Storia della città

La storia di Martina Franca raccontata a partire dalle fonti. Ogni fatto rimanda, con numeri in nota, agli eventi della cronologia da cui deriva; ogni evento ha la sua fonte e, dove possibile, il link al testo. Dove le fonti si contraddicono, il racconto lo dice. Le parole difficili sono spiegate nel glossario.

Il Settecento

In breve

Nel Settecento Martina Franca è governata dai duchi Caracciolo, che hanno un grande patrimonio, con mandrie e greggi; dal 1704 duca è Francesco II. Nel 1701 c'è una causa con Noci per il bosco di Poltri. Verso il 1753 gli abitanti sono circa novemila, secondo il catasto onciario, un grande registro dei beni. Nel 1740, dopo un lungo contenzioso, il Comune viene sottratto alle ingerenze del duca e passa agli universalisti, una fazione di cittadini, ma le liti non finiscono.

Le carte parlano anche di chiese nuove e di pittori: nel 1747 si pone la prima pietra dell'attuale chiesa di San Martino; si costruiscono palazzi e cappelle nelle masserie, che i pittori decorano; nel 1776 Domenico Carella affresca la Galleria del Palazzo Ducale. Nel 1787 si fa una mappa topografica del territorio e nel 1792 arriva un editto sui demani. Nel 1799, quando a Napoli nasce la Repubblica, una parte dei martinesi la sostiene; poi la città viene saccheggiata dalle truppe del re.

Boschi e confini con i vicini

Il Settecento comincia, per Martina, con una lite di confine. Nel 1701 seguì la causa tra l'Università di Noci e il duca di Martina; uomini di Noci in armi devastarono il bosco feudale di Poltri, dove il duca esercitava un diritto detto del «frutto pendente». [1] Due anni dopo il Sacro Regio Consiglio decise di inviare una commissione a ricontrollare i luoghi, per sciogliere le controversie su confini, demani e difese nel triangolo tra Noci, Mottola e Martina; i feudatari erano i Caracciolo di Martina e gli Acquaviva di Conversano. [2] Il contrasto tra il conte di Conversano e il duca giunse alla rottura il 29 ottobre 1725 a Traversa, dove il caporale del duca, Benedetto Fortuna, cadde in un agguato teso da oltre cento uomini armati; l'episodio accelerò la conclusione della vertenza. [3][4] Il 4 giugno 1726 il commissario Matteo de Ferrante ordinò di sciogliere le comunità fra dieci università confinanti e di dividere Poltri: due terzi al duca di Martina, un terzo con il Lago di Traversa al conte di Conversano e al demanio di Noci. [5] Restava da sistemare il territorio di Mottola: il 30 dicembre 1739 fu firmato a Napoli un atto per dividerne una parte a favore di Noci, e tra i contraenti compare anche il duca di Martina, secondo il frontespizio di un'edizione del 1798. [6]

Una famiglia di duchi

Per tutto il secolo Martina ebbe come signori dei duchi della famiglia Caracciolo. [7][8] Francesco II fu duca per quarantotto anni, dal 6 gennaio 1704 al 25 ottobre 1752; era succeduto al padre Petracone V e ricevette in eredità un patrimonio molto grande, che comprendeva il ducato di Martina e altre signorie. [7] Con un decreto del 15 gennaio 1753 gli subentrò Petracone VI, decimo duca: il suo fedecommesso comprendeva Martina, Locorotondo, San Basilio, Buccino, Cosentino, Gugliano e Guglianello e la masseria dei Monti, al confine con il territorio di Taranto. [9] Alla sua morte, nel 1771, gli successe il figlio Francesco III, marito di Stefania (detta anche Stefanina) Pignatelli. [10][11] Nell'aprile 1789 il duca Francesco III attendeva a San Basilio, insieme alla madre Isabella d'Avalos, l'arcivescovo Capecelatro in viaggio verso Taranto. [12] Nel 1790 un archivista, Giuseppe Petter, mise in ordine le carte della Casa ducale: fu il primo di vari riordini, e quelle carte sono oggi in biblioteca. [13] Nell'agosto 1795, però, una carta indica come duca un Petracone, settimo di questo nome: non è detto quando morì Francesco III né come avvenne il passaggio. [14] Dal 1796 al 1806 è indicato Placido Caracciolo, ultimo signore feudale di Martina e di Locorotondo. [8]

Bestiame, dogana e tasse

Gli animali erano una ricchezza, e anche motivo di liti sulle tasse. Nel febbraio 1717 il procuratore del duca comparve davanti alla Regia Camera della Sommaria, il tribunale finanziario del Regno, per opporsi alla richiesta del Regio Fisco, che esigeva dal 1712 il pagamento dell'allistamento per le vacche ducali. [15] Nel novembre 1722 il duca scrisse con un memoriale all'imperatore Carlo VI d'Asburgo: lamentava che alcuni suoi sudditi, dichiarando alla Dogana di Foggia meno capi di quelli posseduti e prendendo in affitto terre salde, si sottraessero alla giurisdizione baronale; secondo Palasciano parlava anche a nome di altri baroni. [16] Nel 1724 la Camera gli diede ragione: non era lui a dover pagare l'allistamento. [17] Dei numeri complessivi parla Giovanni Liuzzi, secondo il quale il catasto del 1753 è l'unica fonte utile per conoscere, sia pure per difetto, il patrimonio di animali di Martina (non del solo duca): al primo posto stavano ovini e caprini, con 28.961 capi. [18] Nel 1787 un documento fiscale registra un aumento degli ovini e caprini, 32.000 capi: una cifra arrotondata e senza distinzione tra le specie, quindi un confronto solo indicativo. [19] Quanto al duca, un conto della Casa ducale dal 1° settembre 1795 al 31 ottobre 1796 registra 17.707 ducati di entrate, di cui 1.070 dai bufali, 191 dalle giumente, 1.458 dalle vacche, 1.154 dalle capre e 1.859 dalle pecore. [20]

La terra dei religiosi

Diversi atti del secolo riguardano terre e masserie di ordini religiosi, comprate, donate, cedute o date in enfiteusi. Il 21 gennaio 1704 Orlando Merlini e la moglie vendettero la masseria Le Piazze ai Padri Carmelitani per 300 ducati, con la clausola di poterla riscattare in qualsiasi momento. [21] Il 25 dicembre 1725 Francesco Paolo Romanelli donò ai Carmelitani la sua masseria in Acquarulo, di 23 tomoli, riservandosi l'usufrutto in vita. [22] Il 18 febbraio 1769 suo figlio Martino cedette una masseria in Acquarulo al Convento del Carmine, rappresentato dal priore; non è detto se fosse la stessa donata nel 1725. [23] Già nel 1715-16 i Domenicani di Monopoli, ottenuta la licenza apostolica il 6 dicembre 1715 e la sentenza della Curia di Monopoli il 29 marzo 1716, spartirono terre macchiose presso Malvisco, in gran parte monopolitane e in parte martinesi, in centinaia di quote a censo enfiteutico di 4 carlini a tomolo, per lo più a coloni di Alberobello. [24] Nel 1759 i frati Conventuali acquistarono parte della masseria Sant'Elia [25], e il 5 agosto dello stesso anno i Domenicani di Martina (altri frati, non quelli di Monopoli) comprarono per 1.713 ducati e 33 grana una masseria dagli eredi degli Angelini detti La Volza. [26] Secondo il catasto del 1753 i Conventuali possedevano in città solo quattro stabili, mentre i beni del convento francescano misuravano 393 tomoli e 3 stoppelli, con una rendita di 308 ducati e 70 grani. [27][28]

Masserie che cambiano padrone

Le masserie passavano di mano tra privati ed enti. Il 18 giugno 1708 il martinese Vito Antonio Montanaro comprò dal Capitolo di Locorotondo una masseria di 90 tomoli in località Li Corrieri o Li Santulli, oggi Contrada Capitolo. [29] Il 29 giugno 1713 un martinese, Giuseppe Agrusta, dichiarò sotto giuramento davanti al notaio Domenico Angelini di abitare da trentadue anni nell'Abbadia di Crispiano, dove coltivava terre insieme ad altri immigrati. [30] Secondo Nicola Marturano, la masseria Posillipo fu fondata nel 1735 da Nicola Casavola, amministratore della casa ducale che il duca Francesco II aveva portato con sé da Napoli. [31] Il 28 aprile 1751 tre ostunesi dichiararono davanti al notaio di aver sentito che il barone Blasi, indebitato con il Regio Fisco, voleva vendere la masseria Santo Polo; la vendita andò poi a Lonardantonio Casavola di Martina. [32] Nel 1762 i Conventuali cedettero la masseria Cacciagualano a Nicola Casavola per 821 ducati, 98 grani e 10 cavalli. [33] Nel 1766 il possedimento di Pretebasile fu concesso in enfiteusi dal titolare dell'Abbazia di Crispiano a un martinese e poco dopo passò a un canonico, che vi costruì le masserie Valente. [34] E nel 1795 l'erario ducale affittò per sei anni la masseria e difesa del Tamburello a un conduttore di Martina. [35][14]

