Storia della città
La storia di Martina Franca raccontata a partire dalle fonti. Ogni fatto rimanda, con numeri in nota, agli eventi della cronologia da cui deriva; ogni evento ha la sua fonte e, dove possibile, il link al testo. Dove le fonti si contraddicono, il racconto lo dice. Le parole difficili sono spiegate nel glossario.
L'Ottocento
Nell'Ottocento a Martina cambia chi comanda e chi possiede la terra: il 2 agosto 1806 finisce la feudalità e i duchi Caracciolo perdono il loro potere sul territorio; nel 1827 muore Petracone VIII Caracciolo. I conventi, cioè le case dei frati e delle monache, vengono chiusi a partire dal 1809, e le loro terre passano allo Stato e poi a nuovi proprietari: i beni degli ordini religiosi sono incamerati nel 1865 o 1866, quelli del Capitolo nel 1870.
Per tutto il secolo si discute e si litiga sui demani, le terre che appartenevano a tutta la comunità, e su chi può usarle: dalla «quinta parte» del 1801 al tumulto popolare del 1845, dall'ordinanza dell'intendente del 1849 alla relazione dei periti del 1900, che scioglie la promiscuità con Mottola. Le terre si misurano con i catasti, e le vigne crescono: nel 1895 nasce la prima cooperativa vinicola, secondo un articolo del 1974.
Nel 1864 il Comune è autorizzato ad assumere il nome di Martina Franca; negli stessi anni, dal 1862 al 1864, le carte parlano anche di briganti, uomini armati che vivevano fuori dalla legge, nelle campagne.
Le terre della comunità e la quinta parte
L'Ottocento si apre con una disputa sulla terra. A Martina c'erano i demani, terre di uso collettivo, cioè della comunità, e da tempo si trattava di liberarle da diritti e vincoli con l'affrancazione; quelle operazioni erano state interrotte dal tumulto del 1798, di cui qui non si dice altro. [1] Ripresero nel 1801, dopo l'ispezione del visitatore economico Domenico Acclavio, che con un nuovo decreto confermò le ordinanze del Vivenzio. [1][2] Il decreto consentiva di affrancare i demani meno la quinta parte, da distribuire ai contadini che non possedevano terra. [1][2] Nello stesso 1801, secondo Martino Marinosci, un dispaccio del 18 luglio 1801 dichiarò aperto, e soggetto al pascolo, il territorio demaniale dei martinesi, confermando l'ordinanza di Vivenzio. [3] La questione dei demani tornerà più volte nel corso del secolo, fino alla relazione dei periti del 1900. [1][4]
Il ritorno dei Desiati e i soldati francesi
Il secolo comincia con il ritorno di chi era stato lontano. I fratelli Giovanni Antonio e Ambrogio Desiati, dopo il 1799, erano considerati rei di Stato, cioè accusati di aver tradito lo Stato, e avevano il patrimonio temporaneamente confiscato. [5][6] Poterono rientrare a Martina solo dopo la pace di Firenze tra la Francia e il Regno di Napoli, che la fonte data al 26 marzo 1801 (nelle storie generali il trattato è datato al 28 marzo) e che condonò chi aveva aderito alla Repubblica Napoletana. [5][6] Tre anni dopo compaiono nelle carte anche i francesi. Nell'aprile 1804 una fonte parla di un malcontento che rischiava di degenerare in rivolta armata, dopo l'insurrezione antifrancese scoppiata a Martina. [7] Nel giugno di quell'anno truppe francesi erano di stanza in città. [8] Il 10 giugno, con l'autorizzazione del comandante Crepard, due membri della banda musicale annessa a quelle truppe, alloggiati in casa dei Selvaggi, resero testimonianza giurata a favore di Giuseppe Nicola e Vincenzo Selvaggi, padre e figlio, accusati dell'omicidio di Raffaele Fischetti; l'atto fu redatto dal notaio Gaetano Dionisio Greco. [8]
Quattro masserie vendute, un prezzo da rivedere
La storia dei Barnaba mostra come una proprietà potesse cambiare mano e finire davanti ai giudici. Il 1° ottobre 1804 morì, a circa novant'anni, don Francesco Barnaba, già abate e poi dottore in legge, rimasto celibe: lasciò i possessi al nipote Nicola Tommaso. [9] Il 22 aprile 1805 il sacerdote Francesco Conti acquistò da Nicola Tommaso, che la fonte chiama conte, quattro masserie per 36.000 ducati. [10] Il Conti però intentò un giudizio di lesione, cioè chiese di rivedere un prezzo che giudicava sfavorevole, e con la transazione del 4 ottobre 1808 il prezzo fu fissato in 30.000 ducati. [11] Il 10 giugno 1810 il Tribunale di prima istanza di Lecce intimò ai creditori di non turbare il Conti nel possesso, se avesse pagato il prezzo per estinguere i debiti. [12] Nicola Tommaso Barnaba, terzo e ultimo conte, nato a Napoli nel 1744, morì a Martina il 31 dicembre 1826; la fonte descrive la sua come una vita resa infelice dai debiti ereditati. [13]
Il 2 agosto 1806: finisce la feudalità
Una legge del 2 agosto 1806, l'eversione della feudalità, cancellò a Martina l'antica distinzione tra distretto e territorio feudale e uniformò la gestione del territorio comunale. [14] Cessò così il ducato dei Caracciolo come signoria sul territorio, che durava dal 1507 secondo il sito del Comune. [15] Il titolo di duca restò invece alla famiglia: Placido è ancora detto duca nel 1809, e duca di Martina è detto Petracone VIII. [16][17] Fino ad allora il territorio era ripartito in tre baglive: quella del distretto e quella verso Monopoli, gestite dall'Università, e quella verso Taranto, di competenza dei duchi. [18] Secondo un altro studio, il duca esercitava la bagliva fino a La Foggia di Notar Luca, una situazione che lo studio giudica contraria alle decisioni del 1566 e che durò fino al 1806. [19] Una vasta area ex tarantina, ceduta a Martina nel 1317 e nel 1359, rimase fino a quell'anno sotto la giurisdizione baiulare dei feudatari. [20] Per Giovanni Liuzzi la sistematica privatizzazione del territorio demaniale alimentò una sorda lotta tra la borghesia egemone e il proletariato urbano e rurale. [21] Un articolo del 1980 scrive che con la formazione del catasto del 1807 ogni «terra universale», cioè ogni terra della comunità (l'Università, come si chiamava allora il Comune), fu definitivamente accatastata ai galantuomini. [22]
Tamburrello, le bestie e la sentenza sul duca
Un esempio di come la casa ducale gestiva i suoi beni è la masseria con il bosco di Tamburrello. Il 1° agosto 1801 Francesco Fedele riprese in fitto la masseria per sei anni, con un canone di 500 ducati; l'erario del duca era don Nicola Fanelli. [23] Il 27 e 28 settembre gli alberi del bosco furono venduti all'asta (all'incanto), per 950 ducati, al martinese mastro Pietro di Lonardo, con taglio da completare in sette anni per carboni e legnami. [24] Quattro anni dopo, la Mappa degli animali dello Stato di Martina, datata 1805, elenca per il duca Placido Caracciolo 169 equini, 467 bovini, 317 bufalini, 2.050 ovini e 1.443 caprini. [25] Poi venne la Commissione feudale (Commissione feudale), che doveva giudicare le cause tra le università e i baroni. [26] Una fonte colloca al 12 ottobre 1809 la sentenza della Commissione sul duca Placido, ex feudatario di Martina, Locorotondo e Mottola; un'altra parla di una sentenza del 23 febbraio 1810: le fonti non dicono se sia la stessa decisione. [16][26] Quella del 1810 stabilì che il duca non poteva esercitare il diritto di fida nei territori di Mottola e dichiarò di piena proprietà della casa ducale i parchi e i fondi dell'apprezzo del 1652 (Tamburello nella scheda, Lama delle Mele, Cavoto). [26] Il 29 maggio 1814 la masseria Tamburrello fu presa in fitto per sei anni da Giuseppe Fedele e Michele Maffei, a 1.892 lire l'anno. [27]
I conventi chiudono
