecnica: affreschi per un testo [105], tempere per un altro [106]. La cappella è considerata capostipite dei modelli liturgici a pignon in ambito rurale. [107] Il tribunale itinerante del Gaona ne registrò la dedicazione nel 1567. [108] Poi le proprietà cominciarono a cambiare mano, ognuna con la sua storia. Dal 1590 il notaio Desiati, con intensa attività negoziale, entrò in possesso di molte terre nella contrada Lo Mangiato, dove si formarono le masserie Mezzane e Mangiatello. [109] Nello stesso anno una pezza di Lama Porcara, di 5 tomoli, fu integrata nella Masseria Menzano per un acquisto di Desiati; su quella pezza la famiglia versò per secoli la decima alla Badia di San Benedetto. [110] Il 19 giugno 1593 gli eredi de li Marangi divisero gli oltre 1.000 tomoli della grande masseria di Cerassano: da allora non fu più proprietà comune, ma diede origine a due aziende. [111]
1568: misurare il distretto, abbattere i muri
Dopo la sosta invernale, il 23 marzo 1568 la commissione del Gaona misurò, per quel giorno e i quattro seguenti, il settore ex monopolitano del distretto di Martina, a richiesta dell'Università e per evitare controversie con Monopoli. [112][113] Quel giorno i decurioni si riunirono nell'aula pubblica dell'Università, al suono della campana, davanti al capitano Nicola Antonio de Parinis; il sindaco Marco de Gregorio presentò la richiesta al commissario regio. [114] Presso i fossati vicino alla Porta di San Nicola, oggi di San Francesco, il Gaona ordinò all'agrimensore Angelo de Mola di iniziare la confinazione con specchie di pietre o croci incise su alberi o rocce. [115] Il limite orientale fu fissato con una specchia presso la località Luco. [116] Poi si passò dalle misure ai muri: il 3 aprile il Gaona fece abbattere le recinzioni abusive alla Guardiola, parchi e chiusure di cinque abusivi, quattro nocesi e un martinese, Antonio delo Scialpo detto Lo Franco, che disse di essere stato autorizzato dal duca. [117][118] Una stima pubblicata nel 1990 dice che in quegli anni qualche centinaio di proprietari avevano occupato circa 13.400 tomoli del demanio assegnato all'Università e comprato nel 1566. La cifra supera anche i poco più di 11.000 tomoli (9.934 demaniali e 1.105 di mezzane) che risultano per tutto il territorio di Martina dalle misure di Gaona: i due conti non coincidono. [119][95] Il 16 settembre il Gaona sostituì de Mola, assente, con il mastro martinese Giovanni Domenico de Simeone. [120]
Con Ceglie, tra legna e carcere
Nei catasti cinquecenteschi di Ceglie i martinesi risultano tra i maggiori possessori di terre; uno dei catasti è del 1556, ma questi documenti sono ormai perduti e si conoscono dal repertorio del 1603. [121] Le liti riguardavano l'uso del territorio: i primi atti di carcerazione ordinati da Giangiacomo Sanseverino, signore di Ceglie, sono del 1564-1565, subito dopo il pagamento del relevio del feudo di Ceglie, nella lite con alcuni martinesi. [122] Il regio commissario Costanzo De Caro stabilì il 17 marzo 1565 che i cittadini di Martina potessero tagliare e lavorare legname per uso proprio. [123] Due anni dopo, il 17 settembre 1567, il Sacro Consiglio condannò alcuni possidenti martinesi a diroccare le chiusure con muretti a secco costruite abusivamente su ampie estensioni demaniali di Ceglie. [124] Il notaio martinese Carlo di Carolo, inviato a intimare le provvisioni al signore di Ceglie, fu da lui carcerato e liberato dopo il 20 marzo 1572. [125] Nel 1579 due cittadini di Martina furono carcerati dai baglivi del Sanseverino per aver tagliato legna, e per essere liberati pagarono diciotto carlini. [126] Gli attriti cessarono nel 1598, quando l'Università di Ceglie limitò a 2.700 capi il bestiame dei martinesi ammesso al pascolo nel suo demanio. [127]
Dal lodo ai muri abbattuti
Tredici anni dopo la sentenza del 1571, tutte le differenze ancora in corso fra il duca Carlo Caracciolo e l'Università furono composte con il lodo del 20 marzo 1584. [52] Il lodo permise ai possessori di terreni demaniali nel distretto delle due miglia di recintarli, e i martinesi divennero padroni assoluti del distretto, contrariamente alla seconda sentenza del 1571. [52][128] Un altro testo, del 1989, ne dà una lettura severa: i «civili», corrotto il duca con un donativo di cinquemila ducati, si sarebbero divisi un demanio pubblico di circa trecento chilometri quadrati. [129] Intanto Regio Fisco, Dogana della Mena delle Pecore e università di Taranto ottennero nel novembre 1586 un decreto per smantellare parchi e chiusure dei martinesi nel territorio tarantino. [87] Il governatore tarantino Gabriele Perera venne con molti guastatori e fece abbattere i muri a secco, tra cui il Parco di Comitea. [130] Un passo colloca l'ordine della Sommaria al 22 novembre 1586 e l'esecuzione al 5 novembre 1588; un altro parla di un decreto di demolizione di quel 5 novembre. [131][132] L'8 novembre 1589 la Sommaria mandò un commissario a Martina per accertare l'antichità delle recinzioni e far ricostruire a spese dei tarantini le pareti diroccate. [133][134]