Quanti eravamo: il catasto onciario

Il catasto onciario era il grande registro con cui il Regno contava beni e persone per fare i conti sulle tasse. Un catasto di Martina fu ordinato nel 1740 [36], e nel 1742 l'Università nominò la commissione incaricata di redigere il catasto onciario. [37] Sulla data di fine le versioni divergono: una dice che fu ultimato il 1° giugno 1753, per il minacciato intervento di un commissario ad acta di nomina regia e dopo la tenace resistenza del ceto dei civili [38]; un'altra lo dice formato nel 1757, con evidenti evasioni e un gettito fiscale minore della precedente gabella. [36] Anche sul numero degli abitanti le fonti non coincidono, ma stanno intorno ai novemila. Michele Pizzigallo, citando il catasto del 1753, dà 8.966 anime, di cui 715 massari e addetti al bestiame. [39] Un'altra fonte sullo stesso catasto dà 2.317 fuochi per 9.247 anime, e aggiunge che gli occupati in agricoltura e pastorizia erano il 18,9% della popolazione e i commercianti lo 0,8%: le percentuali vanno riferite a questa seconda base, e non si possono mettere direttamente a confronto con i 715 massari di Pizzigallo, perché non è detto che le categorie siano le stesse. [40]

Il Comune sfugge al duca

Nel Settecento il governo del Comune fu conteso. Domenico Angelini fu sindaco nell'anno amministrativo 1738-39, alla vigilia dell'estromissione dei partigiani del feudatario, detti ducalisti, dalla gestione del Comune. [41] Nel 1740, dopo un lungo contenzioso, la gestione dell'Università fu sottratta alle pesanti ingerenze del feudatario: fu eretta un'amministrazione di universalisti sotto la vigilanza del commissario regio Carlo Gaeta, e come sindaco risulta poi eletto Flavio Leone. [42] I fratelli Francesco e Giovanni Antonio Blasi sono ricordati come protagonisti di questa svolta antiducale negli anni cruciali dal 1740 al 1744. [43] La partita però non era chiusa: nel 1744 Domenico Desiati senior fu uno dei decurioni eletti, poi cassati da un colpo di mano dei ducalisti durante la verifica delle condizioni di eleggibilità. [44]

I Desiati e le liti in famiglia

Dentro il partito universalista emersero rivalità personali, soprattutto attorno alla famiglia Desiati. Il 20 marzo 1748, trasferitosi a Taranto il barone di Statte Francesco Blasi, Giovanni Antonio Desiati tornò a essere uno dei riferimenti degli universalisti: prese il posto di Blasi nella commissione per il catasto e fu avvocato dell'Università nella causa contro il duca Francesco II. [45][46] Nel 1751 dovette difendere a Lecce l'elezione a sindaco di Angelo Magli, nella cui amministrazione (1751-52) il fratellastro Domenico Desiati senior fu camerlengo. [47] Il 9 maggio 1752 Giovanni Antonio, uno dei capi degli universalisti, fu sepolto nella tomba di famiglia nella chiesa dei Cappuccini, cinque mesi prima della morte del duca. [48] Nel settembre 1756 il notaio Domenico Angelini, sindaco ad interim, dovette dimettersi per lotte interne alla fazione che lo aveva eletto. [49][50] Domenico Desiati senior fu sindaco nel 1758-59 e in quell'anno fece deliberare l'abbattimento del Palazzo dell'Università e la sua ricostruzione. [51] La rottura clamorosa del partito ebbe origine dalla rivalità tra Giovanni Lorenzo Desiati, rientrato da Napoli intorno al 1763, e lo zio Domenico senior; i contrasti si riaccesero nel 1766-67 per l'elezione a sindaco di Giuseppe Ruggieri. [52][53]

Carte per il re e per i tribunali

Tra liti, tribunali e corte, molte carte portano a Napoli. In un caso perfino delle nozze ebbero bisogno di un atto di Napoli: per il matrimonio di Giovanni Antonio Desiati con Antonia Anna Volpe servì il regio assenso, per l'intervento della madre della sposa, Laura Lasorte: lo rilasciò il Sacro Regio Consiglio il 15 gennaio 1731, e il 29 marzo, risolti i problemi, furono firmati i capitoli matrimoniali, cioè le clausole del contratto di nozze. [54][55] Nel 1747 il duca Francesco Caracciolo si rivolse al re denunciando che i «naturali» della terra cercavano di inquietarlo. [56] A Napoli, il 7 marzo 1756, una «scrittura» difendeva i creditori e i legatari del defunto duca Francesco e i creditori del duca Petracone. [57] Nel febbraio 1765 la Regia Giunta, eretta per ordine del re, pubblicò un Laudum, cioè un lodo, nella causa dell'illustre duca di Martina. [58] Nell'anno amministrativo 1768-69, secondo un cronista martinese del secondo Settecento, l'Università ebbe infine ragione sulle pretese del duca di Ceglie, che per mezzo del suo affittatore voleva impedire ai martinesi l'antico possesso di mandare gli animali a pascolare nel territorio di Ceglie. [59]

L'arciprete Chirulli e il tumulto

Tra il 1712 e il 1752 il nome dell'arciprete Isidoro Chirulli ricorre più volte nelle carte. Nella Vita di san Martino Chirulli scrive che nel 1712 il morbo epidemico del bestiame vaccino colpì il Regno di Napoli e quasi tutta l'Italia, ma risparmiò il territorio di Martina, fatto attribuito alla protezione di san Martino; lo stesso, dice, accadde nel 1737. [60] Il 16 aprile 1729 morì il primicerio della Collegiata Vito Antonio Domenico Volpe, e il suo testamento risulta scritto dall'arciprete Chirulli; la fonte parla però di «testamento olografo», cioè scritto di pugno dal testatore, e le due indicazioni non coincidono. [61] Il 4 agosto 1740 a Martina scoppiò un tumulto dopo il mancato arresto dell'arciprete, ordinato dall'arcivescovo di Taranto; diciassette sacerdoti martinesi furono processati e scomunicati come sobillatori. [62] Chirulli (1683-1771) fu anche lo storico della città: pubblicò tre volumi dell'Istoria cronologica della Franca Martina, il primo a Napoli nel 1749, il secondo e il terzo a Venezia nel 1752. [63] Per il secondo tomo il medico e poeta Francesco Paolo Motolese compose un sonetto in lode dell'arciprete. [64]

La nuova chiesa di San Martino

Dopo il terremoto del 1743 e per il nuovo gusto architettonico si decise di rifare in forma rococò la chiesa di San Martino. [65] I lavori cominciarono nel 1747: Francesco Chiatante fu mandato sulle aie a raccogliere l'elemosina del grano per la costruzione della nuova chiesa, la collegiata in riedificazione, e il 5 maggio l'arciprete Chirulli fece porre la prima pietra dell'attuale tempio. [66][67] Il 5 novembre 1764 le reliquie della compatrona, santa Comasia, furono trasferite nell'altare di pietra eretto lo stesso anno. [68] Un articolo del 1934 ricorda che i martinesi invocano santa Comasia per la pioggia, in memoria di sette giorni continui di piogge abbondanti cadute nel 1718. [69] Nel 1768 il Capitolo abbatté la cuspide e l'ultimo piano del campanile, danneggiati da terremoti e fulmini. [70] Secondo la scheda del Comune, la chiesa fu consacrata il 22 ottobre 1775, dopo quasi trent'anni di lavori, da Francesco Saverio Stabile. [71] Anche l'iscrizione che ricorda la consacrazione ha sulla lapide l'anno in numeri romani, MDCCLXXV, cioè 1775; la traduzione italiana stampata accanto scrive invece 1785. Dice che Stabile, vescovo di Venafro e già canonico di quella chiesa, consacrò il tempio costruito dalle fondamenta per devozione del Capitolo e dei cittadini. [72] Nel cappellone del Santissimo il pittore Domenico Carella firmò e datò 1785 gli affreschi dei ventagli del cupolino. [73] Un'iscrizione, che verosimilmente riguarda lo stesso cappellone, ricorda che la cappella del Santissimo Sacramento, demolita in passato, fu ricostruita nel 1786 in una forma più elegante. [74] Affreschi del 1785 e ricostruzione del 1786: nessuna carta spiega come stiano insieme le due date. [73][74]

Il Carmine e i terziari

Il Carmine cambia volto nel Settecento: nascono una confraternita, nuove devozioni e una nuova chiesa. Nel 1713 nacque l'arciconfraternita del Carmine: un gruppo di terziari si riuniva in preghiera con i carmelitani sotto la guida di Paolo Del Giudice. [75] Secondo una scheda iconografica, nel 1720 Leonardo Antonio Olivieri propose per la prima volta a Martina la Madonna dello Scapolare, nella tela per l'oratorio dell'Arciconfraternita. [76] Nel 1727 i Carmelitani abbatterono l'antica chiesa di Santa Maria della Misericordia, fuori le mura, presso la Torre dei Mulini di San Nicola, per costruire al suo posto la nuova chiesa conventuale in stile rococò. [77][78] Eretta nel 1730 la nuova chiesa, fu poi ricostruito l'altare di giuspatronato della famiglia Colucci. [79] Nel 1761 un'iscrizione in sagrestia ricorda la venerabile arciconfraternita della Madonna del Monte Carmelo sotto la reale protezione, e il 27 giugno lo statuto ottenne il Regio Assenso di Ferdinando IV di Borbone. [80][81] Nel 1770 il dottor di leggi Ettore Blasi, che secondo il racconto fu salvato per intercessione della Vergine del Carmelo dall'assalto di un cinghiale inferocito nei boschi di Comiteo, lasciò nella chiesa del Carmine un quadro come ex voto. [82]