Nel 1809 la soppressione degli ordini monastici che possedevano beni toccò anche Martina. [28] A deciderla, secondo la fonte, fu il re di Napoli Gioacchino Murat. [29] Per i Conventuali, i Francescani neri, fu la fine della presenza a Martina: i loro beni furono in parte venduti all'asta alla borghesia agraria cittadina e in parte gestiti dal Demanio Regio. [30] La loro masseria di Sant'Elia passò al Real Demanio e poi a privati di Locorotondo. [28][29] Lasciarono Martina anche i Carmelitani, e la loro masseria fu devoluta allo Stato in attesa di essere venduta all'asta; la devozione per la Madonna del Carmelo, però, era più antica del loro arrivo e rimase dopo la loro partenza. [31][32] Per i Cappuccini la prima soppressione fu quella del 1811, due anni dopo. [33] Il loro convento di Santa Maria d'Idria era stato anche sede di un lanificio, una fabbrica di panni di lana; un documento del 1815, dopo la restaurazione borbonica, lo definisce già lanificio, «abolito e ora rimesso». [33]
Gli ultimi Caracciolo
Le ultime generazioni dei Caracciolo a Martina furono brevi. Secondo Michele Pizzigallo, citato dall'articolo, il duca Placido Caracciolo, scudiero del re, «stanco e deluso» si ritirò a Martina alla caduta di Gioacchino Murat e vi morì l'8 aprile 1815, appena trentenne. Murat però perse il trono nel maggio 1815, dopo la data indicata per la morte di Placido: la cronologia della fonte sembra non tornare. Il titolo passò al figlio undicenne Petracone VIII. [34] Nel 1819 la vedova, la duchessa Francesca Giudice Caracciolo, vendette per 84 ducati a un beccaio (macellaio) martinese l'invaso chiamato La Foggia di Spiano e l'area intorno. [35] Nel 1824 la sorella di Petracone, Argentina, sposò il duca Riccardo de' Sangro; una fonte indica il 27 novembre. [36][37] Il 3 agosto 1827 Petracone VIII morì a Martina, non ancora ventitreenne, e si estinse la linea maschile dei Caracciolo del Leone, che secondo l'articolo per tre secoli aveva avuto un ruolo determinante nella storia della città. [38][17][39] Sul destino dei beni le versioni divergono: secondo una fonte titolo e beni privati passarono ad Argentina, secondo un'altra il patrimonio fu diviso tra lei e la madre. [38][17][36] Per il Comune la successione passò ai Caracciolo-De Sangro, con un titolo ormai solo nominale. [40]
Misurare la terra: catasti e vigneti
I catasti ottocenteschi offrono alcuni numeri su Martina. Le fonti ne citano più d'uno (1807, 1815, 1822) e non dicono come si raccordino tra loro. [22][41][42] Secondo un articolo del 1979, il catasto murattiano di Martina fu impiantato nel 1815; vi risultano, per esempio, gli immobili urbani di un solo ente, il Conservatorio della Misericordia, con un reddito imponibile di 172 ducati. [41] Secondo uno studio di Luigi De Michele, a Martina nel 1806 il reddito imponibile dei beni urbani (industrie e fabbricati) era di 86.038 ducati, contro 4.870 a Locorotondo, 3.287 ad Alberobello e 5.311 a Cisternino. [43] Il catasto provvisorio del 1822 registra 2.115 tomoli di vigneto su 30.780 di superficie agraria, il 6,87%, in lotti molto frazionati e per lo più di proprietà contadina. [42] Rispetto al 1753, quando i vigneti erano 1.198 tomoli, in sessantanove anni la superficie era dunque cresciuta. [44] Un altro studio scrive però che dai primi dell'Ottocento al 1822 la quota del vigneto scese dall'8,11% al 7,2%, mentre a Cisternino e Locorotondo cresceva. [45] I dati non coincidono del tutto: per il 1822 si legge 6,87% in una fonte e 7,2% nell'altra, e le due fonti raccontano andamenti diversi (crescita dal 1753 nell'una, calo dai primi dell'Ottocento nell'altra); le fonti non spiegano la differenza. [42][45][44] Una terza voce descrive il catasto provvisorio del 1822 come comprendente solo i pochi beni rimasti al Real Demanio dopo la soppressione dei Conventuali: una descrizione diversa dalle altre due. [46]
Masserie che cambiano mano
Nel catasto del 1822 le masserie hanno un nome, un'estensione e un intestatario. La masseria Carruccio, di 200 tomoli, era intestata a Donato Stefano Carucci. [47] Bellosguardo, di 125 tomoli in contrada Lama del Suovero, risultava ai fratelli Natale e Francesco Chiafele. [48] Piscinella, di 206 tomoli, era pervenuta ai Nardone di Alberobello. [49] Tre masserie in località Lugo (o «Il Lugo»), nell'area di Luco e Luchicchio, erano accatastate per 237 tomoli, circa 200 ettari secondo la stessa fonte. [50] Alla masseria Badessa le monache cistercensi avevano in catasto solo 35 tomoli di seminativi su 230: il resto era bosco, oggi perduto. [51] Ma le masserie non restavano ferme: passavano di mano per affitto e per vendita. Il 12 febbraio 1822 il monastero di San Benedetto affittò a Francesco Giacomo Basile la masseria di Sisignano per il sessennio 1822-1828, a 600 ducati annui; il contratto fu stipulato a Conversano. [52] Il sacerdote martinese Pietro Antonio Semerari, unico offerente all'asta di Lecce, comprò dallo Stato la masseria Volza; l'atto fu rogato a Napoli il 20 giugno 1832. [53] Dal 1853 Giovanni Semerari iniziò ad assegnare in enfiteusi le terre di Volza, e alla sua morte, il 22 giugno 1862, gran parte della masseria era già quotizzata. [54]
Cappelle e case di campagna
Diverse masserie avevano una chiesetta; la fonte principale è un censimento di queste chiese. [55][56][57][58] La chiesa di quella che oggi è Masseria Sciaio, secondo la fonte, risale al 1805, come indica l'iscrizione, e si colloca nel passaggio dal rococò al neoclassico. [55] Nella masseria Luco una lapide interna dice la chiesa dedicata nel 1806 alla Vergine del Monte Carmelo, mentre un'altra la intitola alla Madonna della Pace. [56] Secondo la fonte, con l'abolizione della feudalità (1806) cadde il divieto di innalzare stemmi nobiliari, e anche nelle chiese rurali si diffusero le armi dei nuovi notabili (gli «egemoni» della fonte). [59] Nel 1821 la chiesa dell'Immacolata di Sorangelo fu costruita dall'alberobellese Francesco Paolo Colucci. [57] Michele Santoro eresse nel 1845 quella della Madonna di Loreto: la fonte lo ricorda come patriota, maggiore e comandante della Guardia Nazionale, ruolo che lo vediamo ricoprire nel 1864. [58][60] Gioacchino Guarini fece costruire nel 1851 la chiesa della Vergine dei Sette Dolori. [61][62] Alcune masserie servivano anche da residenza: una lapide del 1846 sul portale del giardino di Masseria Delfino documenta l'uso come casa di villeggiatura, e nel 1872 Caterina Chiafele fece erigere nella sua masseria un nuovo stabile su tre livelli, simile ai palazzi neoclassici della città. [63][64]
Altari, tele e pittori
Anche nelle chiese si continuò a costruire e a dipingere. Nel novembre 1802 fu terminato un altare di marmo del Santissimo Sacramento. [65] Due anni dopo il pittore Domenico Carella firmò e datò l'Ultima Cena che completa la cappella del Santissimo Sacramento. [66] Carella, ritiratosi a Martina in tarda età per lavori pittorici, vi morì, secondo la fonte, il 12 settembre 1813. [67] Un'iscrizione dice che nel 1822 don Pietro Antonio Casavola, a proprie spese, «curò di edificare» l'altare della Madonna dei sette dolori (la scheda parla anche della sua immagine). [68] Il pittore Giovanni Caroli dipinse nel 1837 il ritratto a olio di padre Pietro Carbotti da Martina per la chiesa dei Cappuccini, e nel 1852 una Deposizione per la chiesa di Masseria Guardarello. [69][70][71] Nel 1854 Aloiso Miani rifece un altare in onore di Gerolamo Emiliani. [72] Per l'altare del Carmine, il pittore locorotondese Antonio Semeraro dipinse nel 1878 una Santa Filomena, su commissione di Giovanni Basile. [73] Una lapide del 1882 ricorda infine il restauro di un tempio «in onore di Cristo spirante», fatto con le offerte dei fedeli sotto l'arciprete Silvestro Bello. [74]
Una collegiata e un contrasto tra preti
