Storia della città
La storia di Martina Franca raccontata a partire dalle fonti. Ogni fatto rimanda, con numeri in nota, agli eventi della cronologia da cui deriva; ogni evento ha la sua fonte e, dove possibile, il link al testo. Dove le fonti si contraddicono, il racconto lo dice. Le parole difficili sono spiegate nel glossario.
Dalle origini al Quattrocento
Le prime carte che riguardano questi luoghi parlano di monasteri: alcune terre appartenevano a dei monasteri, che le avevano ricevute in dono, e già nel 1072 si ricorda la chiesa di San Giorgio in Gualda. Nel 1260 un documento sui confini nomina un castello sul confine, in una zona di frontiera fra Monopoli, Taranto e Ostuni. Poi arrivarono persone dai paesi vicini: si misero d'accordo con il principe di Taranto Filippo d'Angiò, principe dal 1294, che decise di rifondare il borgo, e ottennero terre, privilegi e pascoli per gli animali.
Nel 1317 si parla di un distretto di due miglia attorno al paese, e nel 1359 il principe Roberto d'Angiò dona a Martina un territorio molto grande. Con gli anni il paese si fece più grande: i fuochi, cioè le famiglie contate come unità, passano da 232 nel 1447 a 1.238 nel 1538; il paese si circondò di mura e di porte, e nel 1388 un signore, Raimondello del Balzo Orsini, vi fece erigere un grande castello. Arrivarono anche i frati: il 4 gennaio 1474 il papa Sisto IV, con una bolla, autorizzò la fondazione del primo convento di San Francesco.
Quando sia nata davvero Martina non è certo: la rifondazione è fatta risalire al 1305 oppure al 1310, a seconda delle fonti.
Carte di monasteri
Tra le carte usate in questa storia, le più antiche parlano di monasteri. La più antica che ci interessa è una pergamena di Taranto del maggio 1072, la prima a ricordare la chiesa di San Giorgio in gualda, nel feudo della Selva Tarentina, in un territorio che oggi fa parte di Martina. [1] Secondo Giovanni Liuzzi la chiesa esisteva già e, donata al monastero di San Benedetto di Taranto, ne divenne una obbedienza, cioè una dipendenza. [1][2] Lo stesso documento nomina la Grotta dell'Orbo, che Liuzzi colloca sotto Masseria Peppuccio. [2] I benedettini sono monaci che seguono la regola di san Benedetto da Norcia, vissuto tra il V e il VI secolo. Poco dopo troviamo altri religiosi benedettini, quelli del monastero di Conversano. I Normanni, che a quel tempo andavano conquistando il Sud, avevano come conte di Conversano Goffredo di Altavilla: nel 1085 egli avrebbe donato alle benedettine di Conversano un feudo poi detto Badessa, e nel giugno 1099 al monastero benedettino il monte detto Sessaniano, nell'area dell'attuale Masseria Badessa Vecchia. [3][4][5] I Normanni, giunti nell'Italia meridionale nell'XI secolo, ne conquistarono gradualmente gran parte. Secondo alcuni, dal 1117 esisteva anche l'abbazia di San Vito del Pizzo di Taranto, che possedeva la zona dell'attuale Masseria Le Voccole. [6] Queste campagne comprendevano dunque diversi possedimenti di monasteri e abbazie.
Il nome Badessa e i dubbi sui luoghi
Un piccolo enigma riguarda il nome «Badessa». Un articolo del 1989 scrive che il feudo donato nel 1085 prese il nome di Badessa e lo collega a Monte del Forno. [3] Secondo Leonardo Palmisano, invece, il nome «Badessa Vecchia» nasce dal fatto che nel 1267 il monastero di Conversano passò sotto la giurisdizione della badessa Dameta Paleologo, che lo ebbe fino al 1270. [7] C'è però una difficoltà: quella stessa fonte parla di un monastero benedettino «maschile», che non si accorda con le benedettine a cui il feudo sarebbe stato donato nel 1085, e la differenza non viene spiegata. [7][3] Il monte Sessaniano del 1099 è collocato nell'area di Badessa Vecchia. [4] Quanto a Monte del Forno, una pubblicazione del 2004 precisa che il feudo donato nel 1390 è distinto da quello di Badessa o Sisignano. [8] Sull'identificazione dei luoghi e sull'origine del nome le versioni non coincidono, e qui restano tutte aperte. Una cosa si vede: tra l'XI e il XIV secolo il monastero di Conversano ricevette più volte beni in questo territorio. [3][4][8]
Un castello sul confine, nel 1260
Il 15 luglio 1260 un notaio di Monopoli, Angelo de Leone, mise per iscritto un atto per ordine di re Manfredi di Svevia. [9][10] Manfredi, figlio naturale (poi legittimato) dell'imperatore Federico II, fu re di Sicilia, regno che comprendeva anche l'Italia meridionale, dal 1258 al 1266. L'atto, chiamato Instrumentum executionis mandati regii, confermava i confini del territorio di Monopoli rispetto a quelli di Taranto e di Ostuni. [10] Nell'area di questi tre territori, secondo l'autore che la ricostruisce, sarebbe poi sorta Martina. [9] Eppure nello stesso documento compare già un castrum, il «Castrum Martinae», che sorgeva sul confine, in territorio di Taranto. [10][11] Il Comune di Martina Franca lo ricorda come la più antica prova di un centro abitato medievale nell'area, forse una torre militare su un'altura sulla Valle d'Itria. [12] Di quella linea del 1260 parla anche un altro passo, secondo cui lungo di essa correvano i possedimenti sul lato nord della città. [13] Nel 1260, inoltre, il territorio di Sant'Angelo de Grecis, presso Monopoli, toccava il muro orientale di quel castello, e la Torre di Luco, in località Lucidiano, era un caposaldo di Monopoli sul confine con Taranto. [14][15]
Prima o dopo la fondazione?