Altari e ordini religiosi

Altri ordini lasciarono segni nelle chiese. La Confraternita di Sant'Antonio da Padova fu fondata nel 1706 dai padri Conventuali del secondo monastero di San Francesco d'Assisi. [83] Nel 1707 i Conventuali posero una lapide a ricordo di Marsilia Fullona, nobildonna rimasta vergine che aveva fatto costruire, ornare e dotare altari in onore dell'Immacolata e di san Francesco. [84] Una scheda data la sua morte al 23 agosto 1725 (e scrive «Fullone»), con un legato per anniversario, messe e festa dell'Immacolata: se si tratta della stessa persona, la lapide è anteriore di diciotto anni alla morte. [85] Nel 1724 il conte Pietro Antonio Barnaba volle l'altare di pietra di San Giuseppe nella nuova chiesa di San Francesco, riservandosi il giuspatronato con sepoltura gentilizia. [86] Una lapide ricorda che le messe celebrate agli altari per il Papa, il cardinale protettore e i frati defunti godevano di indulto di altare privilegiato in forza del Breve di Benedetto XIII del 31 gennaio 1725. [87] Nel 1708 Nunzio Laddomada fece erigere nella chiesa dei Paolotti un altare barocco in pietra bianca, con la statua di San Michele Arcangelo. [88] Fra il 1745 e il 1750 sorse una chiesa barocca, oggi parrocchia di San Domenico, sull'area di una chiesa medievale di San Pietro Martire demolita da un terremoto. [89]

Ospedale, conservatorio e confraternite

La città ebbe anche istituzioni di carità. Nel 1712 la duchessa Aurelia Imperiali, moglie di Petracone V, volle la Conservatoria della Misericordia, istituzione benefica ancora operante nel 1979. [90] Secondo un articolo la duchessa fu cofondatrice del Conservatorio di Santa Maria della Misericordia, di patronato della casa ducale, e l'assenso regio giunse nel 1773; i due testi usano nomi diversi e non dicono se parlino della stessa istituzione. [91] Una didascalia ricorda suor Aurelia Cecilia Caracciolo, figlia di Francesco II e nipote della fondatrice del conservatorio, morta a Martina il 9 giugno 1740 a diciotto anni. [92] Nello stesso 1740 gli amministratori dell'Università nominarono priore dell'Ospedale il medico Francesco Paolo Motolese, e nell'Ospedale prestavano la loro opera religiosi dei Fatebenefratelli. [93] Nella chiesa dell'Ospedale era eretta la Confraternita della Natività e Dolori, che nel 1753 acquistò un gruppo di vigneti detti Morelli (o Morelle). [94] Il 30 gennaio 1760 la confraternita dell'Immacolata degli Artigiani ebbe il regio assenso, prima degli altri pii sodalizi di Martina, e il Reale Dispaccio del 13 giugno 1778 le riconobbe il diritto assoluto di precedenza nelle pubbliche processioni. [95][96] Un'epigrafe nella cappella dei Cappuccini ricorda il magnifico don Pietro Simeone, celibe e generoso: dotava fanciulle, aiutava poveri e infermi, restaurava chiese e altari, e morì il 25 aprile 1780. [97]

Cappelle tra i campi

Il Settecento lasciò nel territorio molte date incise su chiese di masseria. La cappella della masseria Nunzio risale al 1701 e sull'epigrafe del portale compare il nome del fondatore, Nunzio La Domita, primo proprietario storicamente accertato. [98] Nel 1708 il tenente Vito Antonio Blasi fece erigere nella masseria Mangiato una nuova cappella, innestata su quella cinquecentesca, che divenne presbiterio-abside. [99][100] Un'epigrafe del 1720 nella masseria Lella, «ad uso» di Leonardo Antonio Casavola e dei suoi eredi, secondo la scheda è il segno di un processo di trasformazione delle masserie in residenze, avviato oltre un secolo prima di quelle dell'Ottocento. [101] Il 3 novembre 1726 don Pompeo Blasi donò al duca Francesco II la masseria Pompeo; la donazione, in segno di riconoscenza, impose di festeggiare solennemente Santa Maria d'Idria nella chiesa della masseria. [102] Nel 1727 Donato Antonio Angelini costruì la chiesa della masseria Sant'Elia, con la data sopra l'architrave della porta d'accesso. [103] Il 10 giugno 1750 il sacerdote Martino Antonio Marinosci dichiarò di voler erigere una cappella nella sua masseria di contrada Trito, a Locorotondo, dotandola con i frutti di una vigna per tre messe annuali estive. [104] Nel 1751 quattro fratelli Motolese fondarono un lascito di messe da celebrare nella chiesa della masseria Monte Tre Carlini. [105] Su alcune chiese compare poi la scritta «Qui non si gode asilo»: a Fanelli nel 1782, a Lanzo nel 1784; le schede la collegano a un concordato del 1741 sui luoghi di culto privati, ma le iscrizioni riportano solo la scritta. [106][107] Nel 1784 anche a Pilozzo fu costruita una chiesa di masseria «in pieno rococò locale». [108]

Pittori nelle chiese e nelle masserie

Per decorare chiese e cappelle lavorarono pittori locali e artisti venuti da fuori. Nel 1706 un sacerdote della Collegiata, Hieronymus De Iesu, firmò un Sant'Antonio da Padova nella masseria Palazzo: la data compare alla base del dipinto. [109] Il chierico bitontino Generoso Cavallo lavorò a Martina fra il 1708 e il 1726 nella chiesa dei Cappuccini e in quella di masseria Pompeo [110]; nel 1709 firmò e datò i dipinti della chiesetta di masseria Monaci, costruita venti anni prima. [111] La cappella di masseria Fascillo ha l'interno decorato a tempera con scene di santi datate 1709: la scheda la dice vicina «per affinità stilistiche» all'ampliamento 1708 di masseria Mangiato e al ciclo di Monaci, ma non attribuisce Fascillo a Cavallo. [112] Un modesto pittore trasferitosi da Gravina in cerca di lavoro sposò a Martina Maria Serra il 22 novembre 1729 e nel 1735 si aggregò alla confraternita dell'Immacolata. [113] A masseria Pizzo Mammarella un'iscrizione del 1739 indica committente, anno e pittore, Bonaventura Fighera, e sono le uniche opere note di questo artista gravinese; non è detto se sia lo stesso pittore di Gravina che sposò Maria Serra. [114] Il pittore Pietro Cataldo Mauro dipinse nel 1741 le due grandi tele con lo stemma dei Desiati nell'ex chiesa dei Cappuccini. [115] A lui, nato a Francavilla e naturalizzato martinese (1707-1793), è attribuito anche un dipinto di San Cataldo, datato 1756, nella chiesa di San Cataldo della Padula. [116]

Carella e il Palazzo Ducale

Del Palazzo Ducale le carte ricordano lavori e decorazioni a partire dal 1733. Una lapide di quell'anno, nel Palazzo, ricorda che l'abate Tommaso Caracciolo ordinò di costruire «questa casa» a proprie spese. [117] Nel 1773 Francesco III fece realizzare l'ala orientale. [118] Tre anni dopo, nel 1776, Domenico Carella eseguì i grandi affreschi della Galleria, dove una scena arcadica con musici e dame di corte mostra il presunto ritratto del duca Francesco III e della duchessa Stefanina Pignatelli. [11] Il nome di Carella ricorre più volte nelle opere del secolo. Una tela con il cieco Belisario, con la scritta «Carella imitavit» e la data 1750, è tra i suoi primi lavori noti. [119] Dello stesso 1776, firmata e datata, è la tela della Madonna del Rosario nella chiesa di San Domenico. [120] Nel 1785 firmò gli affreschi del cupolino della chiesa di San Martino, come si è visto [73], e nel 1791 realizzò quelli sulla parete destra della chiesa di Cristo alla grotta. [121] Una tela firmata «Dom.cus Carella … F. 1795» si trova a Putignano; secondo l'articolo che la presenta, Carella si sarebbe poi ritirato a Martina e vi sarebbe morto decorando il Palazzo Ducale. [122]

Il conte palatino Barnaba

Fra le famiglie in vista c'è quella dei Barnaba, e la storia del loro titolo non è chiara. Secondo una fonte, nel 1709 nella capitale dell'Impero il martinese Pietro Antonio Barnaba fu insignito del titolo di conte palatino, trasmissibile ai discendenti primogeniti maschi. [123] Il memorialista Scialpi parla invece di un titolo nobiliare (di marchese di Reinzano, dice la scheda) concesso il 10 dicembre 1716 con una cedola reale giunta a Martina, su supplica dell'alfiere Tommaso Barnaba, che chiedeva di infeudare i suoi territori. [124] Date e persone non coincidono, e non è chiaro se si tratti dello stesso titolo. Nel 1718 il conte palatino fece edificare un palazzo presso la chiesa di San Vito dei Greci, oggi detto Palazzo del Conte Barnaba. [125] L'opuscolo anonimo Brevi notizie di Martina, composto nel 1726, cita fra le personalità martinesi il signor don Tommaso Barnaba, alfiere della Compagnia del duca di Calabritto. [126] Pietro Antonio, nato il 3 ottobre 1664, morì a Napoli a ottantacinque anni il 22 dicembre 1749. [127] Dopo la sua morte ci fu una causa sull'eredità: il millesimo 1750 sotto lo stemma comitale della masseria Monte Tre Carlini lascia pensare, secondo l'autore, che un Francesco Barnaba se ne fosse impossessato subito, prima dell'esito del processo. [128] I giudici napoletani ritennero valido il testamento del conte e, nel 1754, gli eredi designati giunsero a un accordo sulla divisione dei beni. [129]