Martinesi lontano da casa
Non tutti i martinesi del Cinquecento restarono in città. Nel 1532, tra i pugliesi che insegnarono nello studio di Padova, l'università, c'è fra Antonio Maraffa di Martina, dell'Ordine dei Predicatori; la sua materia era la «sofistica». [135] Michele Salpa, che secondo l'enciclopedia lituana nacque intorno al 1557 a Martina, divenne professore e rettore dell'Accademia di Vilna, in Lituania. [136] Nel 1581 era entrato a Napoli tra i Gesuiti, per poi insegnare in Transilvania. [137] Lontano dal paese lavorò anche padre Pietro Carbotti, già incontrato fra i Cappuccini: fu definitore provinciale e guardiano a Potenza. [22] Anche un maestro portò il nome di Martina fuori dalle mura: il 10 luglio 1597 il capitolo di Ceglie stipulò un contratto con il maestro Vito Mighele di Martina Franca per costruire quattro cappelle, due per parte, nella chiesa di Santa Maria della Grotta, con archi di sedici palmi. [138]
Uno sguardo d'insieme
Gran parte delle fonti raccolte qui per questo secolo riguarda la terra. I confini furono discussi con Mottola e con Monopoli, la lite sui parchi si aprì nel territorio verso Taranto e con Ceglie si litigò sull'uso delle terre; il territorio del 1359 fu difeso nei tribunali, con esiti alterni. [7][57][61][124][85] Accanto all'Università c'era ora un duca: nel 1540 l'Università elesse deputati per difendersi dalle sue ingerenze, nel 1559 il duca accusò dei martinesi davanti al Sacro Regio Consiglio, e nel 1584 un lodo compose le differenze. [1][45][61][52] Ci sono poi i fatti di devozione: nel 1500 un privato, Giovanni, figlio di Leone d'Angelino, fece costruire una cappella in Sant'Antonio da Padova [16], e nel 1598 un canonico, don Nicola Maria Annese, fondò il beneficio di quella di Santa Maria di Costantinopoli [40]. E il numero dei fuochi crebbe: nel 1593 se ne contavano 2.033. [50]
- 3 gennaio 1507 — Martina diventa ducato dei Caracciolo. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- 1507 — Petracone Caracciolo ottiene la terra di Martina col titolo di duca (1507). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1991 n. 14: Lucrezia Maria TATEO RENDITE DEI DUCHI DI MARTINA - Natura e gestione dell'azienda dei Caracciolo alla vigilia dell'eversione della feudalità [territori di Martina Franca e di Mottola], PDF p. 96 · originale
- 1507 — I Caracciolo ottengono Martina Franca: Petraccone III primo duca di Martina. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 2000 (2000), p. 193 del PDF · originale
- 1507 — Martina Franca infeudata ai Caracciolo nel 1507. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Studi Salentini 1970 (1970), p. 16 del PDF · originale
- 1509 — Documento del 1509 sulla definizione dei confini tra Martina e Mottola. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 37 del PDF · originale
- 7 maggio 1509 — Il commissario Geronimo de Muro a La Guardiola per il confine tra Martina e Mottola (7 maggio 1509). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, PDF p. 76 · originale
- 14 maggio 1509 — Sentenza del 14 maggio 1509 sul confine tra Martina e Mottola. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Giovanni LIUZZI ANTICHI CONFINI DELLA MURGIA - Alberobello le radici di un toponimo, p. 10 del PDF · originale
- dicembre 1510 — Sequestro di pecore nella Marina di Monopoli nel contesto degli abusi dei martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2006 n. 29: Giovanni LIUZZI ECONOMIA E TERRITORIO - Produzioni casearie tipiche delle antiche masserie di Martina, PDF p. 96 · originale
- 1514 — Riprende la lite giudiziaria tra le università di Monopoli e di Martina sul territorio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 31 del PDF · originale