Il 1° giugno 1842, per iniziativa dell'arcivescovo di Taranto Raffaele Blundo, la chiesa di San Martino fu dichiarata vera collegiata dagli esecutori plenipotenziari del Concordato; Ferdinando II lo confermò il 23 novembre dello stesso anno. [75] Sei anni dopo una fonte registra un contrasto nel clero. Nel 1848 il sacerdote Vincenzo Lupoli, non essendo stato investito della mozzetta nell'elezione di quattro preti fatta dall'arcivescovo di Taranto, radunò il popolo, andò in chiesa e investì altri quattro preti, dichiarando nulle le nomine dell'arcivescovo. [76]
Il tumulto del 1845 e le carte del 1849-50
Le occupazioni delle terre demaniali, secondo uno studioso, continuarono finché la popolazione martinese trovò sfogo nel tumulto popolare del 1845. [77] Il 6 febbraio 1845 i vaticali, parola locale dal significato incerto, devastarono il bosco della masseria Bellosguardo, dei fratelli Chiafele, chiedendo la riapertura dei demani; seguirono solo arresti e condanne. [78][77] Un'altra fonte parla di una folla armata di contadini poveri e vaticali che, tra il 6 e l'8 febbraio, occupò la masseria; la rivolta fu repressa. [79] Quattro anni dopo arrivò un nuovo atto ufficiale. Secondo Giovanni Liuzzi, dopo il ritorno sul trono di Napoli di Ferdinando di Borbone, che la fonte data al 1816 (il ritorno è del 1815), la questione dei demani sembrava superata, ma riesplose con l'ordinanza del 16 febbraio 1849 dell'intendente di Terra d'Otranto. [80] Le carte dell'Archivio di Stato di Lecce, però, parlano ancora di una domanda di autorizzazione a stare in giudizio contro Comuni definiti usurpatori dei demani (fascicolo del 1821-23) e di un'antica causa per la divisione dei demani Parparo e Cupina (fascicolo del 1829-30); e nel 1845 c'era stato il tumulto: nelle carte la questione non scompare. [81][82][77] Gli occupatori iscritti nella mappa topografica furono invitati a presentarsi a Lecce il 18 aprile per dimostrare i propri titoli; altrimenti rischiavano la condanna agli arretrati dei censi e al rilascio della quinta parte. [83][84] A scontrarsi erano il Comune e i proprietari del territorio: alcune decine di martinesi si rivolsero agli avvocati Macchia e Marangi, che nei primi due mesi del 1850 fecero stampare a Lecce tre allegazioni a difesa dei proprietari contro il Comune. [85][86] Il 18 febbraio 1850 l'ordinanza dell'intendente respinse la tesi dei notabili proprietari secondo cui la concessione del 1359 era riservata ai primi abitanti. [87]
Le decime dovute alla Chiesa
Anche la Chiesa riscuoteva dai campi, con la decima. La rivela del 1807, la dichiarazione dei beni posseduti, registra beni del monastero di San Benedetto a Martina, Mottola e Noci: a Martina la masseria Monte del Forno, di 156 tomoli. [88] Il 24 luglio 1810, su azione del Comune di Martina, la Commissione feudale abolì le decime della mensa vescovile di Monopoli sull'ex feudo di Santa Maria di Cignano. [89] Il monastero di San Benedetto, invece, il 28 maggio 1839 fece affiggere a Martina il quadro dei suoi debitori di decime; tre proprietari martinesi si opposero, contestando il diritto di decimare, e la causa fu avviata a Lecce. [90] Dopo l'approvazione del Tribunale Civile di Lecce (28 novembre 1843) e il beneplacito regio (1° maggio 1844), nel novembre 1844 i fondi furono dichiarati sciolti dalla decima, con canoni in denaro da pagare il 15 agosto di ogni anno. [91][92]
Confini e promiscuità
Per tutto il secolo i confini del territorio restarono materia di controversia. Le revisioni del confine del 1806 e del 1816 alterarono l'assetto del territorio tra Martina e Locorotondo. [93] Il Tribunale Civile di Napoli pronunciò il 13 novembre 1811 la sentenza arbitramentale sulla divisione del Monte di Scio, con terreni in territorio di Martina. [94] Nel 1814 un incartamento registra la vertenza tra i Comuni di Martina e Mottola e l'ex feudatario per la divisione del demanio. [95] Nello stesso periodo il medico e naturalista Martino Marinosci, nella Statistica di Martina composta tra il dicembre 1814 e il marzo 1815, indicava i limiti di confine con Ceglie sopravvissuti ai suoi tempi. [96] Un fascicolo del 1821-23 parla di una domanda per stare in giudizio contro i Comuni di Taranto e Martina, definiti usurpatori dei demani. [81] La questione dei confini tra Alberobello e Martina (oggi Martina Franca) fu posta per la prima volta nel 1862. [97] Un fascicolo d'archivio datato 1881-1882 registra lo scioglimento della promiscuità, cioè dei diritti in comune sugli stessi terreni, con i Comuni di Martina e Mottola, con atti compilati nel 1875. [98] Il 31 agosto 1900 i periti presentarono una relazione sull'estensione degli usi civici; nel settembre dello stesso anno Martina e Mottola decisero in modo conclusivo lo scioglimento della promiscuità su 8.580 ettari, situati in contrade mottolesi. [4][99]
Briganti nelle masserie
Dopo la nascita del Regno d'Italia, nel 1861, le carte degli anni 1862-1864 parlano di briganti nelle campagne. Nell'aprile 1862 Domenico Bosco, di Gioia del Colle, catturato e processato, dichiarò che in tutte le masserie di Noci, Mottola e Martina i briganti erano favoriti e trovavano da mangiare. [100] Il 25 novembre il brigante locorotondese Leonardo Miceli evase dal carcere di Martina grazie alla complicità di un secondino. [101] Il 1° dicembre la banda del sergente Romano, rimasta isolata, fu assalita presso la masseria Monaci dalla Fanteria e dalla Guardia Nazionale e si disperse. [102] Il 16 gennaio 1863 il soldato sbandato martinese Lorenzo Fragnelli, ventitreenne, fu catturato dalla Guardia Nazionale di Monopoli alla masseria Centrone; secondo l'autore, prima di essere fucilato maledisse i borbonici del suo paese. [103] Quasi un anno dopo, il 4 gennaio 1864, la Guardia Nazionale di Martina scovò il capobanda Cosimo Mazzei, detto Pizzichicchio, nascosto in una masseria alle falde dei Monti di Martina: la fonte scrive Immacolatella e corregge in Ruggieruddo. [104] Un elenco firmato il 6 luglio 1864 e aggiornato al 26 agosto conta trentadue individui arrestati o uccisi dalla Guardia Nazionale agli ordini del maggiore Michele Santoro. [60]
Il nome Martina Franca
Nel 1864 il Comune di Martina fu autorizzato con regio decreto ad assumere la denominazione di Martina Franca. [105] Secondo il sito del Comune, il decreto è del 14 febbraio 1864 e serviva a distinguere la città da un omonimo paese ligure. [105] Un altro articolo cita invece il regio decreto n. 1704 del 18 febbraio 1864: le due date non coincidono e non si sa se i due decreti siano lo stesso atto. [106] Lo stesso articolo osserva che un elenco firmato nel 1864 da Michele Casavola è forse uno dei primi atti ufficiali in cui la città è chiamata così. [106]
I beni incamerati dallo Stato
Dopo l'Unità il nuovo Stato incamerò i beni degli ordini religiosi e di alcuni enti ecclesiastici. Secondo Aldo Montanaro, il 10 luglio 1865 il Demanio Nazionale del Regno d'Italia incamerò le proprietà di tutti gli ordini monastici, maschili e femminili (circa 4.000 tomoli nel territorio di Martina). [107] Un'altra fonte colloca nel 1866 l'incameramento dei beni dei monasteri femminili, tra cui la masseria Badessa; le due date non si accordano e restano aperte. [108] Come contesto: la legge italiana che soppresse gli ordini religiosi è del 7 luglio 1866 e quella che liquidò i beni di enti come i capitoli è del 15 agosto 1867, ma nelle province ex napoletane un decreto del 17 febbraio 1861 aveva già avviato la soppressione delle corporazioni religiose; il contesto, quindi, non risolve la questione. Con approvazione ministeriale del 6 ottobre 1865 l'ex convento di San Francesco fu alienato dallo Stato alla Congregazione di Carità di Martina; un decreto del re dato a Torino il 10 luglio 1868 autorizza la stessa Congregazione ad acquistarlo. Le due date (1865 e 1868) non si accordano del tutto, e le carte non dicono come vadano lette insieme. Si noti che giorno e mese (10 luglio) sono gli stessi dell'incameramento del 1865 citato da Montanaro: le fonti non commentano la coincidenza. [109][110][111][107] Il 15 maggio 1870, sempre secondo Montanaro, furono incamerati i beni del Capitolo di Martina, poi acquistati da numerosissimi proprietari e contadini. [112]