Se già nel 1260 esisteva un castrum, che cosa vuol dire «fondare» Martina? Secondo Liuzzi, l'atto del 1260, pubblicato da Marco Lanera nel 1979, prova l'esistenza di Martina prima della cosiddetta fondazione angioina. [11] Nel 1266 Carlo I d'Angiò sconfisse Manfredi a Benevento e il regno del Sud passò alla dinastia angioina. Una tesi diversa si legge in un passo dell'Archivio Storico Pugliese: Martina, «terra niente antica» per lo storico Giustiniani, assunse solo nel 1269 dignità di feudo con i De Tocco. [16] È una data isolata: gli altri passi incontrano i del Tocco a Martina solo dal 1353 in poi, e quella resta la tesi di un solo passo. [17][18] Liuzzi osserva poi che alla fine del Duecento il castrum era decaduto e disabitato, e il confine nord di Taranto era sguarnito. [19] «Fondare», allora, può voler dire cose diverse: costruire dal nulla oppure dare nuova forma a un luogo che già esisteva. [19][20]
Il principe rifonda il borgo
Principe di Taranto dal 1294, Filippo I d'Angiò decise, secondo Liuzzi, di rifondare Martina con un più ampio e diverso assetto urbanistico, e ne diede l'incarico al suo vicario Francesco di Monteleone. [19] Sempre secondo Liuzzi, il principe promosse, probabilmente nel 1305, la fondazione del Casale di Franca Martina. [21][22] Ai primi abitanti fu concesso di costruire le case su un'area ristretta, a cavallo del confine tra Monopoli e Taranto: quell'area definì nel tempo il disegno dell'attuale centro storico. [22] Nel 1306 Martina era già un casale, cioè un abitato aperto, senza mura, con una università, la comunità dei cittadini, e un capitano. [23][24] I primi abitanti erano arrivati dai paesi vicini dopo aver patteggiato con Filippo di Taranto le condizioni del trasferimento. [23][24]
1305 o 1310? Due date per una nascita
Quando nacque Martina? Per Liuzzi la fondazione del Casale risale, probabilmente, al 1305. [21][22] Un articolo del 1999 indica come data ufficiale il 1310, per volere di Filippo I, allo scopo di rendere più sicure le contrade dette «statio deserta ferarum»; il suo autore ritiene però di poter smentire l'episodio, perché nello stesso sito esisteva già un castrum nel 1260. [20] Lo stesso Liuzzi, in un articolo del 1990, ricorda che il privilegio del 12 agosto 1310, dove l'insediamento è detto «casale della Franca Martina», è il documento tradizionalmente celebrato come atto di fondazione. [25] Al 1310 appartengono due privilegi, del 12 e del 15 agosto, concessi agli uomini che sarebbero andati ad abitare la città in costruzione. [26] Se è vero che nel 1306 il casale esisteva già, con università e capitano, il 1310 sembra segnare più un riconoscimento ufficiale che il primo arrivo di abitanti [23][25][27], anche se i privilegi si rivolgono a chi doveva ancora venire [26]. La questione resta aperta.