- dicembre 1528 — Tra dicembre 1528 e agosto 1529 intense azioni militari intorno a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1991 n. 14: Giovanni LIUZZI LA GUERRA DI LAUTREC E LA MURGIA DEI TRULLI - Martina si oppone a Fabrizio Marramaldo e inventa l'assedio dei Cappelletti, p. 26 del PDF · originale
- 16 giugno 1529 — 16 giugno 1529: Martina chiude le porte ai fanti italiani di Fabrizio Marramaldo; nessun assedio dei cappelletti. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1991 n. 14: Giovanni LIUZZI LA GUERRA DI LAUTREC E LA MURGIA DEI TRULLI - Martina si oppone a Fabrizio Marramaldo e inventa l'assedio dei Cappelletti, p. 29 del PDF · originale
- 18 giugno 1529 — Lettera del 18 giugno 1529 del provveditore Giovanni Vitturi: il resto degli italiani «ha posto in Martino». Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1991 n. 14: Giovanni LIUZZI LA GUERRA DI LAUTREC E LA MURGIA DEI TRULLI - Martina si oppone a Fabrizio Marramaldo e inventa l'assedio dei Cappelletti, p. 28 del PDF · originale
- 1529 — Tradizione di S. Martino a cavallo in difesa di Martina Franca contro i Francesi. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Japigia 1934 (1934), p. 161 del PDF · originale
- 1529 — Leggendario assedio dei Cappelletti. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
- 1596 — Nel 1596 Cito de' Citi, primo storico martinese, scrive il poema «Vita di San Martino». Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1991 n. 14: Giovanni LIUZZI LA GUERRA DI LAUTREC E LA MURGIA DEI TRULLI - Martina si oppone a Fabrizio Marramaldo e inventa l'assedio dei Cappelletti, p. 28 del PDF · originale
- 1500 — Cappella in Sant'Antonio da Padova costruita da Giovanni di Leone d'Angelino, 1500. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 75 del PDF
- 1518 — Statua di San Martino di Stefano da Putignano. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
- 1531 — Nel 1531 Martina elegge sant'Antonio da Padova secondo protettore. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1991 n. 14, p. 34 del PDF · originale
- 1531 — Nel 1531-32 si costituisce a Martina Franca la confraternita del Sacramento. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1975 (1975), p. 122 del PDF · originale
- 1535 — Nel 1535 la Confraternita della Vergine del Rosario ai Domenicani. Fonte: «Giorno per Giorno», Martina Franca, anno 3 n. 1, 30 gennaio 1974, p. 7 del PDF
- 1544 — Confraternita del Santissimo Sacramento documentata. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
- 1535 — Nel 1535 padre Pietro Carbotti da Martina passa dagli Osservanti ai Cappuccini. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 31 del PDF · originale
- 1545 — Capitolo di Tricarico del 1545: decisione di fondare il convento di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 32 del PDF · originale
- 1545 — Nel 1545 si decide la fondazione del convento dei Cappuccini di Santa Maria d'Itria a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 32 del PDF · originale
- 1545 — Convento dei Cappuccini di Santa Maria d'Idria, attestato dal 1545 al 1866. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 17 del PDF · originale
- 1579 — La chiesa di San Donato presso i Cappuccini fu eretta nel 1579. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 35 del PDF · originale
- 1587 — Già nel 1587 il convento dei Cappuccini di Martina è luogo di preparazione dei novizi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 33 del PDF · originale
- 1589 — Tela dell'Assunzione di Donato Antonio d'Orlando datata 1589 nella chiesa dei Cappuccini di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 33 del PDF · originale
- 1590 — Completata la nuova chiesa dei Cappuccini di Martina (1590). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, PDF p. 33 · originale
- 10 settembre 1553 — Il Capitolo di Martina permuta con atto del 10 settembre 1553 vigne presso Santa Maria de Martina con un orto fuori le mura. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 28 del PDF · originale
- 14 luglio 1554 — 14 luglio 1554: Giulio III autorizza il Capitolo di Martina a procurarsi denaro per riparare la Chiesa Maggiore. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 40 del PDF · originale
- 8 dicembre 1554 — 8 dicembre 1554: il Capitolo di Martina si riunisce per alienare beni e finanziare le riparazioni. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 40 del PDF · originale
- gennaio 1555 — Gennaio 1555: permuta di terre tra il Capitolo di Martina e Iacobo de Fumarola, atto del notaio Dario de Palatio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 41 del PDF · originale