Piccoli campi, viti e scalpellini
Negli ultimi decenni del secolo la terra si divide in parti sempre più piccole. Tra il 1871 e il 1882 molti terreni della masseria degli eredi di Nicola Nigri furono quotizzati in settantacinque appezzamenti, ceduti per lo più a piccoli coltivatori. [113] Nel 1875 Sorangelo ebbe la prima radicale divisione, anche dei fabbricati. [114] In territorio di Martina molti proprietari lottizzarono le masserie in quote di circa un tomolo, concesse in enfiteusi ai contadini: 320 fondi nel 1890. [115] Intanto, negli anni 1870-1875, esplose una vera febbre della vite, con un mutamento economico e sociale: la fonte la collega alla distruzione dei vigneti francesi per la fillossera. [116] Secondo uno studio del 1962 citato da De Michele, la diffusione del vitigno bianco di Alessano nelle Murge martinesi risale al 1870 circa. [117] Secondo un articolo del 1974, la prima cooperativa vinicola di Martina nacque il 6 gennaio 1895, circa un decennio prima delle prime emiliane, ma senza lunga progenie. [118] Secondo Michele Pizzigallo, dopo il 1870 ci fu anche una rinascita edilizia, favorita dall'azione amministrativa di Alessandro Fighera; egli ricorda inoltre scalpellini come Francesco Corrente detto Marcomagno. [119]
Lasciti per i poveri e per le confraternite
Tra le carte dell'Ottocento ricorrono i lasciti per testamento a favore dei poveri e delle confraternite. Alle confraternite: nel 1835 il re autorizzò la Congrega del Carmine ad accettare il legato di Gregorio Ancona, e nel 1839 quello di Maria Carmela Fedele alla Congrega dell'Assunta; Antonio Di Giuseppe nel 1847 dispose un legato per le congreghe della Natività e dell'Addolorata. [120][121][122] Ai poveri di Martina lasciarono Rosa Cappellari nel 1843, Vitantonio Chiara nel 1844, Vitantonio Colucci nel 1853 e Maddalena Casavola nel 1856. [123][124][125][126] Giuseppe Ruggieri lasciò nel 1850 un legato per i maritaggi dei poveri, cioè per dotare ragazze povere. [127] Nel 1855 anche l'arcivescovo di Taranto Raffaele Blundo, con testamento depositato il 13 aprile, lasciò un legato a favore, tra gli altri, dei poveri di Martina, e il 5 settembre Luca Pastore dispose un legato a favore del Reverendo Capitolo di Martina. [128][129]
Esposti, ospedale e asili
Altre carte dell'Ottocento riguardano chi aveva bisogno di assistenza. Il 22 marzo 1825 una bambina di nome Agostina fu trovata abbandonata sull'altare della cappella del Crocifisso, un caso che la fonte porta come esempio dell'uso delle chiesette fuori dall'abitato per lasciare gli esposti. [130] Nel 1865 fu soppresso l'ente Ospedale; alcuni terreni (alle masserie Carpari e Calianno) donati dagli ex Conventuali passarono alla Congregazione di Carità, la stessa a cui lo Stato alienò l'ex convento di San Francesco con l'approvazione ministeriale del 6 ottobre 1865. [131][109] Una serie d'archivio datata dal 1881 raccoglie richieste di sussidi per gli asili d'infanzia alla Provincia di Terra d'Otranto, tra cui una di Martina Franca; la serie riguarda Comuni e Congregazioni di Carità, e non si sa quale dei due la presentò. [132]
Polizia, associazioni e giornali
Alcune carte mostrano come la vita politica fosse seguita da vicino e come ci si organizzasse. Gli elenchi di polizia sui settari indicano come «effervescenti» nel 1820 due proprietari e carbonari di Martina, Raffaele Grassi e Domenico Desiati. [133] Un'altra segnalazione di polizia riguardava le coppole alla polacca, moda venuta da Napoli, che nel 1831 i giovani usavano a Taranto e a Martina. [134] Nel 1874 le Società Operaie di Mutuo Soccorso di varie città pugliesi, tra cui Martina Franca, rimasero estranee ai tentativi insurrezionali. [135] Il periodico «L'Argine», dal settembre 1892, propugnava la candidatura dell'on. Paolo Grassi. [136]
Strade, misure, fiere e costumi
Altre carte riguardano gli scambi e la vita di ogni giorno. Dal 1836 al 1852 fu realizzata la provinciale Martina-Locorotondo-Fasano. [137] Fino al 1840 Martina e altri paesi della Murgia dei Trulli usarono come misure agrarie lo stoppello (o quartiere) e il tomolo, di otto stoppelli; quell'anno il governo borbonico unificò le misure. [138] Il nome «tomolo» continua però a comparire nelle fonti ben oltre il 1840 (4.000 tomoli nel 1865, quote di circa un tomolo nel 1890). [107][115] Nel 1857 le fiere si tennero in cinque periodi dell'anno e ogni lunedì c'era il mercato settimanale. [139] Descrivendo nel 1887 il «superstite costume» di Martina Franca, Cosimo De Giorgi notava con rammarico che era ormai un costume «superstite» il vestito di fustagno turchino cupo. [140]
Case, famiglie e luoghi
Alcune famiglie e alcune case lasciano tracce nelle carte. L'8 agosto 1803 Arcangelo Desiati sposò Anna Aprile, nipote per parte di padre del noto cantore Giuseppe Aprile, detto Scirolino. [141] Nel 1817 un Basile edificò sul suolo dell'antica casa dei di Lonardo, nel centro abitato, un grande palazzo con lo stemma di famiglia, che conserva la denominazione di Palazzo Masella. [142] Nel 1829, secondo la fonte, Francesco Antonio Ciaia, già ambasciatore della Repubblica Napoletana a Parigi, si trasferì a Martina, a Masseria di Sciaio, dove diede origine al toponimo: è la masseria la cui chiesa, come si è visto, risale al 1805. [143][55] Nel 1846 il palazzo che oggi è in via Mazzini, con affreschi di Carella, fu comprato dal medico e botanico Martino Marinosci. [144]
Uomini di studio e di penna
Martino Marinosci, medico e botanico, non fu il solo uomo di studio di quel secolo. Giambattista Lanucara, scienziato e letterato, morì il 13 maggio 1835; la fonte lo dice «novantenne» e nato a Martina nel 1754, ma dal 1754 al 1835 passano 81 anni, e le due indicazioni non si accordano. Secondo il testo citato, gran parte del suo patrimonio librario finì nella biblioteca di Posillipo; l'articolo da cui è tratta riguarda però un territorio di Ostuni, e non è detto dove si trovasse quella biblioteca. [145] Nel marzo 1863 Martino Piccinni scrisse sul «Cittadino Leccese» un articolo che invitava il clero all'ordine e all'amore di patria; contro di lui circolò un «libello famoso», cioè diffamatorio, fatto di manoscritti e voci di malcontento. [146] Michelangelo La Sorte, narratore e pedagogista, nacque a Martina nel 1882. [147]
Uno sguardo d'insieme
A scorrere il secolo, la terra è uno dei fili principali. Dal 1801 alla relazione dei periti del 1900, i demani tornano di continuo, tra ordinanze, tumulti e cause. [1][3][77][80][85][4][99] Cambia chi possiede: dalla fine del ducato come signoria ai beni dei conventi venduti, fino ai beni del Capitolo acquistati da molti proprietari e contadini e alle masserie divise in piccole quote. [15][30][112][115][64][63] Cambiano anche il lavoro e l'economia, con le viti e i cantieri degli scalpellini, e nelle masserie nascono cappelle e case padronali. [116][119][56][57][58][61] Restano aperti, tra gli altri, i punti su cui le fonti non si accordano: la data del decreto sul nome (14 o 18 febbraio 1864), quella dell'incameramento dei beni dei monasteri femminili (1865 o 1866), la lettura insieme delle date 1865 e 1868 per l'ex convento di San Francesco e la sorte del patrimonio dei Caracciolo. [105][106][107][108][111][36][38]
- 1801 — Il visitatore Acclavio conferma le ordinanze Vivenzio sui demani (1801). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 21 · originale
- 1801 — Ispezione del visitatore Domenico Acclavio sui demani. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 21 del PDF · originale