Libri, musica e uomini di sapere

Il Settecento martinese lasciò anche libri e nomi. Il 23 aprile 1702 un atto del notaio Cataldo Antonio Rattico, citato nella platea del Capitolo, parla di un luogo chiamato «La Valle d'Idria, o il Palumbaro». [130] Pietro Salvatore Scialpi, noto medico, fu sindaco nel 1725 e lasciò un manoscritto di Memorie. [131] Giuseppe Aprile, nato a Martina il 28 ottobre 1732 secondo Vacca, fu un noto cantore e compositore. Vacca ricorda che entrò da ragazzo nel Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli, una scuola di musica, e che fu maestro di Domenico Cimarosa, senza dire dove. [132] Martino Innico Caracciolo dei duchi di Martina, nunzio in Spagna e arcivescovo di Calcedonia, fu ascritto nel 1741 tra gli accademici d'Arcadia. [133] Nel 1742 il dottor Giovanni Antonio Desiati compilò la platea dei beni di famiglia. [134] L'8 ottobre 1759 il medico Francesco Paolo Motolese firmò la dedica delle sue composizioni poetiche, elogiando i Caracciolo duchi di Martina. [135] Francesco Saverio Casavola nacque a Martina intorno al 1770, e non ad Atina, secondo la fonte; finiti gli studi di diritto, aprì uno studio di avvocato a Napoli. [136] Martino Marinosci, medico, naturalista e botanico, nacque a Martina nel 1786; la sua Flora Salentina uscì postuma nel 1870. [137]

La Mappa del 1787 e l'editto sui demani

Nel 1787 il Governo del Regno di Napoli avviò un'indagine in tutti i comuni per conoscere alcuni dati essenziali dei territori; a Martina portò alla Mappa topografica, compilata nel giugno-luglio di quell'anno. [138] Secondo Giovanni Liuzzi, la Mappa fu imposta ai comuni per accertare l'estensione dei demani e liberalizzarli, in vista dell'editto del 1792. [139] La sera del 3 agosto 1787, per ordine del sindaco Francesco Antonio Ruggieri, fu spedito al Supremo Tribunale delle Finanze un plico con la mappa e la relazione, come certificò Giuseppe Cito. [140] Il 23 febbraio 1792 il Governo napoletano promulgò un editto per abrogare i diritti d'uso collettivo sulle terre demaniali e imporre un canone annuo a favore delle università. [141] Secondo gli appunti di Martino Marinosci, scritti a metà Ottocento, l'editto prescriveva la censuazione dei demani universali e l'affrancazione della servitù di pascolo. [142] Secondo un atto citato da Giovanni Liuzzi, che studia i beni dei Conventuali, in virtù dell'editto le loro terre demaniali furono recintate e sottratte al diritto di pascolo mediante transazione con l'Università [143]; lo stesso fecero i frati per il terreno ex demaniale di Notarianno, con una transazione conclusa il 29 gennaio 1800, impegnandosi a versare un tributo di 4 ducati e 80 grani ogni 15 agosto. [144] Le due notizie riguardano soltanto i Conventuali e non è detto che siano due casi distinti; per Michele Pizzigallo, invece, a Martina l'editto non fu ottemperato: il ceto dei civili ne approfittò per impadronirsi delle terre demaniali, recintandole senza pagare censi. [145]

Vivenzio e i demani nel 1798

Nel 1798 giunse in città il marchese Nicola Vivenzio, che riconobbe quasi tutto il territorio posseduto dai cittadini come demaniale aperto; con ordinanze del 14 luglio e del 4 agosto dispose di procedere all'affrancazione. [146] Secondo gli stessi appunti di Marinosci le ordinanze affrancavano la servitù di pascolo dei terreni appadronati e ne permettevano la chiusura, purché si lasciasse libera la quinta parte. [147] Un'altra scheda racconta che nel 1798 il re impose la cessione del quinto delle terre universali a favore dei poveri, ma i galantuomini non cedettero nulla; lo stesso rifiuto si ripeté nel 1801 su nuovo ordine del re, sollecitato da sollevazioni popolari; non è chiaro se questo quinto «ai poveri» coincida con quello lasciato libero nelle ordinanze di Vivenzio. [148] Il 26 settembre 1798 a Martina ci fu un tumulto popolare; secondo Liuzzi le operazioni di affrancazione non furono avviate a causa di quel tumulto e della successiva esperienza rivoluzionaria del 1799. [149] Sempre secondo Liuzzi, l'esemplare originale della Mappa conservato negli atti dell'Università fu probabilmente distrutto nell'incendio dell'Archivio Comunale, avvenuto durante quel tumulto. [150]

Una municipalità repubblicana

Nel gennaio 1799 (la proclamazione fu tra il 21 e il 23) a Napoli fu proclamata la Repubblica Napoletana, che durò pochi mesi. Secondo il registro dei «rei di Stato», compilato dal visitatore marchese della Valva, una parte della popolazione di Martina aderì alla Repubblica: si piantò l'albero, si «democratizzò» il paese e si formò una municipalità, con deputati e un segretario; Vacca indica tra i capi più autorevoli Giacinto Martucci, Vito Antonio Scatigna e Francesco Saverio Casavola. [151] L'11 febbraio Giovanni Antonio e Ambrogio Desiati (il primo è un omonimo di quel Giovanni Antonio sepolto nel 1752), che avevano sottoscritto l'adesione alla Repubblica, furono eletti componenti del governo locale. [152] Il 24 febbraio Angelo Martino Desiati, repubblicano, partecipò all'azione con cui fu sgominata una banda di briganti sorpresi a Masseria San Domenico, oggi in agro di Crispiano. [153] Il 14 marzo, secondo alcuni testimoni che lo dichiararono davanti a un notaio il 4 luglio 1799, Nicola Mignozza di Mottola portò a Martina tre proclami ricevuti da «Sua Altezza Boccheciampe» e fu arrestato dagli ufficiali della municipalità rivoluzionaria, chiuso nelle carceri pubbliche e sorvegliato dai soldati; si sapeva che si preparava il verbale per la sua fucilazione. [154] Chi fosse Boccheciampe non è detto: il suo nome compare solo come quello di chi mandava i proclami per i quali il messo fu arrestato. [154]

L'assedio e il sacco di marzo

Nello stesso periodo, in Calabria, il cardinale Fabrizio Ruffo organizzava l'esercito della Santa Fede per riportare sul trono Ferdinando IV di Borbone: è il quadro generale in cui si colloca anche Martina, ma le fonti qui raccolte parlano di altre truppe regie, non di Ruffo. Il 16 marzo 1799, verso mezzogiorno, circa millecinquecento armati comandati da De Cesare si concentrarono a Masseria Maggi e, dopo aver razziato le masserie vicine, il giorno dopo irruppero a Martina, descritta come fedele alla Repubblica. [155] Il 17 marzo Angelo Martino Desiati morì colpito da un'archibugiata mentre cercava di arginare l'irruzione. [156] Secondo Bello, il fratello Arcangelo ne vendicò la morte uccidendo l'agente del duca Michele Gorza, il quale avrebbe fatto entrare gli invasori da un ingresso secondario del Palazzo Ducale. [157] Quel giorno Martina subì il «sacco» da parte dell'esercito che ripristinava l'ordine regio: il notaio Donato Antonio Chiara, dice una testimonianza resa il 6 giugno 1799 da Michele e Francesco Casavola, aveva patito il sacco nella sua casa, devastata, e perso i depositi di denaro che custodiva. [158] Il giorno dopo, 18 marzo, ufficiali corsi al servizio dei Borbone ordinarono anche l'arresto di esponenti della breve stagione repubblicana. [159] Un'altra scheda ricorda, senza data precisa, le «drammatiche giornate del marzo 1799»: i martinesi costruirono un cannone di legno che esplose, e ne presero uno vero dalla torre di San Leonardo (oggi Torre di Pilone); la scheda parla di assedio e poi di sacco da parte di «orde sanfediste». [160] Un'altra fonte descrive la scena al contrario: Martina resiste a lungo all'avanzata repubblicana e, dopo un assedio cruento, subisce un saccheggio da orde capeggiate da avventurieri corsi. [161] I due racconti non coincidono: nel primo Martina si difende dagli assalitori sanfedisti, nel secondo resiste alla Repubblica. [160][161]