- 1594 — La chiesa di San Martino proclamata Collegiata. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
- 1552 — Testamento di Margarita, vedova de Fanello, con legato alla Chiesa di San Martino. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 138 del PDF · originale
- 1567 — La Foggia Grande presso Lo Pollice donata al Capitolo nel 1567 e 1568. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, p. 41 del PDF · originale
- 9 gennaio 1592 — Atto del 9 gennaio 1592: don Antonio Fullone dona al Capitolo di Martina una chiusa di vigne a Santa Maria d'Idria. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 27 del PDF · originale
- 25 giugno 1549 — Testamento del 25 giugno 1549 del sacerdote Donato Simeone: legato di una messa settimanale all'altare di San Martino. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, p. 41 del PDF · originale
- 4 ottobre 1588 — 4 ottobre 1588: Donato Romanelli acquista le vigne di Santa Maria de l'Idria. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 27 del PDF · originale
- 1598 — Beneficio della cappella di Santa Maria di Costantinopoli fondato nel 1598 da don Nicola Maria Annese. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 40 del PDF · originale
- 1568 — Sinodo provinciale Colonna: precedenza tra il Capitolo di Martina e quello di Grottaglie. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1985 (1985), p. 119 del PDF · originale
- 11 novembre 1581 — L'arcivescovo di Taranto lancia l'interdetto su Martina (11 novembre 1581). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1994 n. 17: Giovanni LIUZZI INSEDIAMENTI MEDIEVALI A MARTINA - La Chiesa di San Giorgio in Gualda nel feudo della Selva Tarentina [territorio di Martina Franca], PDF p. 104 · originale
- 1593 — Nel 1593 nella chiesa di San Martino c'è un altare privilegiato di Santa Maria di Costantinopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 39 del PDF · originale
- 1 novembre 1594 — Seconda visita pastorale dell'arcivescovo Lelio Brancaccio a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 84 del PDF · originale
- 1540 — Deputati eletti a difesa dell'Università contro le ingerenze del duca Petracone IV. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 85 del PDF · originale
- 1544 — Pergamena del 1544 con la più antica riproduzione dello stemma dell'Università di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 103 del PDF · originale
- 1556 — Nel 1556 Antonio Vingi ottiene dal duca di Martina di paretare 15 tomoli al Foggiale. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 59 del PDF · originale
- 25 marzo 1568 — Il parlamento cittadino stabilisce che nessun forestiero governi l'Università senza vent'anni di fuoco. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 81 del PDF · originale
- 25 marzo 1568 — Il cancelliere dell'Università ordina di registrare nel Libro Russo la regola sull'ingresso dei forestieri al governo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 81 del PDF · originale
- 1593 — Nel 1593 Martina conta 2.033 fuochi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 52 del PDF · originale
- 1550 — Battista Caracciolo, duca di Martina, cancelliere sotto Carlo V. Fonte: Pacichelli, Giovanni Battista, Il Regno di Napoli in prospettiva, 1703, parte III, elenco dei gran cancellieri, PDF p. 265 (vol. 3)
- 20 marzo 1584 — Lodo del 20 marzo 1584 tra il duca Carlo Caracciolo e l'università di Martina. Fonte: Giovanni Liuzzi, Martina e il suo territorio dal XIII al XVI secolo - Il castrum Martinae del 1260 e la rifondazione angioina, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 18 · originale
- 1542 — Causa del 1542: Monopoli e Taranto rivendicano territori anche a danno di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 76 del PDF · originale
- 1542 — Monopoli fa confiscare al Regio Fisco le terre assegnate a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 130 del PDF · originale
- giugno 1542 — Ricognizione di Geronimo Bilotto: il demanio assegnato a Monopoli e sottratto a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 132 del PDF · originale
- 14 giugno 1542 — Il commissario Bilotta restituisce a Monopoli i luoghi usurpati da Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 20 del PDF · originale