- 18 luglio 1801 — Dispaccio che dichiara aperto il territorio demaniale dei martinesi. Fonte: Martino Marinosci, La questione dei demani nella Martina di metà Ottocento, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 12, 1989, PDF p. 69 · originale
- 31 agosto 1900 — Relazione del 31 agosto 1900 dei periti Galeone, de Introna, Fedele e Barberio sui demani di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 28 del PDF · originale
- 26 marzo 1801 — Pace di Firenze: i rivoluzionari martinesi Desiati possono rientrare a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 116 del PDF · originale
- 26 marzo 1801 — Pace di Firenze del 26 marzo 1801: i Desiati inquisiti nel 1799 rientrano a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 116 del PDF · originale
- aprile 1804 — Insurrezione antifrancese scoppiata a Martina nell'aprile 1804. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1966 (1966), p. 391 del PDF · originale
- 10 giugno 1804 — La banda musicale delle truppe francesi a Martina. Fonte: «Siam liberi in fine…», documenti dell'Archivio di Stato di Taranto sul 1799, 1999, n. 150: ASTa, notaio Greco Gaetano Dionisio, Martina, 1804, scheda 303, cc. 91r-93r, doc. 150, PDF p. 168
- 1 ottobre 1804 — Morte di don Francesco Barnaba. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 149 del PDF · originale
- 22 aprile 1805 — Il sacerdote Francesco Conti acquista quattro masserie dal conte Barnaba. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, PDF p. 150 · originale
- 4 ottobre 1808 — Transazione che fissa il prezzo delle masserie Barnaba-Conti a 30.000 ducati. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 150 del PDF · originale
- 10 giugno 1810 — Sentenza del Tribunale di Lecce sul contenzioso Conti-Barnaba. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 150 del PDF · originale
- 31 dicembre 1826 — Morte a Martina di Nicola Tommaso Barnaba, ultimo conte. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 150 del PDF · originale
- 2 agosto 1806 — 2 agosto 1806: eversione della feudalita annulla a Martina la distinzione tra distretto e territorio feudale. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 44 del PDF · originale
- 1806 — Eversione della feudalità e fine del ducato. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- 12 ottobre 1809 — La Commissione feudale emette la sentenza sul duca Placido Caracciolo (12 ottobre 1809). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Lucrezia Maria TATEO PATRIMONIO DEI DUCHI DI MARTINA - Rendite degli ultimi Caracciolo nei primi decenni dell'Ottocento [territori di Martina Franca e di Mottola], PDF p. 121 · originale
- 1827 — Morto senza prole Petracone VIII Caracciolo, il titolo di duca di Martina passa alla sorella Argentina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1985 n. 8: Pasquale LENTINI MOTTOLA: CONOSCERE SAN BASILIO - Vicende storiche di un antico insediamento rurale trasformato nei secoli da una grande casata feudale [San Basilio - Mottola], p. 19 del PDF · originale
- 1806 — Fino all'abolizione del feudalesimo (1806) il territorio martinese è ripartito in tre baglive. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, p. 39 del PDF · originale
- 1806 — 1806: abolizione del feudalesimo, fine della bagliva ducale estesa a nord. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 78 del PDF · originale
- 1806 — Abolizione della feudalità nel 1806: fine della giurisdizione baiulare dei Caracciolo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, PDF p. 26 · originale
- 1806 — Abolizione della feudalità e privatizzazione del demanio martinese. Fonte: Martino Marinosci, La questione dei demani nella Martina di metà Ottocento, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 12, 1989, PDF p. 69 · originale
- 1807 — Catasto del 1807: terre universali accatastate ai galantuomini. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1980 n. 3, p. 4 del PDF · originale
- 1 agosto 1801 — Il 1° agosto 1801 Francesco Fedele riprende in fitto la masseria Tamburrello dalla casa ducale di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 24 del PDF · originale
- 27 settembre 1801 — Incanto del 27-28 settembre 1801 per la vendita degli alberi del bosco Tamburrello a mastro Pietro di Lonardo, martinese. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 24 del PDF · originale
- 1805 — Mappa degli animali dello Stato di Martina del duca Placido Caracciolo. Fonte: Italo Palasciano, Il patrimonio zootecnico dei duchi di Martina fra il '700 e l'800, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 4, 1981, PDF p. 54 · originale
- 23 febbraio 1810 — Sentenza del 23 febbraio 1810: il duca di Martina non può esercitare il diritto di fida nei territori di Mottola. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 24 del PDF · originale
- 29 maggio 1814 — Il 29 maggio 1814 Giuseppe Fedele e Michele Maffei prendono in fitto la masseria Tamburrello dall'agente del duca di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 25 del PDF · originale
- 1809 — Soppressione degli ordini monastici possidenti e devoluzione della masseria di Sant'Elia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - IV PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Grasso a Santo Elia, PDF p. 95 · originale
- 1809 — Soppressione degli ordini religiosi sotto Gioacchino Murat. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 190 del PDF
- 1809 — Soppressione muratiana del 1809 dei Conventuali di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 37 del PDF · originale
- 1809 — I Carmelitani lasciano Martina nel 1809. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: REDAZIONALE UdP INIZIATIVE - Iconografia carmelitana a Martina Franca, PDF p. 221 · originale
- 1809 — Soppressione dei conventi: la masseria dei Carmelitani di Martina passa allo Stato. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 143 del PDF · originale
- 1811 — Prima soppressione del Convento dei Cappuccini di Martina, già sede di un lanificio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2015 n. 38: Giovanni LIUZZI STORICHE ATTIVITÀ TESSILI TRADIZIONALI - La filatura e la tessitura a Martina fra città e campagna, PDF p. 152 · originale
- 8 aprile 1815 — Morte a Martina del duca Placido Caracciolo (8 aprile 1815). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Lucrezia Maria TATEO PATRIMONIO DEI DUCHI DI MARTINA - Rendite degli ultimi Caracciolo nei primi decenni dell'Ottocento [territori di Martina Franca e di Mottola], PDF p. 122 · originale
- 1819 — La Foggia di Spiano venduta per 84 ducati a un beccaio martinese dalla duchessa Giudice Caracciolo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 129 del PDF · originale
- 1824 — Argentina Caracciolo sposa il duca Riccardo III de Sangro. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2005 n. 28: Italo PALASCIANO CURIOSITÀ D'ARCHIVIO - Il viaggio del 1832 della duchessa di Martina da Napoli a Masseria Casalrotto di Mottola, PDF p. 74 · originale
- 27 novembre 1824 — Argentina Caracciolo sposa il duca Riccardo de' Sangro. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1985 n. 8: Pasquale LENTINI MOTTOLA: CONOSCERE SAN BASILIO - Vicende storiche di un antico insediamento rurale trasformato nei secoli da una grande casata feudale [San Basilio - Mottola], p. 19 del PDF · originale
- 3 agosto 1827 — Morte di Petracone VIII ed estinzione della linea maschile dei Caracciolo del Leone (3 agosto 1827). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Lucrezia Maria TATEO PATRIMONIO DEI DUCHI DI MARTINA - Rendite degli ultimi Caracciolo nei primi decenni dell'Ottocento [territori di Martina Franca e di Mottola], PDF p. 122 · originale