Dopo il sacco: obbedienza e sospetti

Dopo il sacco, le carte parlano di obbedienza e di sospetti. Secondo un rimando a un testo del Filomena (Avvenimenti sortiti in Martina), l'8 aprile 1799 l'albero della libertà fu ripiantato; il rimando è indiretto, non dice da chi, e stride sia con il sacco appena subito sia con la dichiarazione di obbedienza al re di pochi giorni dopo. [162] Saputo dell'arrivo a Taranto delle truppe di Ferdinando IV, il 20 aprile la popolazione, il Capitolo, il clero regolare e «ogni parte di ceto» si riunirono sul cimitero della chiesa matrice di San Martino e decisero di eleggere una deputazione che dichiarasse l'ubbidienza di Martina al sovrano, nonostante le miserevoli condizioni economiche dei cittadini. [163] Il 24 maggio alcuni martinesi, andati a Taranto a portare carbone e a prendere il sale, attestarono che era stato loro vietato l'accesso alla città perché ritenuti giacobini; lo stesso era accaduto in aprile ad altri. [164] Un articolo del 1984 attribuisce all'arciprete Francesco Semeraro (1750-1804) il merito di aver saputo interpretare e placare le presunte istanze giacobine dei martinesi: è un giudizio dell'articolo, senza fatti precisi. [165] Il 16 gennaio 1800 il canonico Giacomo Varrone, deponendo a Taranto nelle «cause di Stato» sulla permanenza a Martina dell'arcivescovo Capecelatro quando fu piantato l'albero della libertà, disse di non sapere se il prelato avesse predicato contro il sovrano e di aver solo sentito che avrebbe parlato al popolo di «Religione e coraggio»; secondo lui quelle parole si riferivano alla difesa dei cittadini contro i soldati che da Taranto e da Fasano correvano ad invadere Martina. [166] È la deposizione di un testimone in un processo di Stato, non un resoconto neutro. Un atto del 10 maggio 1800 ricorda che, nella Settimana Santa (il passo non indica di quale anno), l'esercito di Boccheciampe (lo stesso nome dei proclami di marzo, di cui non si sa altro) tornò da Martina e che un tenente dei Cacciatori mise in vendita a Taranto dodici animali provenienti dal saccheggio delle campagne martinesi. [158]

Uno sguardo d'insieme

Rileggendo il secolo, tornano tre fili. Il primo è la contesa su chi governa: da una parte il duca e i suoi partigiani, dall'altra l'Università con gli universalisti, in liti che arrivano fino ai tribunali e al re. [42][44][56] Il secondo è la terra: masserie che passano di mano, terre in mano ai frati, bestiame tassato e demani da accertare, dalla Mappa del 1787 all'editto del 1792. [24][15][29][138][141] Il terzo è la vita religiosa, che lascia date su altari, cappelle di masseria e chiese rifatte in forma rococò. [88][98][108][65] Il 1799, con una parte dei martinesi che aderisce alla Repubblica e con il sacco di marzo, chiude il secolo. [151][158]