Pascoli senza dazio
Che cosa ottenevano i nuovi martinesi? Soprattutto terra e pascolo. Nel 1310 fu concessa loro libertà di pascolo nei territori di Mottola, Massafra e Ostuni. [28] Il secondo privilegio, del 15 agosto, li esentava dai diritti di fida dovuti al baglivo di Ostuni, di Mottola e di Massafra per il bestiame sui demani. [29] Il privilegio del 12 agosto 1310, emanato da Napoli, garantiva la demanialità perpetua del Casale, secondo un articolo per il settecentenario (2010): doveva restare per sempre nel demanio, cioè sotto la diretta dipendenza del principe e non di un signore locale. [27] Ma nel 1353, come vedremo, il principe Roberto donò il feudo di Martina a Pietro del Tocco: come le due cose stiano insieme resta senza risposta. [27][17] Nel 1358 la libertà di pascolo fu estesa ai territori di Taranto, Monopoli, Noja (Noicattaro), Matera e Brindisi. [30] Secondo Liuzzi, vari principi di Taranto, dal 1310 al 1419, concessero e confermarono privilegi per far crescere di abitanti la neonata comunità: le esenzioni erano il mezzo per attirare gente. [31]
Un cerchio di due miglia
Ai privilegi si aggiunse la terra. Il 15 gennaio 1317 Filippo I dotò il centro abitato di un distretto: un'area circolare di raggio di due miglia, circa 3,7 chilometri, intorno all'abitato. [32][33] Era un territorio di circa 43 chilometri quadrati, 4.278 ettari. [34][35] Ai martinesi fu riconosciuta proprietà privata, senza censi né terraggi, cioè senza tasse feudali. [33][35] Il cerchio era ritagliato nelle terre di Monopoli, Ostuni e Taranto, e più di un quarto di esso apparteneva a Monopoli e a Ostuni. [34][33] Già nel 1315, secondo Liuzzi, l'università di Monopoli aveva riesumato l'atto del 1260 contro il primo esproprio di territorio che aveva subito; il Comune di Martina Franca ricorda in quell'anno una causa di Monopoli contro i martinesi, attratti dai pascoli gratuiti, per l'occupazione abusiva del suo territorio. [36][37] Contro la concessione del 1317 Monopoli si rivolse all'autorità regia, e nel 1321 la controversia languiva ancora a Napoli. [36][38] In questa terra senza vincoli feudali nacquero masserie come Crocifisso, Cupa Blasi e Delfino. [39]
Mura e porte
Per un lungo periodo Martina fu un borgo aperto. Secondo Liuzzi lo restò fino al 1335, ancora trent'anni dopo la rifondazione: da allora è un castrum, cioè un abitato circoscritto da mura di cinta, e l'idea di un luogo fortificato fin dall'inizio non regge. [40] Lo stesso studioso usa dunque la parola in due modi: per il castello sul confine del 1260 e, diversamente, per l'intero abitato murato dal 1335. [11][40] Nel 1343 il principe Roberto, figlio di Filippo, concesse all'università un privilegio per la comunità d'acqua con Ostuni, Mottola e altre terre. [41] Nel 1353, secondo Liuzzi, l'appellativo «franca» scompare «per sempre»: per lui era scaduto il tempo delle esenzioni generose, concesse ai vassalli per far affluire abitanti. [42] Eppure oggi la città si chiama Martina Franca, e le fonti usate qui non spiegano come le due cose stiano insieme. Il Comune, da parte sua, scrive che l'insediamento conservò il toponimo fino al 1374, anno in cui è ricordato come «terra di Martina», con cinta muraria, torri, quattro porte e fossati. [43] Le due indicazioni non coincidono.
Pietro del Tocco e il grande territorio
Nel 1353 il principe Roberto d'Angiò donò a Pietro del Tocco il feudo di Martina e il diritto di gualda della città di Taranto. [17] Verso il 1358 Roberto revocò in demanio i territori del principato, ma i martinesi e il loro signore ottennero la conferma dei privilegi e nuove immunità, confermate dalla regina Giovanna I. [44] Il 15 aprile 1359, su richiesta dei martinesi e di Pietro del Tocco, Roberto concesse un territorio molto ampio, per lo più simile all'attuale, sottraendolo a Monopoli, Taranto e Ostuni. [45][46] Si parla di oltre 410 chilometri quadrati, che comprendevano anche le aree di Alberobello, Cisternino e Locorotondo. [47][48] Secondo Liuzzi, quel privilegio sconvolse l'antica confinazione del 1260 e fonda il demanio martinese, cioè le terre comuni della città. [46] Il documento è conservato in pergamena nell'archivio Caracciolo de Sangro. [46] Secondo Liuzzi, Roberto, divenuto nel 1356 anche signore di Monopoli, non più città regia, volle gratificare gli abitanti di Martina. [49]
Che cosa entrò nel nuovo confine