- 1827 — 1827: i Caracciolo si estinguono nella linea maschile con Petracone VIII. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1985 n. 8, p. 4 del PDF · originale
- 1827 — Si estingue il ramo maschile dei Caracciolo. Fonte: Comune di Martina Franca, «Palazzo del Municipio - Palazzo Ducale» · originale
- 1815 — Impianto del catasto murattiano a Martina Franca. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1979 n. 2: Bianca D'AMORE DOCUMENTO - ECONOMIA SOCIALE - Il Conservatorio di Santa Maria della Misericordia [a Martina Franca], PDF p. 48 · originale
- 1822 — Catasto provvisorio di Martina: 2.115 tomoli di vigneto, 6,87% della superficie agraria. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1986 n. 9, p. 9 del PDF · originale
- 1806 — Nel 1806 il reddito imponibile dei beni urbani a Martina è di 86.038 ducati. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Luigi DE MICHELE ECONOMIA E TRASFORMAZIONI DEL TERRITORIO - Le contrade di Locorotondo nel paesaggio agrario della Valle d'Itria, p. 21 del PDF · originale
- 1822 — La superficie a vigneto di Martina passa da 1.198 tomoli (1753) a 2.115 (1822). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2001 n. 24: Luigi DE MICHELE ECONOMIA DEL TERRITORI - Declino produttivo e squilibrio di mercato del vino DOC della Valle d'Itria, p. 29 del PDF · originale
- 1822 — Vigneto a Martina in calo dai primi dell'Ottocento al 1822. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Luigi DE MICHELE ECONOMIA E TRASFORMAZIONI DEL TERRITORIO - Le contrade di Locorotondo nel paesaggio agrario della Valle d'Itria, p. 26 del PDF · originale
- 1822 — Catasto provvisorio di Martina del 1822. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 19 del PDF · originale
- 1822 — Masseria Carruccio iscritta a Donato Stefano Carucci nel catasto. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 31 del PDF
- 1822 — Masseria Bellosguardo (Chiafele) accatastata ai fratelli Natale e Francesco Chiafele. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 39 del PDF
- 1822 — Masseria Piscinella pervenuta ai Nardone di Alberobello. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 170 del PDF
- 1822 — Catasto: tre masserie in località Lugo estese 237 tomoli. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 107 del PDF
- 1822 — 1822: a Badessa solo 35 tomoli seminativi su 230, il resto bosco. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 95 del PDF · originale
- 12 febbraio 1822 — Contratto del 12 febbraio 1822 per l'affitto di Sisignano a Francesco Giacomo Basile. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 88 del PDF · originale
- 20 giugno 1832 — Vendita statale di Masseria Volza al sacerdote martinese Pietro Antonio Semerari. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 158 del PDF · originale
- 1853 — Avvio delle concessioni in enfiteusi delle terre di Volsa. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 159 del PDF · originale
- 1805 — Masseria di Sciaio: chiesa datata 1805 con iscrizione a tempera. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 65 del PDF
- 1806 — Masseria Luco: la chiesa più antica dedicata alla Vergine del Monte Carmelo. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 111 del PDF
- 1821 — 1821: costruita la chiesa dell'Immacolata di Masseria Sorangelo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 93 del PDF · originale
- 1845 — Masseria Santoro: Michele Santoro erige la chiesa della Madonna di Loreto. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 193 del PDF
- 1806 — Abolizione della feudalità e moltiplicarsi degli stemmi nelle masserie. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 16 del PDF
- 6 luglio 1864 – 26 agosto 1864 — Stato dei briganti arrestati o uccisi dalla Guardia Nazionale di Martina, firmato da Michele Casavola (6 luglio 1864). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Vittorio DE MICHELE INSORGENTI E MASSERIE - Gli Appunti di Giuseppe Grassi sul Grande Brigantaggio a Martina, PDF p. 138 · originale
- 1851 — Masseria Guarini: costruzione della chiesa della Vergine dei Sette Dolori. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 91 del PDF
- 1851 — Edificazione della chiesa di Masseria Guarini. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - IV PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Grasso a Santo Elia, PDF p. 99 · originale
- 1846 — Masseria Delfino: lapide di Vincenzo Delfini sul portale del giardino. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 59 del PDF
- 1872 — Caterina Chiafele erige un nuovo stabile nella masseria. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - IV PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Grasso a Santo Elia, PDF p. 92 · originale
- novembre 1802 — Altare di marmo del Santissimo Sacramento terminato a novembre 1802. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 34 del PDF
- 1804 — Ultima Cena di Domenico Carella nel Cappellone. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
- 12 settembre 1813 — Morte a Martina del pittore Domenico Carella. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1940 (1940), p. 7 del PDF · originale
- 1822 — Altare della Madonna Addolorata fatto costruire da Pietro Casavola nel 1822. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 28 del PDF
- 1837 — Giovanni Caroli: riproduzione del Venerabile Pietro Carbotti nella Chiesa dei Cappuccini. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 90 del PDF
- 1837 — Ritratto a olio di padre Pietro Carbotti di Giovanni Caroli, 1837. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 31 del PDF · originale
- 1852 — Masseria Guardarello: Deposizione di Giovanni Caroli. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 18 del PDF
- 1854 — Altare rifatto da Aloiso Miani nel 1854. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 32 del PDF
- 1878 — Antonio Semeraro dipinge Santa Filomena per l'altare del Carmine di Martina. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 141 del PDF
- 1882 — Restauro del 1882 sotto l'arciprete Silvestro Bello. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 58 del PDF
- 1 giugno 1842 — La chiesa di San Martino dichiarata vera collegiata, 1 giugno 1842. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 36 del PDF
- 1848 — Il sacerdote Vincenzo Lupoli investe quattro preti dopo l'elezione fatta dall'arcivescovo. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1933 (1933), p. 9 del PDF · originale
- 1845 — Il tumulto popolare del 1845 per i demani di Martina. Fonte: Michele Ancona, Il territorio fra storia e diritto - Recenti vicende degli usi civici a Martina Franca, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 30 · originale
- 6 febbraio 1845 — Devastazione del bosco di masseria Bellosguardo da parte dei vaticali. Fonte: Martino Marinosci, La questione dei demani nella Martina di metà Ottocento, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 12, 1989, PDF p. 69 · originale
- 6 febbraio 1845 — Masseria Bellosguardo occupata da contadini poveri nei torbidi del 1845. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 39 del PDF
- 16 febbraio 1849 — Ordinanza dell'Intendente che riapre la questione dei demani (16 febbraio 1849). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 21 · originale
- 1821 — Domanda di autorizzazione a stare in giudizio contro i Comuni di Taranto e Martina, ritenuti usurpatori dei demani. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Intendenza di Terra d'Otranto, poi Prefettura di Terra d'Otranto - Demani Comunali, Intendenza di Terra d'Otranto, poi Prefettura di Terra d'Otranto - Demani Comunali, fasc. 537, p. 21 del PDF · originale