  1. 1701 — Nel 1701 la causa di Noci contro il duca di Martina; nocesi devastano il bosco di Poltri. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Giovanni LIUZZI ANTICHI CONFINI DELLA MURGIA - Alberobello le radici di un toponimo, p. 11 del PDF · originale
  2. 1703 — Il Sacro Regio Consiglio invia una commissione per i confini fra Noci, Mottola e Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2002 n. 25: Italo PALASCIANO IL TERRITORIO NELLE IMPRESSIONI DEI FORESTIERI - Viaggiatori nella Murgia dei Trulli fra Cinquecento e Ottocento, p. 45 del PDF · originale
  3. 29 ottobre 1725 — Il 29 ottobre 1725 agguato mortale al caporale ducale Benedetto Fortuna a Traversa. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Giovanni LIUZZI ANTICHI CONFINI DELLA MURGIA - Alberobello le radici di un toponimo, p. 13 del PDF · originale
  4. 29 ottobre 1725 — 29 ottobre 1725: grave incidente a Traversa tra gli uomini del duca di Martina e quelli di Noci. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Giovanni LIUZZI ANTICHI CONFINI DELLA MURGIA - Alberobello le radici di un toponimo, p. 13 del PDF · originale
  5. 4 giugno 1726 — Decreto de Ferrante del 4 giugno 1726: due terzi di Poltri al duca di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1993 n. 16: Giovanni LIUZZI ANTICHI CONFINI DELLA MURGIA - Alberobello le radici di un toponimo, p. 13 del PDF · originale
  6. 30 dicembre 1739 — Istrumento del 1739 tra il duca di Martina, il conte di Conversano e le università di Noci e Mottola. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2000 n. 23: Pasquale GENTILE TRASFORMAZIONI STORICHE DEL TERRITORIO - Questione territoriale e questione demaniale a Noci dal XV secolo agli inizi del Novecento, p. 43 del PDF · originale
  7. 6 gennaio 1704 – 25 ottobre 1752 — Il ducato di Francesco II Caracciolo (6 gennaio 1704 - 25 ottobre 1752). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1991 n. 14: Lucrezia Maria TATEO RENDITE DEI DUCHI DI MARTINA - Natura e gestione dell'azienda dei Caracciolo alla vigilia dell'eversione della feudalità [territori di Martina Franca e di Mottola], PDF p. 97 · originale
  8. 1796 — Placido Caracciolo, ultimo signore feudale di Martina (1796-1806). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 129 del PDF · originale
  9. 15 gennaio 1753 — Petracone VI Caracciolo diventa decimo duca di Martina (15 gennaio 1753). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1991 n. 14: Lucrezia Maria TATEO RENDITE DEI DUCHI DI MARTINA - Natura e gestione dell'azienda dei Caracciolo alla vigilia dell'eversione della feudalità [territori di Martina Franca e di Mottola], PDF p. 97 · originale
  10. 1771 — Francesco III Caracciolo succede al padre come duca di Martina. Fonte: Giuseppe Grassi (1929), a cura di Angelo Sgura, Fondazione Terra d'Otranto, «Il Pittore Dominicus Carella» (2021-08-09) · originale
  11. 1776 — Domenico Carella esegue gli affreschi della Galleria del Palazzo Ducale di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1985 n. 8: Pasquale LENTINI MOTTOLA: CONOSCERE SAN BASILIO - Vicende storiche di un antico insediamento rurale trasformato nei secoli da una grande casata feudale [San Basilio - Mottola], p. 18 del PDF · originale
  12. aprile 1789 — Capecelatro e il conte de Salis visitano il duca di Martina a San Basilio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2002 n. 25: Italo PALASCIANO IL TERRITORIO NELLE IMPRESSIONI DEI FORESTIERI - Viaggiatori nella Murgia dei Trulli fra Cinquecento e Ottocento, p. 40 del PDF · originale
  13. 1790 — Primo riordino dell'archivio dei duchi, affidato a Giuseppe Petter. Fonte: Lucia Lopriore, Fondazione Terra d'Otranto, «Uno scrigno di preziose informazioni: l’Archivio Caracciolo – de’ Sangro di Martina Franca» (2010-10-05) · originale
  14. 22 agosto 1795 — Contratto alla Bagliva di Lecce per la masseria Tamburello tra l'erario ducale di Martina e un massaro. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 23 del PDF · originale
  15. febbraio 1717 — Febbraio 1717: il procuratore del duca si oppone alla Sommaria al pagamento dell'allistamento. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1990 n. 13, p. 38 del PDF · originale
  16. novembre 1722 — Il duca di Martina presenta un memoriale a Carlo VI contro i privilegi della Dogana (novembre 1722). Fonte: Italo Palasciano, Transumanza in Terra d'Otranto - Le proteste del duca di Martina contro i vincoli della Dogana, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 35 · originale
  17. 1724 — La Regia Camera della Sommaria dà ragione al duca di Martina sull'allistamento (1724). Fonte: Italo Palasciano, Transumanza in Terra d'Otranto - Le proteste del duca di Martina contro i vincoli della Dogana, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 13, 1990, PDF p. 40 · originale
  18. 1753 — Il Catasto onciario del 1753 documenta il patrimonio zootecnico di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2015 n. 38: Giovanni LIUZZI STORICHE ATTIVITÀ TESSILI TRADIZIONALI - La filatura e la tessitura a Martina fra città e campagna, PDF p. 151 · originale
  19. 1787 — La Mappa topografica del territorio di Martina del 1787 registra circa 32.000 capi di bestiame minuto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2015 n. 38: Giovanni LIUZZI STORICHE ATTIVITÀ TESSILI TRADIZIONALI - La filatura e la tessitura a Martina fra città e campagna, PDF p. 152 · originale
  20. 1 settembre 1795 – 31 ottobre 1796 — Conto delle entrate zootecniche del duca di Martina (1795-1796). Fonte: Italo Palasciano, Il patrimonio zootecnico dei duchi di Martina fra il '700 e l'800, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 4, 1981, PDF p. 54 · originale
  21. 21 gennaio 1704 — I coniugi Merlini vendono Masseria Le Piazze ai Carmelitani con patto di riscatto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 62 del PDF · originale
  22. 25 dicembre 1725 — Francesco Paolo Romanelli dona ai Carmelitani la sua masseria in Acquarulo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 154 del PDF · originale
  23. 18 febbraio 1769 — Il Convento del Carmine di Martina acquisisce la masseria Romanelli in Acquarulo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 154 del PDF · originale
  24. 6 dicembre 1715 — I Domenicani di Monopoli ottengono la licenza di concedere in enfiteusi le terre presso Malvisco. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 70 del PDF · originale
  25. 1759 — Nel 1759 i Conventuali acquistano parte della masseria Sant'Elia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 19 del PDF · originale
  26. 5 agosto 1759 — Domenicani di Martina acquistano la masseria Volza per 1.713 ducati. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 158 del PDF · originale
  27. 1753 — Nel 1753 la formazione del catasto onciario di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 21 del PDF · originale
  28. 1753 — Nel 1753 i terreni dei Conventuali di Martina assommano a 393 tomoli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 37 del PDF · originale
  29. 18 giugno 1708 — Vito Antonio Montanaro acquista la masseria già del Capitolo di Locorotondo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 15 del PDF · originale
  30. 29 giugno 1713 — Dichiarazione del 29 giugno 1713: il martinese Giuseppe Agrusta dimora da trentadue anni nell'Abbazia di Crispiano. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 111 del PDF · originale
  31. 1735 — Fondazione della masseria Posillipo presso Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1980 n. 3: Nicola MARTURANO MARTINA: UNA MASSERIA URBANIZZATA - Masseria Posillipo e Giambattista Lanucara [a Martina Franca], PDF p. 18 · originale
  32. 28 aprile 1751 — 28 aprile 1751: il barone Blasi di Martina vuole vendere la masseria Santo Polo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1998 n. 21: Maria Antonietta MORO EVOLUZIONE DEL PAESAGGIO AGRARIO - Masserie di terre nella Selva di Ostuni, p. 55 del PDF · originale
  33. 7 maggio 1762 — 7 maggio 1762: i Conventuali cedono la masseria Cacciagualano a Nicola Casavola. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 29 del PDF · originale
  34. 1766 — Nel 1766 l'Abbazia di Crispiano concede in enfiteusi Pretebasile al martinese Giovanni Baratto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22, p. 39 del PDF · originale
  35. 22 agosto 1795 — Contratto del 22 agosto 1795 tra la casa ducale di Martina e Francesco Fedele per la masseria Tamborrello. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 12, p. 23 del PDF · originale
  36. 1757 — Formazione del Catasto di Martina con evasioni dei galantuomini. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1980 n. 3, p. 4 del PDF · originale
  37. 1742 — L'Università di Martina nomina la commissione per il catasto onciario. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 101 del PDF · originale
  38. 1 giugno 1753 — Ultimato il catasto onciario di Martina dopo la resistenza dei civili. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 102 del PDF · originale
  39. 1753 — Dati del catasto onciario di Martina del 1753. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2006 n. 29: Giovanni LIUZZI ECONOMIA E TERRITORIO - Produzioni casearie tipiche delle antiche masserie di Martina, PDF p. 97 · originale
  40. 1753 — Catasto onciario di Martina del 1753: 2.317 fuochi e 9.247 anime. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15, p. 14 del PDF · originale
  41. 1738 — Il notaio Domenico Angelini sindaco di Martina nel 1738-39, alla vigilia dell'estromissione dei ducalisti. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 65 del PDF · originale
  42. 1740 — L'Università sottratta alle ingerenze del feudatario: amministrazione di universalisti sotto il commissario regio Carlo Gaeta. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 98 del PDF · originale
  43. 1740 – 1744 — Svolta politica antiducale della nuova università di Martina (1740-1744). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1996 n. 19: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - I PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Cerassano, PDF p. 50 · originale
  44. 1744 — 1744: Domenico Desiati senior tra i decurioni eletti e cassati dai ducalisti. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 113 del PDF · originale
  45. 20 marzo 1748 — Desiati entra nella commissione del catasto onciario al posto di Francesco Blasi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 98 del PDF · originale
  46. 20 marzo 1748 — Dopo il trasferimento a Taranto del barone di Statte, Giovanni Antonio Desiati guida di nuovo gli universalisti. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 98 del PDF · originale
  47. 1751 — Desiati difende a Lecce l'elezione a sindaco di Angelo Magli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 99 del PDF · originale
  48. 9 maggio 1752 — Sepoltura di Giovanni Antonio Desiati nella chiesa dei Cappuccini. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 99 del PDF · originale
  49. settembre 1756 — Il notaio Angelini lascia la carica di sindaco ad interim (settembre 1756). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, PDF p. 65 · originale
  50. settembre 1756 — Il sindaco ad interim Domenico Angelini costretto a dimettersi per lotte fra gli universalisti. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, p. 65 del PDF · originale
  51. 1758 — Domenico Desiati senior sindaco nel 1758-59: delibera l'abbattimento e la ricostruzione del Palazzo dell'Università. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 113 del PDF · originale
  52. circa 1763 — Intorno al 1763 rivalità interna ai Desiati e rottura tra gli universalisti. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 114 del PDF · originale
  53. 1766 — Elezione a sindaco di Giuseppe Ruggieri nella tornata 1766-67. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 115 del PDF · originale
  54. 15 gennaio 1731 — Regio assenso del 15 gennaio 1731 per i capitoli matrimoniali Desiati-Volpe. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 95 del PDF · originale
  55. 29 marzo 1731 — Firma a Martina dei capitoli matrimoniali Desiati-Volpe. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 97 del PDF · originale
  56. 1747 — Il duca Francesco Caracciolo denuncia al Re i naturali di Martina Franca. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1965 (1965), p. 100 del PDF · originale
  57. 7 marzo 1756 — 7 marzo 1756: scrittura per i creditori del defunto duca Francesco e del duca Petracone Caracciolo. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Brundisii Res 1981 (1981), p. 99 del PDF · originale
  58. febbraio 1765 — Febbraio 1765: lodo della Regia Giunta nella causa del duca di Martina. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Brundisii Res 1981 (1981), p. 99 del PDF · originale
  59. 1768 – 1769 — Nell'anno amministrativo 1768-69 l'Università di Martina ha ragione sulle pretese del duca di Ceglie. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2010 n. 33: Cosimo Francesco PALMISANO IL TERRITORIO NEL SEICENTO - VI PARTE - Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603: i bonatenenti di Martina [VI parte], PDF p. 31 · originale
  60. 1712 — Nel 1712 il territorio di Martina resta esente dall'epidemia del bestiame vaccino. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1997 n. 20: REDAZIONALE ANNO MARTINIANO - Stupendi miracoli di san Martino a beneficio dei massari di Martina, PDF p. 237 · originale
  61. 16 aprile 1729 — Morte del primicerio Vito Antonio Domenico Volpe; il testamento è scritto dall'arciprete Chirulli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 91 del PDF · originale
  62. 4 agosto 1740 — Tumulto a Martina per il mancato arresto dell'arciprete Isidoro Chirulli (Questione dell'Indulto). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 112 del PDF · originale
  63. 1749 — Isidoro Chirulli pubblica la Istoria cronologica della Franca Martina (1749-1752). Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1969 (1969), p. 147 del PDF · originale
  64. 1752 — Stampa del secondo tomo dell'Istoria cronologica della Franca Martina di Isidoro Chirulli. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 99 del PDF · originale
  65. 1743 — Terremoto e decisione di ricostruire San Martino. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
  66. 1747 — Nel 1747 si raccoglie grano nelle masserie per la fabbrica della nuova chiesa di San Martino. Fonte: Redazione Umanesimo della Pietra, Stupendi miracoli di san Martino a beneficio dei massari di Martina, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 20, 1997, PDF p. 238 · originale
  67. 5 maggio 1747 — Prima pietra della nuova chiesa rococò di San Martino. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
  68. 5 novembre 1764 — Traslazione delle reliquie di Santa Comasia. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
  69. 1718 — Piogge di sette giorni nel 1718 e culto di S. Comasia per invocare la pioggia. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Japigia 1934 (1934), p. 167 del PDF · originale
  70. 1768 — Mozzato il campanile di San Martino. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
  71. 22 ottobre 1775 — Consacrazione della Chiesa di San Martino. Fonte: Comune di Martina Franca, «Basilica di San Martino» · originale
  72. 22 ottobre 1775 — Consacrazione del tempio di San Martino da parte del vescovo di Venafro Francesco Saverio Stabile, 1775. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 30 del PDF
  73. 1785 — Carella affresca i quattro Evangelisti nella chiesa di San Martino. Fonte: Giuseppe Grassi (1929), a cura di Angelo Sgura, Fondazione Terra d'Otranto, «Il Pittore Dominicus Carella» (2021-08-09) · originale
  74. 1786 — Ricostruzione della cappella del Santissimo Sacramento nel 1786. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 34 del PDF
  75. 1713 — Nasce l’Arciconfraternita del Carmine. Fonte: Comune di Martina Franca, «Chiesa dell'Annunziata sede dell'Arciconfraternita del Carmine» · originale
  76. 1720 — Nel 1720 Leonardo Antonio Olivieri dipinge la tela per l'oratorio dell'Arciconfraternita del Carmine. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: REDAZIONALE UdP INIZIATIVE - Iconografia carmelitana a Martina Franca, PDF p. 222 · originale
  77. 1727 — I Carmelitani abbattono la chiesa di Santa Maria della Misericordia per costruire la nuova chiesa conventuale. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, PDF p. 9 · originale
  78. 1727 — I Carmelitani abbattono la chiesa di Santa Maria della Misericordia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2011 n. 34: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VII PARTE - Il Santacroce e il distretto di Martina compassato nell'antica Selva di Monopoli, p. 9 del PDF · originale
  79. 1730 — Costruzione della nuova Chiesa del Carmine (1730). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, PDF p. 51 · originale
  80. 1761 — Arciconfraternita della Madonna del Carmelo sotto la reale protezione, 1761. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 51 del PDF
  81. 27 giugno 1761 — Regio Assenso allo statuto dell’Arciconfraternita. Fonte: Comune di Martina Franca, «Chiesa dell'Annunziata sede dell'Arciconfraternita del Carmine» · originale