La concessione del 1359 cambiò i confini. Luoghi come Pentima Vetrana, Pentimella e Guardiola divennero martinesi a tutti gli effetti. [50] Passò a Martina anche la Selva Tarentina, un vasto comprensorio già della mensa arcivescovile di Taranto; il territorio di Le Voccole, che era appartenuto a San Vito del Pizzo, fu di Taranto fino a quell'anno. [51][52] Il bosco delle Pianelle appartiene al Comune dal 1359, e gli abitanti vi hanno esercitato gli usi civici di legnatico, ghiandatico ed erbatico. [53] Ostuni, intanto, il 4 maggio 1360 inventariò per ordine del principe i propri beni demaniali: in sette località si erano insediati quattordici martinesi, spossessati e condannati a pagare la decima, un tributo. [54] Una copia cinquecentesca di un atto notarile dello stesso 4 maggio 1360 dice che il principe, tornando sulle sue decisioni, ordinò di recuperare terre occupate illecitamente anche lungo il confine di Martina. [55] Per Liuzzi la concessione fu parzialmente rivista negli anni seguenti, per ricorsi di ordini monastici, del vescovo di Monopoli e di Ostuni, ma la documentazione della revisione non ci è giunta. [47]
Dopo gli Angioini, castelli e dogane
Secondo Liuzzi il ramo angioino dei principi di Taranto si estinse nel 1371, con Filippo II, e Martina perse il dominio della giurisdizione sul suo territorio; mancando altri protettori di rango, per lui la fase più impetuosa della crescita si esaurì presto. [56] Altre fonti collocano però la morte di Filippo II di Taranto nel 1373 o nel 1374. Nel 1388 Raimondello del Balzo Orsini (Raimondo in un'altra fonte), futuro principe di Taranto, fece erigere un grande castello, demolito nel 1668. [57][58] Un'altra fonte indica lo stesso anno e lo stesso signore per un torrione, il castrum novum, abbattuto nel 1668 per costruire il Palazzo Ducale: le date coincidono, ma i due racconti descrivono l'edificio in modo diverso. [58] Il grande castello sorgeva, probabilmente, in capo alla ruga medievale, nell'area dell'attuale piazza Roma. [57] Il monastero di Conversano, intanto, continuava a ricevere beni: nel 1390 Giovanni di Lussemburgo, conte di Conversano, con la moglie Margherita di Enghien, dotò il monastero di San Benedetto della masseria Furno, in gran parte in territorio di Martina. [59][8] Un inventario del 1420-1434 dei beni di Giovanni Antonio Orsini mostra Martina, in quanto territorio tarantino, soggetta alla bagliva e alla fida amministrate dalla dogana di Taranto. [60] Dal 1463 al 1481, dopo la morte dell'Orsini, fu dichiarata demaniale, come Monopoli, e amministrata da ufficiali locali. [61]
Una comunità che cresce
Dal Quattrocento affiorano le tracce della vita di ogni giorno. Nel 1422 Giovanni de Mita fece costruire una cappella, nella chiesa oggi detta di Sant'Antonio da Padova, per sé e per i suoi eredi, come ricorda un'iscrizione sul terzo arco a sinistra. [62] L'11 aprile 1472 un martinese, Damiano de Lentino, vendette una mula alla fiera di Bitonto: un indizio, secondo l'autore, delle antiche attività di allevamento sulla Murgia. [63] Già alla fine del secolo sulla Murgia esistevano grandi aziende agricole, come la masseria di Cavaruzzo, con la lapide del 1491 sul portale. [64] Dal 1478 al 1504 il notaio Gabriele de Angelino redasse atti: è uno dei primi notai medievali noti di Martina. [65] Soprattutto crebbero le famiglie. Nei censimenti antichi ogni fuoco indicava un nucleo familiare, e a Martina i fuochi passarono da 232 nel 1447 a 1.238 nel 1538, quasi sei volte tanti secondo la fonte, a differenza del resto del Tarantino. [66] Nel 1508 erano 846, nel 1522 1.175: la crescita prosegue ormai nel primo Cinquecento. [66] Per Liuzzi, però, la fase più impetuosa della crescita si era esaurita presto dopo il 1371: i due quadri non coincidono. [56]
Leggi, liti e bestiame
Nel 1478 arrivò un capitolare di buon governo. Il 6 luglio il Sacro Regio Consiglio, per ordine del re Ferdinando I d'Aragona, spedì all'università di Martina il capitolare sull'ordinamento del buon governo; l'articolo XVIII fissava il numero legale del parlamento in 24 consiglieri su 36. [67][68] Secondo la fonte, con quel capitolare cominciarono le divisioni e le recinzioni nel demanio, in parte già abusivamente preesistenti. [69] Le liti sui confini non cessavano: una transazione del 1479 tra l'abate di San Vito, Giovanni Gagliardo, e un tal Nardella di Martina, che si era appropriato di molte terre dell'abbazia, riconobbe i diritti dell'abbazia dopo un lungo processo. [70] Nel 1490 i baglivi di Taranto presero a esigere la fida e a sequestrare il bestiame dei martinesi, che ricorsero al re; secondo Greco, il re intervenne nel 1491 con una lettera e con un provvedimento della Regia Udienza che obbligò i baglivi a restituire gli animali. [71] Per l'autore, un documento del 1493 sui confini difficili da stabilire riflette anche un atteggiamento sistematicamente prevaricatorio dei martinesi. [72] Tra il 1495 e il 1509, quando Monopoli era sotto Venezia, i martinesi praticarono la fida clandestina verso Monopoli. [73] Sono episodi di contese di confine: in alcuni i martinesi appaiono parte attiva, in altri (nel 1490) subiscono sequestri. È una lettura, non una sentenza.