- 1542 — Nel 1542 la Regia Camera della Sommaria toglie ai martinesi la parte settentrionale del territorio contestato. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1996 n. 19: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - I PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Cerassano, PDF p. 35 · originale
- 1542 — Sequestro a danno di Martina del vasto tenimento conteso con Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, PDF p. 6 · originale
- 1 settembre 1542 — Il presidente della Sommaria Villano riconosce ai martinesi il possesso del distretto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 32 del PDF · originale
- 1 settembre 1542 — Decreto della Sommaria sul territorio demaniale: parchi martinesi da distruggere, distretto delle due miglia lecito. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 20 del PDF · originale
- 1559 — Il duca Petracone IV Caracciolo accusa dei martinesi di occupare il demanio (1559). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 33 · originale
- 1559 — Il duca Petracone IV Caracciolo accusa alcuni martinesi di aver occupato il demanio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 33 del PDF · originale
- 1559 — Dal 1559 al 1571 contenzioso tra il duca Petracone IV Caracciolo e l'università di Martina per l'usurpazione del demanio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 17 del PDF · originale
- 1559 — Il commissario Manso ispeziona i luoghi appadronati nel territorio di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, PDF p. 40 · originale
- 1559 — Nel 1559 il regio commissario Giovanni Battista Manso ispeziona i luoghi occupati. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, p. 40 del PDF · originale
- 1542 — Lite 1542-1571 tra l'Università di Martina e il Regio Fisco per i territori occupati nella bagliva verso Taranto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, p. 40 del PDF · originale
- 1 ottobre 1571 — Sentenza del Sacro Regio Consiglio sui parchi di Martina (1 ottobre 1571). Fonte: Giovanni Liuzzi, Martina e il suo territorio dal XIII al XVI secolo - Il castrum Martinae del 1260 e la rifondazione angioina, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 17 · originale
- 1 ottobre 1571 — Sentenza di Napoli che conclude la lite sui parchi (1° ottobre 1571). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 33 · originale
- 1 ottobre 1571 — Sentenza dello Scalaleone sui parchi entro le due miglia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 33 del PDF · originale
- 1 ottobre 1571 — Sentenza del Sacro Regio Consiglio sui parchi oltre il distretto di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, PDF p. 40 · originale
- 1 ottobre 1571 — Sentenza del 1° ottobre 1571: demolizione dei parchi oltre il distretto delle 2 miglia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, p. 40 del PDF · originale
- 1 ottobre 1571 — Sentenza del Sacro Regio Consiglio del 1° ottobre 1571 sui parchi del demanio di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 17 del PDF · originale
- 13 novembre 1571 — Supplemento di sentenza: leciti i parchi per case, vigne, orti, illeciti quelli per pascolo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 18 del PDF · originale
- 18 novembre 1571 — Seconda sentenza dello Scalaleone: divieto di nuovi parchi entro le due miglia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 33 del PDF · originale
- 1566 — Nel 1566 accordo di Bernardino de Santa Cruz con le università sul territorio della Selva di Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1996 n. 19: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - I PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Cerassano, PDF p. 36 · originale
- 21 luglio 1566 — Accordo di Conversano: la Regia Corte vende la Selva di Monopoli a sei università. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 32 del PDF · originale
- 21 luglio 1566 — Capitolazione che chiude la vertenza sulla parte dell'antica Selva monopolitana assegnata a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, PDF p. 5 · originale
- 28 settembre 1566 — Rogito dell'acquisto del demanio ex monopolitano in località Il Bajulo (Barbasciulo), agro di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 72 del PDF · originale
- 28 settembre 1566 — Atto di acquisto del demanio di Monopoli da parte delle sei università, tra cui Martina (28 settembre 1566). Fonte: Giovanni Liuzzi, Martina e il suo territorio dal XIII al XVI secolo - Il castrum Martinae del 1260 e la rifondazione angioina, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 22 · originale