  82. 1770 — Nel 1770 Ettore Blasi si salva da un cinghiale invocando la Madonna del Carmine. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1994 n. 17: Domenico BLASI SUPERSTIZIONI E LEGGENDE IN VALLE D'ITRIA - Masciari e monacelli nel folklore di Martina Franca, p. 43 del PDF · originale
  83. 1706 — Nel 1706 è fondata la Confraternita di Sant'Antonio da Padova. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 18 del PDF · originale
  84. 1707 — Lapide del 1707 per la nobildonna Marsilia Fullona. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 56 del PDF
  85. 23 agosto 1725 — 23 agosto 1725: morte di Marsilia Fullone, benefattrice dei Conventuali. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 32 del PDF · originale
  86. 1724 — Altare di San Giuseppe nella nuova chiesa di San Francesco, voluto dal conte Barnaba. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 148 del PDF · originale
  87. 31 gennaio 1725 — Altare privilegiato in San Francesco per Breve di Benedetto XIII, 1725. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 60 del PDF
  88. 1708 — Altare di San Michele Arcangelo nella Chiesa dei Paolotti (1708). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, PDF p. 29 · originale
  89. circa 1745 — Costruzione della chiesa di San Domenico (1745-1750). Fonte: Comune di Martina Franca, «Parrocchia San Domenico» · originale
  90. 1712 — Istituita la Conservatoria della Misericordia, voluta dalla duchessa Aurelia Imperiali. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1979 n. 2: Giuseppe CAROLI DIBATTITO - Masserie: un problema di recupero alla scala territoriale, p. 7 del PDF · originale
  91. 1773 — Assenso regio al Conservatorio di Santa Maria della Misericordia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1979 n. 2: Bianca D'AMORE DOCUMENTO - ECONOMIA SOCIALE - Il Conservatorio di Santa Maria della Misericordia [a Martina Franca], PDF p. 47 · originale
  92. 9 giugno 1740 — Morte di suor Aurelia Cecilia Caracciolo a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1979 n. 2: Bianca D'AMORE DOCUMENTO - ECONOMIA SOCIALE - Il Conservatorio di Santa Maria della Misericordia [a Martina Franca], PDF p. 48 · originale
  93. 1740 — Francesco Paolo Motolese nominato priore dell'Ospedale di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, PDF p. 141 · originale
  94. 1753 — Nel 1753 la Confraternita della Natività e Dolori acquista vignali alle Morelle. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, p. 45 del PDF · originale
  95. 30 gennaio 1760 — Regio assenso alla confraternita dell'Immacolata degli Artigiani. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1936 (1936), p. 16 del PDF · originale
  96. 13 giugno 1778 — Precedenza nelle processioni all'Immacolata degli Artigiani. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1936 (1936), p. 16 del PDF · originale
  97. 25 aprile 1780 — Morte di Pietro Simeone, benefattore, 25 aprile 1780. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 82 del PDF
  98. 1701 — Nel 1701 Nunzio La Domita fonda la cappella di masseria Nunzio. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1996 n. 19: Onofrio CAPURSO EMERGENZE DEL TERRITORIO - Lettura storico-architettonica della Masseria Nunzio di Martina, PDF p. 58 · originale
  99. 1708 — Nel 1708 Vito Antonio Blasi fa ampliare la cappella di masseria Mangiato. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1996 n. 19: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - I PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina in località Cerassano, PDF p. 49 · originale
  100. 1708 — Masseria Mangiato: Vito Antonio Blasi costruisce la nuova chiesa addossata a quella del 1559. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 10 del PDF
  101. 1720 — Masseria Lella: lapide di riporto per Leonardo Antonio Casavola. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 105 del PDF
  102. 3 novembre 1726 — Don Pompeo Blasi dona la masseria al duca Francesco II Caracciolo. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 178 del PDF
  103. 1727 — Costruzione della chiesa di Masseria Sant'Elia. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1999 n. 22: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - IV PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Grasso a Santo Elia, PDF p. 96 · originale
  104. 10 giugno 1750 — Atto del notaio Serra: don Marinosci dota una cappella di San Martino in contrada Trito. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 15 del PDF
  105. 1751 — I quattro fratelli Motolese fondano un legato di messe sulla masseria di Monte Tre Carlini. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 139 del PDF · originale
  106. 1782 — Masseria Fanelli: costruzione della chiesa con cartiglio 'Qui non si gode asilo'. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 73 del PDF
  107. 1784 — Masseria Lanzo: portalino rococò con la scritta 'Qui non si gode asilo' del 1784. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 99 del PDF
  108. 1784 — Masseria Pilozzo: cartiglio con il millesimo 1784 e Qui non si gode asilo. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 167 del PDF
  109. 1706 — Masseria Palazzo: dipinto firmato da Hieronymus De Iesu nel 1706. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 157 del PDF
  110. 1708 — Generoso Cavallo lavora a Martina fra il 1708 e il 1726. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 144 del PDF · originale
  111. 1709 — Dipinti della chiesa di Masseria Monaci di Generoso Cavallo da Bitonto. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 144 del PDF · originale
  112. 1709 — Tempere del 1709 nella cappella di masseria Fascillo e opere coeve di Generoso Cavallo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1994 n. 17: Domenico BLASI SUPERSTIZIONI E LEGGENDE IN VALLE D'ITRIA - Masciari e monacelli nel folklore di Martina Franca, p. 42 del PDF · originale
  113. 22 novembre 1729 — Un pittore di Gravina si stabilisce a Martina Franca e sposa Maria Serra. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1936 (1936), p. 8 del PDF · originale
  114. 1739 — Masseria Pizzo Mammarella: ciclo di Bonaventura Fighera per il canonico Giuseppe Maria Caroli. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 175 del PDF
  115. 1741 — Due grandi tele a olio con lo stemma dei Desiati dipinte nel 1741. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 82 del PDF · originale
  116. 1756 — Dipinto di San Cataldo, del 1756, attribuito a Pietro Cataldo Mauro. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2012 n. 35: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VIII PARTE - Il Santacroce e il territorio di Martina lungo il confine meridionale di Locorotondo, PDF p. 27 · originale
  117. 1733 — Iscrizione del 1733 sull'edificio fatto costruire dall'abate Tommaso Caracciolo. Fonte: Ad quaerendas urbis inscriptiones, p. 13 del PDF
  118. 1773 — Ala orientale del Palazzo Ducale. Fonte: Comune di Martina Franca, «Palazzo del Municipio - Palazzo Ducale» · originale
  119. 1750 — Prime opere di Carella: la tela del Belisario. Fonte: Giuseppe Grassi (1929), a cura di Angelo Sgura, Fondazione Terra d'Otranto, «Il Pittore Dominicus Carella» (2021-08-09) · originale
  120. 1776 — Pala del Rosario di Carella in San Domenico. Fonte: Giuseppe Grassi (1929), a cura di Angelo Sgura, Fondazione Terra d'Otranto, «Il Pittore Dominicus Carella» (2021-08-09) · originale
  121. 1791 — Affreschi di Carella in Cristo alla grotta. Fonte: Dora Liuzzi, Fondazione Terra d'Otranto, «“Cristo alla grotta” a Martina Franca» (2011-04-23) · originale
  122. 1795 — Tela firmata da Carella nel 1795 (Putignano). Fonte: Mimmo Mongelli, Fondazione Terra d'Otranto, «Una tela di Domenico Antonio Carella nella chiesa del Purgatorio a Putignano» (2022-11-11) · originale
  123. 1709 — Pietro Antonio Barnaba insignito a Vienna del titolo di conte palatino. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 148 del PDF · originale
  124. 10 dicembre 1716 — Concessione del titolo di marchese di Reinzano a Tommaso Barnaba. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 147 del PDF · originale
  125. 1718 — Il conte Pietro Antonio Barnaba fa edificare un palazzo presso San Vito dei Greci. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 148 del PDF · originale
  126. 1726 — Composizione dell'opuscolo anonimo "Brevi notizie di Martina". Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 147 del PDF · originale
  127. 22 dicembre 1749 — Morte a Napoli del conte palatino Pietro Antonio Barnaba. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 147 del PDF · originale
  128. 1750 — Francesco Barnaba incide il millesimo 1750 sul portale di Masseria Monte Tre Carlini. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 149 del PDF · originale
  129. 1754 — Transazione fra gli eredi del conte Pietro Antonio Barnaba. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2007 n. 30: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO -V PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da Lo Monte de Tre Carlini a Reinzano, p. 149 del PDF · originale
  130. 23 aprile 1702 — 23 aprile 1702: primo uso noto del toponimo 'Valle d'Idria' in un atto notarile. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1992 n. 15: Giovanni LIUZZI UNA GRANCIA DI SAN NICOLA DI CASOLE - Basiliani e Cappuccini a Santa Maria d'Itria di Martina, p. 40 del PDF · originale
  131. 1725 — Il medico Salvatore Scialpi sindaco di Martina Franca. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1936 (1936), p. 5 del PDF · originale
  132. 28 ottobre 1732 — Nasce a Martina Giuseppe Aprile, cantore e compositore. Fonte: Vacca, Nicola, I rei di Stato salentini del 1799, PDF p. 177
  133. 1741 — Martino Innico Caracciolo ascritto all'Arcadia. Fonte: F. P. Motolese, Varie composizioni poetiche, 1759, p. 17 del PDF
  134. 1742 — Giovanni Antonio Desiati compila la sua Platea dei beni. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 86 del PDF · originale
  135. 8 ottobre 1759 — Dedica da Martina della raccolta di Francesco Paolo Motolese alla contessa di Buccino. Fonte: F. P. Motolese, Varie composizioni poetiche, 1759, p. 10 del PDF
  136. circa 1770 — Intorno al 1770 nasce a Martina Franca Francesco Saverio Casavola, poi avvocato a Napoli. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Archivio Storico Pugliese 1975 (1975), p. 239 del PDF · originale
  137. 1786 — Nasce a Martina Franca il medico e botanico Martino Marinosci. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1989 n. 4, p. 18 del PDF · originale
  138. 1787 — Il Governo borbonico avvia l'indagine statistica sui territori comunali (1787). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 7 · originale
  139. 1787 — Il governo borbonico impone ai comuni la redazione della Mappa del 1787. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 20 del PDF · originale
  140. 3 agosto 1787 — Spedito il plico con la Mappa del territorio di Martina al Tribunale delle Finanze. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 63 del PDF · originale
  141. 23 febbraio 1792 — Editto napoletano sugli usi collettivi delle terre demaniali (23 febbraio 1792). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 20 · originale
  142. 1792 — Real editto sulla censuazione dei demani universali. Fonte: Martino Marinosci, La questione dei demani nella Martina di metà Ottocento, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 12, 1989, PDF p. 69 · originale
  143. 1792 — Regio editto del 1792: paretazione delle terre demaniali e transazione con l'Università di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 32 del PDF · originale
  144. 29 gennaio 1800 — Il 29 gennaio 1800 transazione fra i Conventuali e l'Università di Martina sul diritto civico di pascolo. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1995 n. 18: Giovanni LIUZZI ENTI ECCLESIASTICI E TERRITORIO - I beni temporali dei Conventuali di Martina, p. 33 del PDF · originale
  145. 1792 — Secondo Pizzigallo la legge agraria del 1792 non fu applicata a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 20 del PDF · originale
  146. 1798 — Il marchese Vivenzio a Martina ordina l'affrancazione dei demani. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 20 del PDF · originale
  147. 14 luglio 1798 – 4 agosto 1798 — Ordinanze Vivenzio sull'affrancazione dei terreni appadronati. Fonte: Martino Marinosci, La questione dei demani nella Martina di metà Ottocento, in «Riflessioni – Umanesimo della Pietra», n. 12, 1989, PDF p. 69 · originale
  148. 1798 — 1798: il re impone la cessione del quinto delle terre universali ai poveri. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1980 n. 3, p. 4 del PDF · originale
  149. 26 settembre 1798 — Tumulto popolare del 26 settembre 1798 a Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, p. 21 del PDF · originale
  150. 26 settembre 1798 — Tumulto del 26 settembre 1798 e incendio dell'Archivio Comunale. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2008 n. 31: Giovanni LIUZZI ATTUALITÀ DELL'IRRISOLTO PROBLEMA DEGLI USI CIVICI - La Mappa topografica di Martina del 1787 e la secolare questione dei demani, PDF p. 5 · originale
  151. 1799 — A Martina si pianta l'albero della libertà e si forma la municipalità repubblicana. Fonte: Vacca, Nicola, I rei di Stato salentini del 1799, PDF pp. 20, 41, 174
  152. 11 febbraio 1799 — Giovanni Antonio e Ambrogio Desiati eletti nel governo locale repubblicano di Martina. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 116 del PDF · originale
  153. 24 febbraio 1799 — Sgominata una banda di briganti a Masseria San Domenico. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 115 del PDF · originale
  154. 14 marzo 1799 — Un messo con proclami è arrestato dalla municipalità repubblicana di Martina. Fonte: «Siam liberi in fine…», documenti dell'Archivio di Stato di Taranto sul 1799, 1999, n. 51: ASTa, notaio Chirulli Bonaventura, Martina, 1799, scheda 309, cc. 56v-58r, doc. 51, PDF p. 81
  155. 16 marzo 1799 — Truppe regie si concentrano a Masseria Maggi prima del saccheggio di Martina. Fonte: Chiese delle masserie di Martina Franca, a cura del CRSEC TA/51 (Regione Puglia, Assessorato alla Pubblica Istruzione), 2004: ideazione del progetto Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente; direzione editoriale Teresa Lippolis, testi e ricerca fotografica Michela Lenoci, ricerca bibliografica Valentina Raguso; prefazione e consulenza storico-artistica di Domenico Blasi, p. 122 del PDF
  156. 17 marzo 1799 — 17 marzo 1799: irruzione dei legittimisti a Martina; muore Angelo Martino Desiati. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 115 del PDF · originale
  157. 17 marzo 1799 — Sacco di Martina: irruzione dei legittimisti, morte di Angelo Martino Desiati; il fratello Arcangelo uccide l'agente ducale Michele Gorza. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Angelo Carmelo BELLO ORIGINI DI UN NUOVO CENTRO ABITATO - Masserie storiche dei Desiati di Martina nel territorio comunale di Crispiano, p. 115 del PDF · originale
  158. 17 marzo 1799 — Il sacco di Martina. Fonte: «Siam liberi in fine…», documenti dell'Archivio di Stato di Taranto sul 1799, 1999, nn. 53 e 54: ASTa, notaio Chirulli Bonaventura, Martina, 1799, scheda 309, cc. 42r-45r; ASTa, notaio de Quarto Pasquale, Taranto, 1800, scheda 324, cc. 129r-132r, doc. 53, PDF p. 82; doc. 54, PDF p. 84
  159. 17 marzo 1799 — Il sacco di Martina ad opera delle milizie realiste (17 marzo 1799). Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 2009 n. 32: Giovanni LIUZZI IL TERRITORIO NEL CINQUECENTO - VI PARTE - Il Santacroce e le masserie di Martina da La Grava delle Piazze a Micele, PDF p. 57 · originale
  160. marzo 1799 — Assedio e sacco di Martina da parte delle orde sanfediste. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1981 n. 4, p. 5 del PDF · originale
  161. marzo 1799 — Assedio e saccheggio di Martina Franca, unica città a resistere alla repubblica. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Rinascenza Salentina 1933 (1933), p. 1 del PDF · originale
  162. 8 aprile 1799 — A Martina Franca viene ripiantato l'albero della liberta. Fonte: Emeroteca della Provincia di Brindisi – Studi Salentini 1988 (1988), p. 7 del PDF · originale
  163. 20 aprile 1799 — I martinesi dichiarano ubbidienza al re. Fonte: «Siam liberi in fine…», documenti dell'Archivio di Stato di Taranto sul 1799, 1999, n. 64: ASTa, notaio Santoro Eustacchio, Martina, 1799, scheda 264, cc. 65v-66v, doc. 64, PDF p. 88
  164. 24 maggio 1799 — A Taranto i martinesi sono respinti perché accusati di giacobinismo. Fonte: «Siam liberi in fine…», documenti dell'Archivio di Stato di Taranto sul 1799, 1999, n. 76: ASTa, notaio Greco Gaetano Dionisio, Martina, 1799, scheda 303, cc. 34v-36r, doc. 76, PDF p. 96
  165. 1799 — L'arciprete Francesco Semeraro placa le presunte istanze giacobine dei martinesi. Fonte: Riflessioni – Umanesimo della Pietra 1984 n. 7, p. 8 del PDF · originale
  166. 16 gennaio 1800 — L'arcivescovo Capecelatro a Martina al tempo della Repubblica. Fonte: «Siam liberi in fine…», documenti dell'Archivio di Stato di Taranto sul 1799, 1999, n. 108: ASTa, notaio Ancona Angelo Michele, Martina, 1800, scheda 295, cc. 24v-26r, doc. 108, PDF p. 129
Ringraziamenti e fonti principali