I frati di San Francesco
Nel Quattrocento arrivarono anche i frati. Il 4 gennaio 1474 il papa Sisto IV, con una bolla, autorizzò la fondazione del primo convento di San Francesco, riconoscendo la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo come prima dote. [74][75] Su chi fossero i frati le fonti divergono: una dice i Conventuali, un'altra gli Osservanti, guidati dal martinese padre Clemente Semeraro, che avrebbero fondato un convento a est dell'abitato. [74][76] Gli Osservanti erano il ramo dei francescani che chiedeva di vivere la regola di san Francesco nel modo più rigoroso. Quel convento fu portato a termine nel 1497. [77] Un elenco dei cinque conventi francescani di Martina cita Santa Maria delle Grazie, dei frati Osservanti, poi di Santo Stefano dei Riformati, con date 1497-1866. [78] Non è chiaro se si tratti di due conventi diversi o dello stesso raccontato in modi diversi. In ogni caso, in pochi decenni la comunità accolse almeno un convento francescano.
Il 1495: Aragonesi e Capitoli e Grazie
Gli ultimi anni del secolo furono agitati. Il re di Francia Carlo VIII occupò Napoli nel 1495. Nello stesso 1495 i martinesi, dopo essersi dati a Carlo VIII, passarono ai primi di ottobre sotto le bandiere d'Aragona. [79] Il 5 ottobre 1495 Federico d'Aragona, allora principe di Altamura e luogotenente del re Ferdinando II, firmò il placet ai capitoli e grazie di Martina: secondo la fonte, il territorio rimase di natura regia. [80][79] Il placet fu poi confermato il 28 agosto 1497, quando Federico era ormai re di Napoli. [81] Il capitolo IV dava a ogni cittadino la facoltà di recintare i propri terreni nel territorio di Martina, e fu poi oggetto di controversia. [80][79] Dal 1487 al 1495 il signore di Martina era Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona [82]: un signore da una parte, un territorio «di natura regia» dall'altra, e le due indicazioni restano senza una spiegazione. Pacichelli, che scrive nel 1703, elenca tra i gran cancellieri del Regno, nel 1488, Petricone Caracciolo con il titolo di duca di Martina; è una fonte tarda, e il titolo non si accorda con le altre. [83]
Uno sguardo d'insieme
Rileggendo l'insieme, emergono alcuni temi. Il primo è l'importanza dei confini: dalla linea del 1260 al cerchio del 1317, dal grande territorio del 1359 alle liti del Quattrocento, Martina nasce e cresce in una zona di frontiera fra Monopoli, Taranto e Ostuni. [9][32][47][71] Il secondo è l'incoraggiamento a stabilirsi: privilegi, pascoli liberi, terre senza censi, che secondo Liuzzi servivano ad attirare abitanti. [31][28][33] I fuochi, intanto, crescono da 232 nel 1447 a 1.238 nel 1538, a differenza del resto del Tarantino; ma Liuzzi data l'esaurirsi della fase più impetuosa della crescita subito dopo il 1371, e che privilegi e crescita siano legati è un'ipotesi, non un dato. [66][56] Il terzo è la presenza di enti religiosi: monasteri benedettini, abbazie e poi frati compaiono prima e dopo la fondazione. [1][3][74] Su alcuni punti le versioni divergono: la fondazione è fatta risalire al 1305 oppure al 1310, e c'è chi sostiene che un castrum esistesse già nel 1260; il 1269 dei De Tocco resta isolato; la demanialità perpetua del 1310 convive con il feudo del 1353; l'appellativo «franca» sparisce nel 1353 per Liuzzi, ma il Comune lo vede conservato fino al 1374; il monastero di Conversano è detto «maschile» nel 1267 ma benedettine nel 1085; i frati del 1474 sono detti Conventuali o Osservanti. [21][20][11][16][27][17][42][43][7][3][74][76] Resta aperta la domanda su come queste versioni si possano conciliare.