- 9 ottobre 1566 — Seconda capitolazione di undici articoli a Monopoli per la ripartizione dell'ex Selva monopolitana. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, PDF p. 20 · originale
- 9 ottobre 1566 — Capitoli firmati a Monopoli il 9 ottobre 1566 per la bagliva verso Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, PDF p. 77 · originale
- 21 luglio 1566 — Le università di Monopoli, Martina, Castellana, Locorotondo, Fasano e Putignano ratificano i capitoli per il demanio ex monopolitano. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 72 del PDF · originale
- 1566 — Atto del 1566 sul demanio regio di Monopoli e le terre di Martina, Castellana, Locorotondo, Cisternino e Fasano. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Luigi DE MICHELE Contadini e agricoltori nella storia della valle d'Itria, p. 10 del PDF · originale
- 1566 — Atto del 1566: ripartizione del territorio demaniale tra le sei università, tra cui Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Luigi DE MICHELE Contadini e agricoltori nella storia della valle d'Itria, p. 11 del PDF · originale
- 1566 — Transazione Santa Cruz: Martina mantiene il territorio concesso nel 1359, dietro pagamento alla Regia Corte. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 130 del PDF · originale
- 1566 — I martinesi conservano il territorio del 1359 nonostante le sentenze, rese vane nel 1566 e nel 1589. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, p. 39 del PDF · originale
- novembre 1586 — Decreto della Sommaria del novembre 1586 contro i parchi martinesi nel territorio tarantino. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 18 del PDF · originale
- 1566 — Confinazione del territorio fra Martina e Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 70 del PDF · originale
- 28 settembre 1566 — 28 settembre 1566: stabilito il punto iniziale del confine tra Martina e Locorotondo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 40 del PDF · originale
- 1566 — Dal 1566 a Martina tre diverse gestioni della bagliva. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, PDF p. 77 · originale
- 28 settembre 1566 — L'Università di Martina acquista la bagliva nel territorio verso Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 22 del PDF · originale
- 1566 — L'Università di Martina acquista la bagliva verso Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 63 del PDF · originale
- 1550 — Baldassarre Gaona giunge a Martina e vi si stabilisce (1550). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1996 n. 19: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - I PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Cerassano, PDF p. 37 · originale
- ottobre 1566 — Bernardino de Santa Cruz delega Baldassarre Gaona come commissario regio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Luigi DE MICHELE ASPETTI SOCIO-ECONOMICI DEL TERRITORIO - Il mondo contadino a Locorotondo nella Numeratione del 1658, p. 76 del PDF · originale
- 1566 — Il commissario Baldassarre Gaona misura le masserie della Selva di Monopoli (1566-1568). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 32 del PDF · originale
- 25 febbraio 1567 — Il tribunale itinerante di Gaona inizia le ricognizioni delle terre del territorio demaniale di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 105 del PDF · originale
- 27 febbraio 1567 – 17 marzo 1567 — La commissione Gaona ispeziona le masserie del Mangiato (27 febbraio - 17 marzo 1567). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1997 n. 20: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - II PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Lo Mangiato, PDF p. 61 · originale
- 7 dicembre 1567 — La commissione Gaona sospende i lavori di misurazione dei territori ex monopolitani. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - IV PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Grasso a Santo Elia, PDF p. 78 · originale
- 1567 — Rilevazione del 1567: otto insediamenti di martinesi su 543 tomoli, il 56,10% delle terre ispezionate. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 17 del PDF · originale
- marzo 1567 — Masseria Chiafele: la commissione Gaona percorre la contrada Bello Sguardo e le terre di Lattanzio de Leone. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 39 del PDF
- 25 febbraio 1567 — Masseria di Natale de Carolo a Lo Monte de Tre Carlini visitata dalla commissione Gaona. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 11 del PDF · originale