- 1829 — Stralcio di antica causa per la divisione dei demani Parparo e Cupina: coinvolti Domenicani e Capitolo di Martina. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Intendenza di Terra d'Otranto, poi Prefettura di Terra d'Otranto - Demani Comunali, Intendenza di Terra d'Otranto, poi Prefettura di Terra d'Otranto - Demani Comunali, fasc. 504, p. 19 del PDF · originale
- 16 febbraio 1849 — L'intendente dispone la citazione degli occupatori dei demani. Fonte: Martino Marinosci, La questione dei demani nella Martina di metà Ottocento, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 12, 1989, PDF p. 69 · originale
- 16 febbraio 1849 — Ordinanza dell'intendente di Terra d'Otranto contro gli occupatori di terre demaniali a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 21 del PDF · originale
- 1850 — Gli avvocati Macchia e Marangi fanno stampare tre allegazioni a Lecce. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 21 del PDF · originale
- 20 gennaio 1850 — Memorie a stampa dei proprietari del territorio di Martina contro il Comune (Lecce, 1850). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Luigi DE MICHELE ASPETTI SOCIO-ECONOMICI DEL TERRITORIO - Il mondo contadino a Locorotondo nella Numeratione del 1658, p. 64 del PDF · originale
- 18 febbraio 1850 — Ordinanza del 18 febbraio 1850 dell'intendente di Terra d'Otranto sulle tesi dei notabili proprietari. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 30 del PDF · originale
- 1807 — Rivela del 1807: masseria Monte del Forno di 156 tomoli in Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 87 del PDF · originale
- 24 luglio 1810 — Sentenza del 24 luglio 1810 della Commissione feudale a favore del Comune di Martina contro la Mensa di Monopoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 91 del PDF · originale
- 28 maggio 1839 — 28 maggio 1839: affisso a Martina l'elenco dei debitori decimali del monastero. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 91 del PDF · originale
- novembre 1844 — Nel novembre 1844 si chiude la lite sulle decime tra il monastero di San Benedetto e i proprietari martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, PDF p. 92 · originale
- novembre 1844 — Novembre 1844: i fondi martinesi sciolti dal peso della decima. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 92 del PDF · originale
- 1806 — Revisioni del confine nel 1806 e 1816 alterano l'assetto del territorio tra Martina e Locorotondo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 49 del PDF · originale
- 13 novembre 1811 — Sentenza arbitramentale sulla divisione del Monte di Scio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2004 n. 27: Giovanni LIUZZI EVOLUZIONE STORICA DELLE MASSERIE - Beni fondiari del Monte di Scio di Noci in territorio di Martina nell'Ottocento, PDF p. 47 · originale
- 1814 — Vertenza dei Comuni di Martina e Mottola con l'ex feudatario per la divisione del demanio Gaulella, Poltri e S. Antuono. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Intendenza di Terra d'Otranto, poi Prefettura di Terra d'Otranto - Demani Comunali, Intendenza di Terra d'Otranto, poi Prefettura di Terra d'Otranto - Demani Comunali, fasc. 499, p. 19 del PDF · originale
- 6 dicembre 1814 – 3 marzo 1815 — Martino Marinosci compone la Statistica di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], PDF p. 28 · originale
- 1862 — Posta per la prima volta nel 1862 la questione territoriale tra Alberobello e Martina Franca. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1988 n. 11, p. 8 del PDF · originale
- 1881 — Scioglimento di promiscuità tra il Capitolo di Taranto e i Comuni di Martina e Mottola. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Intendenza di Terra d'Otranto, poi Prefettura di Terra d'Otranto - Demani Comunali, Intendenza di Terra d'Otranto, poi Prefettura di Terra d'Otranto - Demani Comunali, fasc. 49, p. 57 del PDF · originale
- settembre 1900 — Martina e Mottola sciolgono la promiscuità su 8.580 ettari (settembre 1900). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 25 · originale
- aprile 1862 — Aprile 1862: il brigante Bosco dichiara di essere stato favorito nelle masserie di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1996 n. 19: Italo PALASCIANO CIVILTÀ CONTADINA - Massari e masserie nella Puglia di ieri e di oggi, p. 13 del PDF · originale
- 25 novembre 1862 — Evade dal carcere di Martina il brigante Leonardo Miceli (25 novembre 1862). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Vittorio DE MICHELE INSORGENTI E MASSERIE - Gli Appunti di Giuseppe Grassi sul Grande Brigantaggio a Martina, PDF p. 143 · originale
- 1 dicembre 1862 — Scontro alla masseria Monaci con la banda del sergente Romano. Fonte: Francesco Semeraro, Briganti, galantuomini e masserie, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 1, 1978, PDF p. 19 · originale
- 16 gennaio 1863 — Cattura del brigante martinese Lorenzo Fragnelli alla masseria Centrone (16 gennaio 1863). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Vittorio DE MICHELE INSORGENTI E MASSERIE - Gli Appunti di Giuseppe Grassi sul Grande Brigantaggio a Martina, PDF p. 146 · originale
- 4 gennaio 1864 — 4 gennaio 1864: la Guardia Nazionale di Martina cattura il capo brigante Pizzichicchio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Vittorio DE MICHELE INSORGENTI E MASSERIE - Gli Appunti di Giuseppe Grassi sul Grande Brigantaggio a Martina, PDF p. 157 · originale
- 14 febbraio 1864 — Il Comune assume il nome di Martina Franca. Fonte: Comune di Martina Franca, «Storia di Martina Franca» (12/03/2025) · originale
- 18 febbraio 1864 — Regio decreto n. 1704 del 18 febbraio 1864: la città assume il nome «Martina Franca». Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Vittorio DE MICHELE INSORGENTI E MASSERIE - Gli Appunti di Giuseppe Grassi sul Grande Brigantaggio a Martina, PDF p. 138 · originale
- 10 luglio 1865 — Incamerate dal Demanio le proprietà degli ordini monastici a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1987 n. 10: Aldo MONTANARO MARTINA NEL CATASTO MURATTIANO - Proprietà ecclesiastiche dalla Restaurazione all'Unità [a Martina Franca], PDF p. 54 · originale
- 1866 — 1866: incameramento statale dei beni dei monasteri femminili, tra cui la masseria Badessa. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Leonardo PALMISANO REMOTI INSEDIAMENTI NEL TERRITORIO - Ricognizione archeologica a ovest dell'abitato di Martina Franca, p. 60 del PDF · originale
- 6 ottobre 1865 — L'ex convento di San Francesco passa dallo Stato alla Congregazione di Carità di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, PDF p. 21 · originale
- 6 ottobre 1865 — Il 6 ottobre 1865 l'ex convento di San Francesco passa alla Congregazione di Carità di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 21 del PDF · originale
- 10 luglio 1868 — Decreto reale autorizza la Congregazione di Carità di Martina ad acquistare l'ex convento dei francescani. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 558, p. 76 del PDF · originale
- 15 maggio 1870 — Incameramento dei beni del Capitolo di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1987 n. 10: Aldo MONTANARO MARTINA NEL CATASTO MURATTIANO - Proprietà ecclesiastiche dalla Restaurazione all'Unità [a Martina Franca], PDF p. 54 · originale
- 1871 — Quotizzazione di terreni della Masseria Nigri (1871-1882). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 134 del PDF · originale
- 1875 — 1875: prima radicale divisione di Masseria Sorangelo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, p. 93 del PDF · originale