- maggio 1072 — La chiesa di San Giorgio in Gualda nella pergamena di Taranto del maggio 1072. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1994 n. 17: Giovanni LIUZZI INSEDIAMENTI MEDIEVALI A MARTINA - La Chiesa di San Giorgio in Gualda nel feudo della Selva Tarentina [territorio di Martina Franca], PDF p. 98 · originale
- 1072 — Pergamena del 1072: donazione al monastero di San Benedetto di Taranto della chiesa di San Giorgio in Gualda. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 165 del PDF
- 1085 — 1085: Goffredo di Altavilla dona il feudo poi detto Badessa alle benedettine di Conversano. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 13 del PDF · originale
- 1099 — Goffredo d'Altavilla dona al monastero benedettino di Conversano il monte Sessaniano. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Leonardo PALMISANO REMOTI INSEDIAMENTI NEL TERRITORIO - Ricognizione archeologica a ovest dell'abitato di Martina Franca, PDF p. 52 · originale
- giugno 1099 — Il conte Goffredo dona al monastero di San Benedetto di Conversano il Monte di Sessaniano. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 135 del PDF
- 1117 — Abbazia di San Vito del Pizzo di Taranto, secondo alcuni fondata nel 1117. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 103 del PDF
- 1267 — Nel 1267 il monastero di Conversano passa sotto la badessa Dameta Paleologo: origine del toponimo Badessa Vecchia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Leonardo PALMISANO REMOTI INSEDIAMENTI NEL TERRITORIO - Ricognizione archeologica a ovest dell'abitato di Martina Franca, p. 60 del PDF · originale
- 1390 — Giovanni di Lussemburgo dona il feudo di Monte del Forno al monastero benedettino di Conversano. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 135 del PDF
- 15 luglio 1260 — Atto del 15 luglio 1260 sui confini tra Monopoli, Taranto e Ostuni. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 29 · originale
- 15 luglio 1260 — Atto del 15 luglio 1260 sui confini di Monopoli, Taranto e Ostuni, con il Castrum Martinae sul confine. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 29 del PDF · originale
- 15 luglio 1260 — Instrumentum executionis mandati regii: prima attestazione documentaria di Martina (castrum Martine). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 5 del PDF · originale
- 15 luglio 1260 — Il Castrum Martinae nel mandato regio del 1260. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- 1260 — Confini del 1260 fra Taranto e Monopoli sul versante settentrionale di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 63 del PDF · originale
- 1260 — Nel 1260 il territorio di Sant'Angelo de Grecis toccava il castello di Martina, edificato in territorio tarantino. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 26 del PDF · originale
- 1260 — Un documento del 1260 attesta la Torre di Luco (Lucidiano) come confine tra Monopoli e Taranto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Leonardo PALMISANO REMOTI INSEDIAMENTI NEL TERRITORIO - Ricognizione archeologica a ovest dell'abitato di Martina Franca, p. 87 del PDF · originale
- 1269 — Martina Franca assume dignità di feudo con i De Tocco. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1958 (1958), p. 18 del PDF · originale
- 1353 — Nel 1353 Roberto d'Angiò dona a Pietro del Tocco il feudo di Martina e la Gualda di Taranto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 48 del PDF · originale
- 1464 — Scheda d'archivio: Pietro di Tocco signore di Martina (senza data) e definizione dei confini del tenimento di Taranto (1464). Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Scritture delle Università e Feudi. Atti diversi di Taranto, Scritture delle Università e Feudi. Atti diversi di Taranto, fasc. 10/1 (1470), p. 7 del PDF · originale
- 1294 — Filippo I d'Angiò, prin- cipe di Taranto dal 1294, decide di rifondare Martina e ne incarica il vicario Francesco di Monteleone. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 9 del PDF · originale
- 1310 — Fondazione ufficiale di Martina nel 1310 per volere di Filippo I d'Angiò, principe di Taranto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 36 del PDF · originale
- circa 1305 — Fondazione del Casale di Franca Martina (circa 1305). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 30 · originale
- circa 1305 — Filippo I d'Angiò promuove la fondazione del Casale di Franca Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 30 del PDF · originale
- 1306 — Nel 1306 esiste già un casale di Martina con università e capitano. Fonte: Giovanni Liuzzi, Martina e il suo territorio dal XIII al XVI secolo - Il castrum Martinae del 1260 e la rifondazione angioina, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 10 · originale
- 1306 — Nel 1306 esiste un casale di Martina con università e capitano. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 10 del PDF · originale
- 12 agosto 1310 — Privilegio di Filippo I d'Angiò del 12 agosto 1310 a Martina; l'insediamento è detto casale della Franca Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 5 del PDF · originale
- 12 agosto 1310 – 15 agosto 1310 — Privilegi di Filippo I d'Angiò per gli abitanti della nuova Martina (agosto 1310). Fonte: Michele Ancona, Il territorio fra storia e diritto - Recenti vicende degli usi civici a Martina Franca, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 25 · originale
- 12 agosto 1310 — Privilegio di Filippo I d'Angiò che garantisce la demanialità perpetua del Casale della Franca Martina. Fonte: Redazione, Due pubblicazioni di storia patria per il settecentenario di Martina Franca, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 33, 2010, PDF p. 182 · originale
- 1310 — Nel 1310 ai martinesi libertà di pascolo nei territori di Mottola, Massafra e Ostuni. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 50 del PDF · originale