- 27 novembre 1567 — La commissione Gaona visita la masseria di Pirro de Mariano a Gurgo Sciano. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 9 del PDF · originale
- 25 novembre 1567 — Sopralluogo della commissione Gaona alla masseria del monastero di San Benedetto a Sisignano. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 66 del PDF · originale
- 14 maggio 1567 — La commissione Gaona ispeziona i terreni appadronati nella selva ex monopolitana (1567-1568). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 63 del PDF · originale
- 1559 — Affreschi della vecchia cappellina di Mangiato datati 1559. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1980 n. 3, p. 5 del PDF · originale
- giugno 1559 — Masseria Mangiato (Cerassano): ciclo di tempere della chiesa di Santa Maria della Croce. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 10 del PDF
- 1559 — Cappella a pignon di Masseria Mangiato, capostipite dei modelli rurali. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2001 n. 24: Luigi MONGIELLO - Giovanni MONGIELLO BIOPSIA DEL TERRITORIO - La religiosità nel parlato architettonico della Murgia dei Trulli, p. 18 del PDF · originale
- 1567 — Masseria Mangiato: il tribunale itinerante di Baldassarre Gaona rileva la chiesa di Santa Maria della Croce. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 129 del PDF
- 1590 — Il notaio Desiati inizia ad acquisire terre nella contrada Lo Mangiato. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 81 del PDF · originale
- 1590 — 1590: pezza di Lama Porcara integrata nella Masseria Menzano dai Desiati. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 84 del PDF · originale
- 19 giugno 1593 — Divisione della grande masseria di Cerassano tra gli eredi de li Marangi (19 giugno 1593). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1996 n. 19: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - I PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Cerassano, PDF p. 47 · originale
- 23 marzo 1568 – 27 marzo 1568 — La commissione Gaona misura il distretto ex monopolitano (marzo 1568). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 32 · originale
- 23 marzo 1568 — La commissione Gaona riprende il 23 marzo 1568 la misurazione del distretto di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, PDF p. 6 · originale
- 23 marzo 1568 — Delibera del Parlamento universale di Martina sulla misurazione del distretto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, p. 12 del PDF · originale
- 23 marzo 1568 — Il Gaona ordina all'agrimensore Angelo de Mola di confinare il distretto di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, p. 7 del PDF · originale
- 1568 — Commissione Gaona determina il limite orientale del distretto presso Luchicchio e Luco. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 107 del PDF
- 3 aprile 1568 — Il 3 aprile 1568 il Gaona fa abbattere le recinzioni abusive alla Guardiola. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, PDF p. 72 · originale
- 3 aprile 1568 — Abbattute le recinzioni abusive nel demanio acquistato dall'Università di Martina a La Guardiola. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 72 del PDF · originale
- 1566 — Il demanio assegnato all'università di Martina e comprato nel 1566 risulta occupato da centinaia di proprietari. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 22 del PDF · originale
- 16 settembre 1568 — Il mastro martinese Giovanni Domenico de Simeone sostituisce Angelo de Mola come agrimensore. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 69 del PDF · originale
- 1556 — Catasto cinquecentesco di Ceglie del 1556 con i beni di possessori martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], PDF p. 31 · originale
- 1564 — Primi atti di carcerazione ordinati dal Sanseverino signore di Ceglie nella lite con i martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 29 del PDF · originale
- 17 marzo 1565 — Sentenza del regio commissario De Caro: i cittadini di Martina possono tagliare legname per uso proprio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 30 del PDF · originale
- 17 settembre 1567 — Il Sacro Consiglio condanna martinesi a diroccare le chiusure fatte nel demanio di Ceglie. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 30 del PDF · originale