- 1890 — Lottizzazioni in enfiteusi nel territorio di Martina: 320 fondi nel 1890 e 468 nel 1906. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2001 n. 24: Luigi DE MICHELE ECONOMIA DEL TERRITORI - Declino produttivo e squilibrio di mercato del vino DOC della Valle d'Itria, p. 33 del PDF · originale
- 1870 — Boom della viticoltura a Martina negli anni 1870-1875. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 14 del PDF
- circa 1870 — Diffusione del bianco di Alessano nelle Murge martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2001 n. 24: Luigi DE MICHELE ECONOMIA DEL TERRITORI - Declino produttivo e squilibrio di mercato del vino DOC della Valle d'Itria, p. 35 del PDF · originale
- 6 gennaio 1895 — 6 gennaio 1895: la prima cooperativa vinicola di Martina. Fonte: «Giorno per Giorno», Martina Franca, anno 3 n. 2, 28 febbraio 1974, p. 10 del PDF
- circa 1870 — Rinascita edilizia a Martina dopo il 1870 con Alessandro Fighera. Fonte: «Giorno per Giorno», Martina Franca, anno 3 n. 1, 30 gennaio 1974, p. 13 del PDF
- 31 ottobre 1835 — Decreto reale per l'accettazione del legato di Gregorio Ancona alla Congrega del Carmine. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 453, p. 61 del PDF · originale
- 3 maggio 1839 — Decreto reale per il legato di Maria Carmela Fedele alla Congrega dell'Assunta. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 455, p. 62 del PDF · originale
- 2 settembre 1847 — Legato di Antonio Di Giuseppe alle Congreghe della Natività e dell'Addolorata. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 487, p. 66 del PDF · originale
- 17 gennaio 1843 — Testamento di Rosa Cappellari con legato ai poveri di Martina Franca. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 462, p. 63 del PDF · originale
- 11 marzo 1844 — Testamento di Vitantonio Chiara con legato ai poveri. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 469, p. 63 del PDF · originale
- 20 ottobre 1853 — Legato di Vitantonio Colucci a favore dei poveri. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 507, p. 69 del PDF · originale
- 23 aprile 1856 — Legato di Maddalena Casavola a favore dei poveri di Martina. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 539, p. 73 del PDF · originale
- 7 marzo 1850 — Legato di Giuseppe Ruggieri a favore dei poveri per maritaggi. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 494, p. 67 del PDF · originale
- 13 aprile 1855 — Legato dell'arcivescovo Raffaele Blundo ai poveri di Taranto, Grottaglie e Martina. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 18, p. 122 del PDF · originale
- 5 settembre 1855 — Legato di Luca Pastore al Reverendo Capitolo di Martina. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, Consiglio Generale degli Ospizi: Legati Pii, fasc. 532, p. 72 del PDF · originale
- 22 marzo 1825 — Una bambina esposta trovata sull'altare di Cristo alla grotta. Fonte: Dora Liuzzi, Fondazione Terra d'Otranto, «“Cristo alla grotta” a Martina Franca» (2011-04-23) · originale
- 1865 — Soppresso a Martina l'ente Ospedale. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1987 n. 10: Aldo MONTANARO MARTINA NEL CATASTO MURATTIANO - Proprietà ecclesiastiche dalla Restaurazione all'Unità [a Martina Franca], PDF p. 54 · originale
- 1881 — Richiesta di sussidio per gli asili di infanzia da parte di Martina Franca. Fonte: Archivio di Stato di Lecce – Provincia di Terra d'Otranto - II deposito, Provincia di Terra d'Otranto - II deposito, fasc. 51 (1881), p. 71 del PDF · originale
- 1820 — Nel 1820 i carbonari martinesi Raffaele Grassi e Domenico Desiati risultano «effervescenti». Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Studi Salentini 1967 (1967), p. 31 del PDF · originale
- 1831 — Le «coppole alla polacca» segnalate a Martina e a Taranto. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1938 (1938), p. 9 del PDF · originale
- 1874 — Le Società Operaie di Mutuo Soccorso, anche di Martina Franca, estranee ai moti del 1874. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1975 (1975), p. 512 del PDF · originale
- settembre 1892 — «L'Argine» di Martina Franca sostiene la candidatura dell'on. Paolo Grassi. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1940 (1940), p. 30 del PDF · originale
- 1836 — Provinciale Martina-Locorotondo-Fasano realizzata negli anni 1836-1852. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 43 del PDF · originale
- 1840 — Fino al 1840 Martina usa stoppello/quartiere e tomolo come misure agrarie. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1986 n. 9, p. 16 del PDF · originale
- 1857 — Calendario delle fiere di Martina nel 1857 e mercato settimanale del lunedì. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2015 n. 38: Giovanni LIUZZI STORICHE ATTIVITÀ TESSILI TRADIZIONALI - La filatura e la tessitura a Martina fra città e campagna, PDF p. 153 · originale
- 1887 — 1887: Cosimo De Giorgi descrive il costume tradizionale di Martina Franca. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1976 (1976), p. 370 del PDF · originale
- 8 agosto 1803 — Si sposano Arcangelo Desiati e Anna Aprile, nipote del cantore Giuseppe Aprile. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano · originale
- 1817 — Nel 1817 Basile edifica a Martina il palazzo poi detto Palazzo Masella. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - III PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Sisignano e Monte del Forno, PDF p. 98 · originale
- 1829 — Francesco Antonio Ciaia si trasferisce a Martina (Masseria di Sciaio). Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 65 del PDF
- 1846 — Palazzo di via Mazzini acquistato dal botanico Martino Marinosci. Fonte: Giuseppe Grassi (1929), a cura di Angelo Sgura, Fondazione Terra d'Otranto, «Il Pittore Dominicus Carella» (2021-08-09) · originale
- 13 maggio 1835 — Morte di Giambattista Lanucara, scienziato e letterato martinese. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1980 n. 3: Angelo PAIS MASSERIE ED ENFITEUSI - La difesa di Ficazzano nel XVIII secolo [territorio di Ostuni], PDF p. 19 · originale
- 7 marzo 1863 — Martino Piccinni di Martina Franca scrive sul «Cittadino Leccese»; libello contro di lui. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1985 (1985), p. 289 del PDF · originale
- 1882 — Michelangelo La Sorte, narratore e pedagogista, nato a Martina Franca nel 1882. Fonte: «Giorno per Giorno», Martina Franca, anno 3 n. 3, 15 marzo 1974, p. 13 del PDF
Ringraziamenti e fonti principali
Questo lavoro esiste grazie a chi ha studiato e custodito la storia di Martina Franca. Ogni evento riporta l'autore e l'opera da cui è tratto, con il rimando al testo originale: le citazioni sono brevi, a scopo di studio e di segnalazione, e chi vuole approfondire deve leggere le opere intere.
- «Riflessioni – Umanesimo della Pietra» (1978–2015) e il suo Centro culturale: tutti gli autori degli articoli sono citati accanto agli eventi.
- «Chiese delle masserie di Martina Franca» (CRSEC TA/51, Regione Puglia, 2004): Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente, con la prefazione e la consulenza storico-artistica di Domenico Blasi.
- Archivi di Stato di Lecce, Taranto, Bari e Brindisi, che pubblicano online i loro inventari.
- Fondazione Terra d'Otranto (articoli di Lucia Lopriore, Dora Liuzzi, Giuseppe Grassi con la cura di Angelo Sgura e altri), Festival della Valle d'Itria (archivio delle edizioni), Comune di Martina Franca (pagine di storia e schede dei luoghi, licenza CC-BY 4.0) ed Ecomuseo di Valle d'Itria.
- Emeroteca della Provincia di Brindisi, che rende consultabili riviste e quotidiani.
- «Giorno per Giorno», periodico di Martina Franca, e gli studiosi e le riviste citati nelle note (Studi Salentini, Archivio Storico Pugliese, Japigia, Brundisii Res e altre).
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