- 15 agosto 1310 — Secondo privilegio del 1310 sui pascoli. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- 1358 — Nel 1358 estesa la libertà di pascolo a Taranto, Monopoli, Noja, Matera e Brindisi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 50 del PDF · originale
- circa 1310 — Privilegi dei principi di Taranto ai coloni di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2006 n. 29: Giovanni LIUZZI ECONOMIA E TERRITORIO - Produzioni casearie tipiche delle antiche masserie di Martina, PDF p. 96 · originale
- 15 gennaio 1317 — Filippo I d'Angiò dota Martina di un distretto di due miglia di raggio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2015 n. 38: Giovanni LIUZZI STORICHE ATTIVITÀ TESSILI TRADIZIONALI - La filatura e la tessitura a Martina fra città e campagna, PDF p. 143 · originale
- 15 gennaio 1317 — Privilegio di Filippo I d'Angiò: distretto di 2 miglia attorno all'abitato. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 30 del PDF · originale
- 1317 — Nel 1317 Filippo I concede agli abitanti di Martina un distretto circolare di raggio due miglia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 10 del PDF · originale
- 15 gennaio 1317 — Concessione del distretto circolare di 4.278 ettari. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- 1315 — Nel 1315 l'università di Monopoli riesuma l'Instrumentum del 1260 contro l'esproprio subito da Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 10 del PDF · originale
- 1315 — Causa di Monopoli contro i martinesi. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- 1317 — Concessione del distretto circolare di due miglia a Martina (1317). Fonte: Giovanni Liuzzi, Martina e il suo territorio dal XIII al XVI secolo - Il castrum Martinae del 1260 e la rifondazione angioina, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 10 · originale
- 1317 — Concessione del distretto ai coloni della Franca Martina da Filippo I d'Angiò. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 53 del PDF
- 1335 — Dal 1335 Martina è castrum, abitato cinto da mura. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 12 del PDF · originale
- 1343 — Privilegio di Roberto principe di Taranto (1343) all'Università di Franca Martina per la comunità d'acqua. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1971 (1971), p. 64 del PDF · originale
- 1353 — Dal 1353 scompare per sempre l'appellativo «franca» da Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 10 del PDF · originale
- 1374 — Martina «terra» murata con quattro porte. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- circa 1358 — Intorno al 1358 Roberto d'Angiò revoca in demanio i territori; i martinesi e Pietro del Tocco ottengono conferma dei privilegi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 49 del PDF · originale
- 15 aprile 1359 — Privilegio di Roberto d'Angiò: vasto territorio concesso a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 31 del PDF · originale
- 15 aprile 1359 — Privilegio di Roberto d'Angiò: vasto territorio demaniale a Martina (15 aprile 1359). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, PDF p. 5 · originale
- 15 aprile 1359 — Il principe Roberto d'Angiò concede a Martina un vasto territorio (15 aprile 1359). Fonte: Giovanni Liuzzi, Martina e il suo territorio dal XIII al XVI secolo - Il castrum Martinae del 1260 e la rifondazione angioina, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 14 · originale
- 15 aprile 1359 — Concessione di Roberto d'Angiò del 15 aprile 1359: vasto territorio demaniale a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 14 del PDF · originale
- 15 aprile 1359 — Privilegio di Roberto d'Angiò del 15 aprile 1359: nuovo territorio ai martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, PDF p. 75 · originale
- 1359 — Nel 1359 il principe Roberto concede il territorio alla nuova Martina, trasformando i confini con Monopoli e Taranto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Giovanni LIUZZI ANTICHI CONFINI DELLA MURGIA - Alberobello le radici di un toponimo, p. 9 del PDF · originale
- 1359 — La Selva Tarentina compresa nel territorio della Franca Martina. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 165 del PDF
- 1359 — Roberto d'Angiò concede un territorio ai martinesi e al conte Pietro del Tocco. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 103 del PDF
- 1359 — Le Pianelle appartengono dal 1359 al Comune di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1994 n. 17: Domenico BLASI SUPERSTIZIONI E LEGGENDE IN VALLE D'ITRIA - Masciari e monacelli nel folklore di Martina Franca, p. 35 del PDF · originale
- 4 maggio 1360 — Inventario di Ostuni del 4 maggio 1360: quattordici abusivi martinesi spossessati. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 15 del PDF · originale
- 4 maggio 1360 — Atto notarile del 4 maggio 1360 sui recuperi di terre occupate lungo il confine di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 15 del PDF · originale
- 1371 — Con l'estinzione nel 1371 del ramo angioino di Taranto Martina perde il dominio sulla giurisdizione del territorio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 15 del PDF · originale
- 1388 — Nel 1388 Raimondo Orsini erige il grande castello di Martina, demolito nel 1668. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 14 del PDF · originale
- 1388 — Torrione (castrum novum) di Raimondello del Balzo Orsini. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- 1390 — 1390: il conte di Conversano dona al monastero di San Benedetto la masseria del Furno. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 85 del PDF · originale
- anni 1420 — Inventario 1420-1434 dei beni di Giovanni Antonio Orsini: la bagliva di Martina amministrata dalla Dogana di Taranto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 15 del PDF · originale