- circa marzo 1572 — Il notaio martinese Carlo di Carolo, carcerato dal feudatario di Ceglie, viene scarcerato dopo il 20 marzo 1572. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 30 del PDF · originale
- 1579 — Due cittadini di Martina carcerati dai baglivi del Sanseverino per aver tagliato legna. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 30 del PDF · originale
- 1598 — Accordo del 1598: limite di 2.700 capi di bestiame martinese nei demani di Ceglie. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], p. 30 del PDF · originale
- 20 marzo 1584 — Lodo del 20 marzo 1584 tra il duca Carlo Caracciolo e l'Università. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 33 del PDF · originale
- 1584 — Lodo del duca Carlo I Caracciolo del 1584 sul demanio di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 13 del PDF · originale
- 1588 — Nel 1588 il governatore Gabriele Perera fa abbattere i muri delle chiusure dei martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, p. 40 del PDF · originale
- 22 novembre 1586 – 5 novembre 1588 — Ordine di smantellare parchi e chiusure verso Taranto (1586), eseguito nel 1588. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 34 · originale
- 5 novembre 1588 — Il governatore di Taranto ordina il 5 novembre 1588 di demolire i parchi martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 18 del PDF · originale
- 8 novembre 1589 — Si compone la lite tra Martina e Taranto sui parchi del demanio (8 novembre 1589). Fonte: Giovanni Liuzzi, Martina e il suo territorio dal XIII al XVI secolo - Il castrum Martinae del 1260 e la rifondazione angioina, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 18 · originale
- 8 novembre 1589 — Un regio commissario inviato a Martina per accertamenti sui parchi abbattuti. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 34 del PDF · originale
- 1532 — Fra Antonio Maraffa di Martina, domenicano, insegna Sofistica a Padova nel 1532. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1981 (1981), p. 248 del PDF · originale
- circa 1557 — Nascita a Martina del gesuita Michele Salpa. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1985 n. 8: Luigi Antonio FINO NOTABILITÀ MARTINESI: UN IGNORATO GESUITA DEL XVI SECOLO - Padre Michele Salpa rettore dell'Università di Vilna in Lituania [notabilità di Martina Franca], PDF p. 145 · originale
- 1581 — Il martinese Michele Salpa entra nella Compagnia di Gesù a Napoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1985 n. 8: Luigi Antonio FINO NOTABILITÀ MARTINESI: UN IGNORATO GESUITA DEL XVI SECOLO - Padre Michele Salpa rettore dell'Università di Vilna in Lituania [notabilità di Martina Franca], PDF p. 145 · originale
- 10 luglio 1597 — Il capitolo di Ceglie incarica il maestro Vito Mighele di Martina Franca di costruire quattro cappelle. Fonte: Archivio di Stato di Brindisi – Miscellanea di Atti Notarili di particolare rilevanza Storico - Sociale secc.XVI - XVIII di Ceglie Messapica, Miscellanea di Atti Notarili di particolare rilevanza Storico - Sociale secc.XVI - XVIII di Ceglie Messapica, fasc. 1597, p. 7 del PDF · originale
Ringraziamenti e fonti principali
Questo lavoro esiste grazie a chi ha studiato e custodito la storia di Martina Franca. Ogni evento riporta l'autore e l'opera da cui è tratto, con il rimando al testo originale: le citazioni sono brevi, a scopo di studio e di segnalazione, e chi vuole approfondire deve leggere le opere intere.
- «Riflessioni – Umanesimo della Pietra» (1978–2015) e il suo Centro culturale: tutti gli autori degli articoli sono citati accanto agli eventi.
- «Chiese delle masserie di Martina Franca» (CRSEC TA/51, Regione Puglia, 2004): Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente, con la prefazione e la consulenza storico-artistica di Domenico Blasi.
- Archivi di Stato di Lecce, Taranto, Bari e Brindisi, che pubblicano online i loro inventari.
- Fondazione Terra d'Otranto (articoli di Lucia Lopriore, Dora Liuzzi, Giuseppe Grassi con la cura di Angelo Sgura e altri), Festival della Valle d'Itria (archivio delle edizioni), Comune di Martina Franca (pagine di storia e schede dei luoghi, licenza CC-BY 4.0) ed Ecomuseo di Valle d'Itria.
- Emeroteca della Provincia di Brindisi, che rende consultabili riviste e quotidiani.
- «Giorno per Giorno», periodico di Martina Franca, e gli studiosi e le riviste citati nelle note (Studi Salentini, Archivio Storico Pugliese, Japigia, Brundisii Res e altre).
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