Questo lavoro esiste grazie a chi ha studiato e custodito la storia di Martina Franca. Ogni evento riporta l'autore e l'opera da cui è tratto, con il rimando al testo originale: le citazioni sono brevi, a scopo di studio e di segnalazione, e chi vuole approfondire deve leggere le opere intere.

  • «Riflessioni – Umanesimo della Pietra» (1978–2015) e il suo Centro culturale: tutti gli autori degli articoli sono citati accanto agli eventi.
  • «Chiese delle masserie di Martina Franca» (CRSEC TA/51, Regione Puglia, 2004): Comasia Aquaro, Angela Di Lorenzo, Cinzia Greco, Michela Lenoci, Teresa Lippolis, Anna Maria Liuzzi, Valentina Raguso, Antonia Serio, Maria Tagliente, con la prefazione e la consulenza storico-artistica di Domenico Blasi.
  • Archivi di Stato di Lecce, Taranto, Bari e Brindisi, che pubblicano online i loro inventari.
  • Fondazione Terra d'Otranto (articoli di Lucia Lopriore, Dora Liuzzi, Giuseppe Grassi con la cura di Angelo Sgura e altri), Festival della Valle d'Itria (archivio delle edizioni), Comune di Martina Franca (pagine di storia e schede dei luoghi, licenza CC-BY 4.0) ed Ecomuseo di Valle d'Itria.
  • Emeroteca della Provincia di Brindisi, che rende consultabili riviste e quotidiani.
  • «Giorno per Giorno», periodico di Martina Franca, e gli studiosi e le riviste citati nelle note (Studi Salentini, Archivio Storico Pugliese, Japigia, Brundisii Res e altre).

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