- 1463 — Dal 1463 al 1481 Martina è dichiarata demaniale e amministrata da ufficiali locali. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 16 del PDF · originale
- 1422 — Cappella in Sant'Antonio da Padova costruita da Giovanni de Mita, 1422. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 77 del PDF
- 11 aprile 1472 — Un martinese vende una mula alla fiera di Bitonto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22: Sebastiano SCHIAVONE ZOOTECNIA STORICA - Il mulo di Martina Franca, p. 19 del PDF · originale
- 1491 — Masseria Cavaruzzo: lapide con la data 1491 sul portale. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1984 n. 7, p. 4 del PDF · originale
- circa 1478 — Il notaio Gabriele de Angelino redige atti dal 1478 al 1504, uno dei primi notai medievali noti di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 28 del PDF · originale
- 1447 — I fuochi di Martina crescono da 232 (1447) a 1.238 (1538). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 52 del PDF · originale
- 6 luglio 1478 — Capitolare dell'Università di Martina spedito dal Sacro Regio Consiglio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, p. 7 del PDF · originale
- 6 luglio 1478 — Il Sacro Regio Consiglio spedisce all'Università di Martina il Capitolare sul buon governo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, PDF p. 7 · originale
- 1478 — Capitolare di Ferdinando I d'Aragona del 1478: avvio delle divisioni e recinzioni nel demanio di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 13 del PDF · originale
- 1479 — Transazione del 1479 tra l'abate di San Vito Giovanni Gagliardo e il martinese Nardella. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 55 del PDF · originale
- 1490 — I baglivi di Taranto sequestrano il bestiame dei martinesi (1490). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Antonio Vincenzo GRECO VICENDE DI UN SECOLARE CONTENZIOSO - Occupazione dei demani di Taranto da parte degli agrari di Martina, PDF p. 67 · originale
- 1493 — Documento del 1493 su confini contesi e comportamento prevaricatorio dei martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 56 del PDF · originale
- circa 1495 — Tra 1495 e 1509 i martinesi praticano la fida clandestina sotto la dominazione veneziana di Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 16 del PDF · originale
- 4 gennaio 1474 — Bolla di Sisto IV per la fondazione del primo convento di San Francesco a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, PDF p. 19 · originale
- 4 gennaio 1474 — Bolla di Sisto IV del 4 gennaio 1474 per il primo convento francescano di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 19 del PDF · originale
- 4 gennaio 1474 — Bolla di Sisto IV: i Frati Osservanti vengono a Martina Franca. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1936 (1936), p. 1 del PDF · originale
- 1497 — Completato il convento dei Frati Osservanti a est dell'abitato. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1936 (1936), p. 1 del PDF · originale
- 1497 — Convento di Santa Maria delle Grazie dei frati Osservanti, attestato dal 1497 al 1866. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 17 del PDF · originale
- 5 ottobre 1495 — Capitoli e Grazie concessi a Martina il 5 ottobre 1495 da Federico d'Aragona. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 17 del PDF · originale
- 5 ottobre 1495 — Placet di Federico d'Aragona ai Capitoli e Grazie di Martina (5 ottobre 1495). Fonte: Michele Ancona, Il territorio fra storia e diritto - Recenti vicende degli usi civici a Martina Franca, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 29 · originale
- 28 agosto 1497 — Il placet di Federico d'Aragona è confermato come re di Napoli (28 agosto 1497). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 29 del PDF · originale
- 1487 — Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona signore di Martina (1487-1495): usurpazioni sulla bagliva verso Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 16 del PDF · originale
- 1488 — Petricone Caracciolo, duca di Martina, gran cancelliere del Regno. Fonte: Pacichelli, Giovanni Battista, Il Regno di Napoli in prospettiva, 1703, parte III, elenco dei gran cancellieri, PDF p. 265 (vol. 3)
Ringraziamenti e fonti principali
Questo lavoro esiste grazie a chi ha studiato e custodito la storia di Martina Franca. Ogni evento riporta l'autore e l'opera da cui è tratto, con il rimando al testo originale: le citazioni sono brevi, a scopo di studio e di segnalazione, e chi vuole approfondire deve leggere le opere intere.
- «Riflessioni – Umanesimo della Pietra» (1978–2015) e il suo Centro culturale: tutti gli autori degli articoli sono citati accanto agli eventi.
- «Chiese delle masserie di Martina Franca» (CRSEC TA/51, Regione Puglia, 2004): Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente, con la prefazione e la consulenza storico-artistica di Domenico Blasi.
- Archivi di Stato di Lecce, Taranto, Bari e Brindisi, che pubblicano online i loro inventari.
- Fondazione Terra d'Otranto (articoli di Lucia Lopriore, Dora Liuzzi, Giuseppe Grassi con la cura di Angelo Sgura e altri), Festival della Valle d'Itria (archivio delle edizioni), Comune di Martina Franca (pagine di storia e schede dei luoghi, licenza CC-BY 4.0) ed Ecomuseo di Valle d'Itria.
- Emeroteca della Provincia di Brindisi, che rende consultabili riviste e quotidiani.
- «Giorno per Giorno», periodico di Martina Franca, e gli studiosi e le riviste citati nelle note (Studi Salentini, Archivio Storico Pugliese, Japigia, Brundisii Res e altre).
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Il racconto è costruito sugli eventi della cronologia, ognuno con la sua fonte: i fatti su Martina vengono tutti da lì. Le spiegazioni delle parole e i brevi cenni di storia generale, dove ci sono, sono aggiunti per aiutare chi legge e non sono documentati negli eventi. Se trovi un errore o una fonte migliore, segnalalo.